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lari-lo-forte-csmNella corsa a procuratore capo a Palermo pronti al ricorso Lari e Lo Forte
di Aaron Pettinari - 19 dicembre 2014
Che, a prescindere dall'esito, la nomina del nuovo procuratore capo a Palermo avrebbe fatto discutere era stato messo in conto da tempo. La scelta caduta su Francesco Lo Voi, però, ha aperto ad un dibattito ancora più acceso sia sul fronte politico che in quello interno della magistratura. In discussione non c'è la professionalità del magistrato, che caso mai potrà essere valutato soltanto dopo averlo visto all'opera, ma il criterio di scelta adottato dal Csm più che mai basato su logiche politico-correntizie.

“Ancora una volta, con il voto di Magistratura Indipendente, vince il candidato meno titolato, lontano dagli uffici giudiziari ma anche dalle indagini da tanto tempo: ancora una volta una scelta radicalmente incoerente con le tante parole pronunciate in campagna elettorale” scrive il coordinamento di Area. Secondo il cartello delle toghe di sinistra gli altri due concorrenti, Sergio Lari e Guido Lo Forte “avevano profili obiettivamente e nettamente superiori” a Lo Voi: “entrambi con incarichi di procuratore aggiunto a Palermo, attualmente procuratori distrettuali, rispettivamente a Caltanissetta e Messina. Da sempre, entrambi, impegnati nella lotta alla mafia siciliana”. Senza voler “togliere alcunché” al nuovo procuratore, “è innegabile che è stato scelto il candidato più giovane, malgrado mai aggiunto a Palermo, malgrado mai procuratore della Repubblica, malgrado attualmente fuori ruolo da alcuni anni e per un incarico scelto dalla politica”. Area nella sua nota ha anche sottolineato l'insolita “convergenza dei laici di tutte le forze politiche, quasi che la politica avesse di fatto voluto scegliere il procuratore; e senza che vi fosse quello sforzo sino all'ultimo perorato dai consiglieri di Area per ottenere una nomina condivisa”. E poi conclude “Sul significato di questo scenario tutti dovrebbero riflettere”. Anche l'associazione Libera ha deciso di prendere pubblicamente posizione sulla scelta di Lo Voi: “Pur nel pieno rispetto del nuovo procuratore di Palermo, a cui vanno gli auguri di buon lavoro, del suo valore e della sua esperienza professionale non si può non rilevare come una magistratura divisa sugli stessi criteri di valutazione abbia finito per penalizzare candidature piu congrue sotto il profilo specifico delle competenze e delle professionalità richieste per guidare la procura di palermo, così fortemente impegnata in delicate e complesse indagini antimafia”. “Auspicavamo, tramite una unanimità nel voto, - prosegue Libera - un messaggio forte e chiaro del Csm sulla lotta alla mafia oggi nel Paese e un altrettanto forte sostegno a tutti i magistrati della procura di Palermo. Quanto è accaduto, nonostante i tentativi fatti di individuare soluzioni più condivise, - conclude l'associazione - sottolinea l'urgenza di definire in maniera più rigorosa e puntuale i criteri di valutazione di scelta per ruoli così delicati e importanti”. Anche Claudio Fava, vice presidente della Commissione parlamentare Antimafia, pur augurando un buon lavoro al nuovo procuratore nella certezza che “saprà garantire sostegno concreto a tutti i filoni d'indagine su cui quella Procura è impegnata” ammette il proprio stupore per “la scelta del Csm che ha voluto indicare, per l'incarico più esposto e sensibile d'Italia, un magistrato che non ha mai ricoperto alcun incarico direttivo e ha molti anni di anzianità in meno degli altri due titolatissimi concorrenti, Lo Forte e Lari”. Quindi aggiunge: “Ci auguriamo che nessuno voglia adesso interpretare questa nomina come un segno di discontinuità rispetto al lavoro svolto dalla Procura di Palermo: quel lavoro, prezioso per l'amministrazione della giustizia e per la memoria collettiva del paese, va custodito e accompagnato. A cominciare dal processo in corso sulla trattativa tra Stato e mafia”.

Dalla Procura bocche cucite
Per i corridoi del palazzo di Giustizia il silenzio è quasi sovrano. “No comment” è la parola più pronunciata ed in pochi dicono la propria. Il procuratore facente funzioni Leonardo Agueci ha detto: “Lo Voi un fuoriclasse, ma credo non sia mai successo che un incarico così delicato venisse assegnato grazie al peso dei soli consiglieri laici del Csm” sottolineando ancora una volta l'anomalia della scelta del Consiglio superiore che appare più che mai “politica”. Ed è proprio il timore di un “commissariamento politico” quello che si respira tra i vari uffici, in particolare nei confronti dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia al centro di numerose polemiche sin dai tempi del conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato sul caso delle telefonate tra Giorgio Napolitano e l'ex ministro, oggi imputato al processo, Nicola Mancino. “Lo Voi era quello con meno titoli e meno anzianità – ha detto l’ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia – e infatti ha vinto. È la prova che al Csm contano più le regole della politica che quelle del diritto”.

Possibile ricorso
Ancora non è noto quando ci sarà l'insediamento del neo eletto procuratore Capo. Nei giorni scorsi Lo Voi aveva detto di voler essere a Palermo già per “gli auguri di Natale” ma il tutto potrebbe slittare alla luce dell'ipotesi ricorso al Tar che gli altri contendenti, Lari e Lo Forte, starebbero vagliando. Gli estremi ci sono tutti dato che il membro italiano di Eurojust è diventato procuratore di Palermo senza aver mai guidato un ufficio giudiziario né una Dda. Al Plenum, martedì, il consigliere di Area Piergiorgio Morosini aveva concluso il suo intervento dicendo che con quella votazione non si decideva solo il procuratore di Palermo, ma il ruolo del Csm. “E' custode delle regole e della razionalità, secondo il dettato costituzionale o custode della forza dei numeri?” si chiedeva l'ex Gip. La risposta è stata lapidaria con quei tredici voti a favore di Lo Voi, marcati profondamente dal peso unanime della politica.

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