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Luana Ilardo, figlia del confidente dei carabinieri Luigi Ilardo, è stata intervistata ieri alle 18  da Giovanni Follesa durante l’evento “A su scurigadroxu in bixinau - Aspettando il Festival dell’Altrove” promosso dal comune di Guasila e dedicato allo scrittore e antropologo Giulio Angioni tenutosi nel giardino di fronte al Municipio.
Luana ha raccontato la vicenda - contenuta nel libro ‘Omicidio di Stato’ (edizioni Chiarelettere) scritto da Anna Vinci - di suo padre, ucciso a Catania il 10 maggio del 1996.
Come confidente del colonnello Michele Riccio, prima alla Dia e poi al Ros, Luigi Ilardo aveva contribuito agli arresti di svariati boss e, come dimostrano le sentenze, aveva anche indicato il covo in cui si nascondeva al tempo Bernardo Provenzano.  Anche per questo motivo, Ilardo, era un personaggio scomodo ed andava eliminato.
Il suo omicidio non era stato dettato solo dal mero proposito di vendetta di Cosa Nostra, ma è stato lo scopo di una strategia, in cui al suo interno si sono mossi anche elementi infedeli delle istituzioni.
Un omicidio di Stato quindi, definito dalla stessa Luana come “un esatto cortocircuito che avviene tra le istituzioni e chi deve essere tutelato da esse e che per un motivo ‘X’ sfocia nella peggiore delle risoluzioni”.
Per la figlia di Ilardo, la sua storia “rappresenta il più vero degli esempi di come si possa cambiare vita e di come si possa dirigersi verso cammini di legalità, a prescindere da quello che è stato il punto di partenza. Spero che il racconto della vita di mio padre e a seguire della mia  vita e dei miei fratelli possa essere monito per chiunque legga”. Questo racconto è rivolto soprattutto alle nuove generazioni, le quali possono imparare dalle testimonianze come quella di Luana e arrivare a sconfiggere quel cancro che è la mafia, definita da lei come “una bestia che ha mutato sembianze, ha smesso di impressionare l’opinione pubblica con bombe e omicidi ma si è insinuata come il più viscido dei serpenti tra le trame dell’economia sociale, della cultura e spesso delle istituzioni deviate della politica corrotta”.
Sicuramente - ha continuato - mi auguro che prima o poi vengano scardinati definitivamente quei punti di congiunzione che hanno causato tanti ‘corti circuiti’ in questo martoriato Paese e che venga fatta luce su tutti gli eventi bui che hanno inflitto infinito dolore a centinaia di famiglie, come è accaduto anche a me”.


ilardo luigi figlie da ilfatto


Il padre, Luigi, è stato strappato a Luana e alla sua famiglia con un brutale omicidio sotto la casa di Catania, in Via Quintino Sella, ed è stato proprio in quel momento che è iniziata la battaglia per far conoscere la sua storia e per chiedere giustizia. “La mia battaglia è iniziata lo stesso giorno della morte di  mio padre - ha detto la figlia - forse inconsciamente anche prima, quando purtroppo lo vedevo sofferente durante la sua carcerazione. Poi la vita, nella sua imprevedibile perfezione, e le sentenze da un punto di vista storico processuale, hanno fatto si che la maturità coincidesse con esse facendomi esplodere come una pentola a pressione che non riusciva più a contenere la massima temperatura”.
Una cosa è certa, quando Gino Ilardo fu ucciso il 10 maggio 1996 lo Stato perse una delle voci più dirompenti, dopo Buscetta, all'interno di Cosa nostra. Una figura che avrebbe davvero potuto scardinare un intero sistema di potere.
Per il delitto lo scorso novembre la Corte di Cassazione ha condannato all'ergastolo il boss Giuseppe Madonia, il boss catanese Vincenzo Santapaola (figlio di Salvatore, ndr), in qualità di mandanti, Maurizio Zuccaro come organizzatore, ed a Orazio Benedetto Cocimano, come esecutore materiale. L'accusa, per l'appunto, era quella di concorso in omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e dalla finalità di agevolare Cosa Nostra. A marzo scorso sono state depositate le motivazioni della sentenza con i motivi per cui sono stati respinti i ricorsi presentati dagli imputati.
E nelle pieghe della sentenza vengono ripercorsi alcuni fatti, tra cui l'esistenza di un depistaggio "interno" a Cosa nostra per non rendere evidenti i reali motivi dietro ai quali si rendeva necessaria l'eliminazione di quello che al tempo era vice capo mandamento a Caltanissetta, nonché cugino di Giuseppe “Piddu” Madonia.
Le trame che orbitano intorno all’omicidio di Luigi Ilardo suscitano ancora molte domande che non hanno ancora trovato  risposta nonostante il verdetto della Suprema Corte.
Ma Luana, come ha raccontato, non è sola in questa battaglia. “Oggi, come nel più recondito dei sogni, ho tantissime persone che mi stanno accanto: la mia famiglia, che amo profondamente, moltissimi esponenti della società civile che esprimono continuamente vicinanza e solidarietà. Il buon Dio, a discapito della mia ‘precedente’ vita fatta di infinita solitudine,  ha messo sul mio cammino tutte le persone di cui avevo bisogno affinché la mia  lotta avesse le giuste armi. Anna Vinci è stata una di queste, sicuramente la più dolce delle presenze, perché è stata un po’ la cura della mia anima e mi ha permesso di realizzare un sogno che già nell’adolescenza maturavo. Grazie a lei ho potuto raccontare la storia mia e del mio papà, il mio atto d’amore per lui, il tributo e la restituzione del suo sviscerato amore per me e per i miei fratelli, e per questo le sarò grata in eterno”.

Foto originale © Paolo Bassani

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