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foto morabitodi Jean Georges Almendras
Indicato come uno dei capi mafiosi più importanti della ‘Ndrangheta, Rocco Morabito, italiano, detenuto nella città di Montevideo a inizi settembre 2017, sarebbe in procinto di recuperare la sua libertà. È stato infatti trasferito in questi ultimi giorni dal Penal de Libertad del dipartimento di San José alla struttura della Cárcel Central della capitale dell’Uruguay.
I suoi avvocati, i noti penalisti Victor Della Valle e Alejandro Balbi, hanno presentato nella loro arringa difensiva uno scritto che ha riscontrato il favore dei giudici al punto che lo scorso 15 febbraio il giudice per il Crimine Organizzato Luis Pacheco ha disposto la libertà condizionale per il boss italiano. Seppure questa risoluzione non è stata ancora eseguita, in attesa della risoluzione finale della Giustizia uruguayana (che sarebbe imminente e favorevole), e di alcuni fattori burocratici della Giustizia italiana, a metà del mese di marzo, o forse prima, Rocco Morabito potrebbe uscirsene in libertà dalla porta del Carcere Centrale in Via San José. E raggiungere la sua famiglia nella località di mare Punta del Este, in territorio uruguaiano, dove abitava dal 2004, sotto il falso nome di Francisco Antonio Capeletto Souza e, ovviamente, con documenti falsi.
Che ci piaccia o no, la bilancia della giustizia questa volta si è inclinata in suo favore e la Giustizia italiana adesso ha nelle mani la missione di dare compimento ad una serie di requisiti - in una corsa contro il tempo, perché ci sono certe scadenze che bisogna rispettare - affinché Morabito possa essere estradato e rispondere alla Giustizia italiana dell’accusa di aver fatto parte tra il 1988 e l’estate del 1994 dell'organizzazione mafiosa calabrese dedita al traffico internazionale di droga. Sarebbe stato lui a dirigere il trasporto e la distribuzione della droga in Italia, in particolare nella città di Milano, così come risulta nell’ordine di cattura internazionale emessa dall’Interpol. Nello stesso inoltre, veniva indicato che Morabito sarebbe uno dei mafiosi italiani più ricercati dalle autorità dello stivale italiano, del calibro di capi come Matteo Messina Denaro (Capo di cosa Nostra), il camorrista Marco Di Lauro ed i boss Giovanni Motisi e Attilio Cubeddy.
La sua vita in Uruguay, sotto il falso nome di Francisco Capeletto, terminò il 2 settembre 2017, quando i funzionari dell’Interpol lo trovarono in un hotel residenziale di Montevideo e lo arrestarono. Da quel momento ebbe inizio l’iter burocratico per estradarlo in Italia.
A quel punto, i suoi avvocati De La Valle e Balbi si concentrarono sulla strategia da seguire per sostenere la sua difesa. Bisogna tener conto che, dopo la sua cattura, furono perquisiti il luogo di residenza e alcuni depositi nel dipartimento di Maldonado, dove furono confiscati un’arma da fuoco, tredici cellulari, numerose schede per cellulari, carte di credito, circa 54mila dollari, automobili, passaporti, gioielli, e documenti vari.
Inizialmente, la situazione di Morabito (Capeletto) in Uruguay non era incoraggiante, al di là di quello che potesse accadere in Italia, dove era sotto processo in contumacia a Milano. Le autorità giudiziarie hanno dovuto valutare, parallelamente alle pratiche di estradizione, se Morabito era o meno responsabile di reati in territorio uruguaiano, risultando già compromettente il fatto che per tredici anni ha utilizzato un’altra identità con documentazione falsa.
Gli avvocati sono riusciti a minimizzare quella situazione, per provare ad evitare l’estradizione in Italia. E dopo una serie di fasi alterne, ci sono riusciti: presentando uno scritto alla Procura ratificando che la modalità per essere processato “in contumacia”, non è contemplato dalla legislazione uruguaiana, precisazione che il giudice Pacheco ha fatto presente e che inoltre condiziona l’esito positivo dell’estradizione a meno che ci sia un nuovo processo sul caso a carico di Morabito in Italia.
I mezzi d'informazione di Montevideo hanno riferito che la Giustizia uruguaiana ha un termine di dieci giorni per decidere se accogliere la richiesta della difesa, e che la decisione sarà inviata alla Giustizia italiana che a sua volta disporrà di un termine di 30 giorni per avviare o meno un nuovo processo. È stato riferito anche che nel nostro paese Morabito affronta una causa per falsificazione di documenti. Ergo, la sua difesa ha agito con astuzia e praticamente sta per vincere la battaglia.
Ciò significa che Rocco Morabito è alle porte della scarcerazione e potrà circolare libero per le strade di Montevideo e in quelle di Maldonado. Ha commesso reati nel nostro territorio, oltre a falsificare la sua identità e i suoi documenti personali? Non ci sono prove di reati commessi. Cosa faceva qui da circa tredici anni, vivendo la sua tranquilla routine nella zona di Punta del Este e relazionandosi con numerose persone, senza insospettire nessuna di loro sul suo passato o il suo presente di ricercato dalla giustizia italiana? Da dove otteneva il denaro e gli immobili che gli sono stati riscontrati? Si dice che erano frutto di affari rurali. Che era un imprenditore con un alto tenore di vita che corrisponde ad un uomo d'affari, che viveva insieme alla moglie ed a sua figlia. Un uomo della zona balneare dell’est. Un mafioso? Nessuno mai sospettò di lui come tale.
Solo le autorità, quando lo individuarono e ammanettarono lo identificarono come un uomo di mafia. E da lì anche le autorità si fecero numerose domande. Che attività realizzava con tanti cellulari? Ma non ci fu una risposta. Forse si doveva focalizzare l’attenzione verso l’Italia. Forse andare più a fondo, per non trovarsi adesso con una possibile libertà condizionale.
La questione è che non è un caso ne tanto meno una banalità che un cittadino italiano da un tale profilo mafioso, e sotto processo "in contumacia" giri da queste parti. Ma visto che niente è stato provato, c’è poco da dire. Sono le regole di gioco.
Congratulazioni a sua moglie e sua figlia. Congratulazioni anche a lui, per avere vinto o - almeno - per essere prossimo a vincere la battaglia. E congratulazioni ai suoi avvocati che hanno fatto il loro lavoro.
Non resta che sperare che in Italia si metteranno seriamente al lavoro per neutralizzare la sua vittoria verso la libertà.
Oggi, Morabito, un capo della ‘Ndrangheta, attende che da un momento all’altro si spalanchi la porta della sua cella per ridargli la libertà.
Le regole del gioco lo favoriranno definitivamente?
Così sembra. Ci piaccia o no.

* Foto di copertina: msm.com

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