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lo-voi-redAccolto il ricorso di Lari e Lo Forte
di Aaron Pettinari - 21 maggio 2015
La nomina del Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, da parte del Csm, è stata annullata. La prima sezione quater del Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dai procuratori Sergio Lari (Caltanissetta) e Guido Lo Forte (Messina). Per i giudici amministrativi il Csm aveva "l'onere della motivazione rafforzata" riguardo la scelta di Francesco Lo Voi a capo della Procura di Palermo. Per il Tar infatti la "delibera di nomina non supera il vaglio di legittimità apparendo la motivazione del giudizio di prevalenza (di Lo Voi, ndr) non coerente rispetto agli indici di valutazione del parametro attitudinale". In sostanza per il Tar la prevalenza del nome di Lo Voi sugli altri due, decisa dal Csm, non sarebbe in linea con la valutazione dei parametri che attestano l'attitudine dei candidati a ricoprire il ruolo apicale di una Procura. Inoltre il Csm è stato condannato a pagare le spese di giudizio per complessivi 3000 euro.
La sentenza del Tar apre un nuovo capitolo su una vicenda tutt’altro che conclusa. Infatti, sebbene fosse esecutiva, può essere sospesa dal Consiglio di Stato a richiesta della parte soccombente. Se fosse accolta la richiesta di sospensiva, Lo Voi resterebbe al suo posto in attesa che sulla questione si pronunci il Consiglio di Stato che potrebbe confermare o annullare il pronunciamento del Tribunale amministrativo. In caso di conferma la parola passerebbe al Csm che dovrebbe rivalutare la posizione dei tre candidati anche alla luce dei principi indicati dai giudici amministrativi.

Un ricorso di principio
A prescindere dal destino e dalle decisioni che verranno prese il ricorso presentato dagli altri due candidati, leggendo anche il Testo Unico sulla Dirigenza Giudiziaria il Consiglio Superiore della magistratura, era più che legittimo. Nel testo infatti si danno una serie di criteri di valutazione dei candidati che vanno dal merito alle attitudini di ogni singoli. Anche il dato esperienziale è destinato ad avere un peso specifico in queste valutazioni, ovvero, in base a quanto scritto nel testo, “una maggiore esperienza professionale, purché strettamente collegata a positive valutazioni sul piano delle attitudini e del merito, segnala che il magistrato ha maturato una capacità professionale ed un profilo attitudinale peculiari, che gli consentono di affrontare con maggiore sollecitudine ed in termini più adeguati le problematiche relative alla conduzione e gestione di un ufficio direttivo”. Ciò significa che “sulla carta” il Csm non potrà non pesare il “curriculum” di ogni candidato. Altro elemento cardine che il Consiglio si troverà a valutare è anche l'opportunità di scegliere un Procuratore Capo in grado di svolgere quel ruolo garantendo un certo numero di “anni di servizio”.
Ed è da questo punto che si è arrivati al ricorso dopo un dibattito che da luglio scorso infiammo corridoi e segrete stanze di Palazzo dei Marescialli, e non solo. Tutto ha inizio con l’intervento diretto dell’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulla nomina del successore di Messineo al vertice della Procura palermitana. Napolitano, con una missiva, chiese ai vecchi componenti di eleggere “in via prioritaria” i procuratori degli uffici giudiziari rimasti da più tempo senza titolare. Un atto in cui si chiese al Consiglio superiore della magistratura di seguire un criterio cronologico nella scelta dei nuovi procuratori con il risultato che, nonostante l’importanza dell’ufficio, la poltrona di procuratore di Palermo è finita in fondo alla lista. Il Quirinale motivò la sua richiesta con la necessità di “evitare scelte riferibili a una composizione del Csm diversa da quella del Consiglio che sta per insediarsi”. E’ così che vennero messe in naftalina la terna di nominativi che vedeva in vantaggio con tre voti Guido Lo Forte (capo della Procura di Messina) su Sergio Lari (già procuratore capo a Caltanissetta) e Franco Lo Voi (Eurojust), entrambi fermi ad un voto.
Con il nuovo Csm la situazione venne ribaltata e sulla nomina di Lo Voi, insediatosi lo scorso dicembre, non sono mancate le critiche non tanto sulla sua professionalità quanto sul criterio di scelta adottato dal Csm, sostanzialmente fondato su logiche di correnti politiche e correntizie all’interno della magistratura (Lo Voi, ex rappresentante italiano all'Aja per Eurojust, la spuntò con 13 voti, a fronte dei 7 di Lari e dei 5 di Lo Forte, per un anonima in cui pesarono soprattutto le decisioni dei laici). La sentenza del Tar del Lazio, anche se diventasse definitiva, potrebbe non cambiare lo status all’interno della Procura palermitana. Infatti la pratica tornerebbe poi al Csm che procederebbe a una nuova valutazione e finché non c'e una nomina diversa la titolarità dell'ufficio rimarrebbe invariata.
Il ricorso rappresenta poi anche una questione di principio, al riconoscimento nei confronti di due magistrati che potrebbero garantire solo per poco l’incarico di Procuratore Capo di Palermo. Il minimo per essere nominati è quello di tre anni di continuità, un requisito che sarà nei fatti disatteso al compimento dei 67 anni di età. Oltre allo “stop anagrafico”, poi potrebbero anche trovarsi altre soluzioni, magari assegnando loro altri incarichi (E’ di oggi la notizia della proposta unanime della Commissione per gli incarichi direttivi al plenum del Csm per la nomina di Sergio Lari come procuratore generale di Caltanissetta e Roberto Alfonso come Pg di Milano) ma sul Csm resterebbe comunque una “macchia” indelebile che non potrà essere dimenticata.

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