Oggi l’udienza in commissione Giustizia del Senato: “La dissociazione è una forma di preservazione delle componenti più sofisticate del ciclo criminoso”

"La mancanza di tipizzazione delle ragioni della collaborazione, si risolve semplicemente imponendo al detenuto collaborante di indicare espressamente le ragioni della collaborazione". A sottolinearlo è il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, ascoltato dalla commissione Giustizia del Senato sul decreto del governo che interviene, tra l'altro, sul tema dell'ergastolo ostativo, sulla concessione di benefici penitenziari ai detenuti per reati gravi di mafia e terrorismo che non collaborino con la giustizia. Una posizione, quella del capo della Dna, in linea con quella dell’emendamento dal senatore Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo, al decreto legge del governo approvato alla Camera lo scorso 30 ottobre.
"Le organizzazioni mafiose hanno una straordinaria capacità di adattamento, di piegare le strategie processuali a scelte in grado di deformare il significato di istituti e concetti come quello di dissociazione", ha spiegato oggi Melillo. "La dissociazione è oggi una delle forme per la preservazione delle componenti più sofisticate e raffinate del ciclo criminoso - ha osservato il procuratore - serve a ridurre il danno per le componenti più primitive del ciclo criminoso, quelle che hanno commesso reati di sangue, e stendere un velo impenetrabile sulle componenti più sofisticate del circuito criminoso". Melillo si è poi soffermato sulla necessità che "la Procura nazionale antimafia abbia accesso ai sistemi informatici del ministero della Giustizia. Incrociare i dati sui colloqui, le rimesse in denaro dei detenuti dell'alta sicurezza è essenziale per esprimere pareri qualificati".

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