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Il consigliere togato all’Adnkronos: "Alcune norme sono inidonee a limitare lo strapotere delle correnti"

"La riforma costituisce un'ulteriore dimostrazione di una pericolosa voglia di rivalsa nei confronti della magistratura. Il segnale di un vero e proprio regolamento di conti". Sono state queste le parole del consigliere togato Nino Di Matteo in merito alla riforma del Csm inserita nel pacchetto dei provvedimenti promossi dal Ministro della Giustizia Marta Cartabia.
Intervistato per l'Adnkronos dalla giornalista Elvira Terranova il magistrato non ha usato mezzi termini: la riforma è "un passo indietro che allontanerebbe la magistratura dal ruolo e dalle funzioni che la Costituzione volle attribuirle nell'interesse dei cittadini e della democrazia".
Infatti nell'accordo raggiunto dalla maggioranza è prevista la separazione delle funzioni (de facto) e un 'nuovo' assetto per la legge elettorale: la quadra è stata trovata sul sorteggio delle Corti d’appello per andare a formare i collegi elettorali, attraverso un sistema che resta maggioritario binominale con un correttivo proporzionale, in pratica come era stato concordato nel Consiglio dei ministri che aveva approvato gli emendamenti del governo alla riforma del Csm.
Sulla separazione delle funzioni, invece, sarà consentito un solo passaggio da giudice a pm e viceversa entro i 10 anni, ma il limite non varrà se le funzioni sono esercitate nel settore civile. L’accordo prevede che i 10 anni in questione decorrono dall’assegnazione della prima sede.
Tuttavia sono le proposte del centro - destra che allarmano i giudici: il 'fascicolo - pagella' per ogni toga e la responsabilità civile diretta per i magistrati.


i nemici della giustizia cop 2


Altro punto estremamente critico è l'inasprimento delle sanzioni per i procuratori della Repubblica che parleranno alla stampa violando la presunzione di innocenza: ammonimento, censura, perdita di anzianità, persino la sospensione dalle funzioni o la radiazione. In sostanza il consigliere togato ha definito la riforma come "complessivamente pericolosa". "Alcune norme - ha aggiunto Di Matteo - come quelle sul sistema elettorale del Csm, sono del tutto inidonee a limitare lo strapotere delle correnti, il peso decisivo dei capi corrente, nella individuazione dei candidati". "Le norme che riguardano il fascicolo di rendimento del magistrato, la pressoché totale separazione delle carriere di pm e giudici, la partecipazione degli avvocati ai pareri sulle valutazioni di professionalità dei giudici, rispondono a un preciso disegno: quello di burocratizzare la magistratura, di gerarchizzare i singoli magistrati, di renderli attenti soltanto ai numeri e alle statistiche piuttosto che a rendere giustizia, di impaurirli, rendendoli più soggetti alla volontà dei capi degli uffici e più esposti a possibili interferenze esterne".

Foto © Davide de Bari

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