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Le dichiarazioni dure e drammatiche di Putin al mondo

La Russia, quando sente minacciata la propria identità territoriale, ricorre a tutti i mezzi di cui dispone per difenderla. Anche alla triade nucleare. E questo non è un bluff”. Così Putin e il ministro alla Difesa russo Sergeij Shoigu oggi alla televisione russa hanno lanciato un monito al mondo intero. Un monito che potrebbe sembrare un’ultima richiesta di pace, fatta da un popolo stanco di essere considerato l’eterno secondo. “Oggi il presidente russo Vladimir Putin ha inviato altre minacce”, ha prontamente risposto l’inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, che all’ONU ha aggiunto: “Se un Paese può perseguire ambizioni imperiali senza conseguenze, questo mette a rischio tutto ciò per cui lottano le Nazioni Unite”.  Biden non ha chiesto l’esclusione della Russia dalle Nazioni Unite, ma ha puntato il dito sulla necessità di riformare il Consiglio di Sicurezza e il sistema dei veti, dichiarandosi apertamente a favore dell'aumento del numero dei Paesi membri, permanenti e non. Dinanzi a un ex Impero in piena crisi economica e intellettiva, capace di dettare solo sanzioni che a loro volta estremizzano i sentimenti d’ira e di ribellione dei popoli azzoppati dalla cieca arroganza, dinanzi alla viltà e all’ignavia del Vecchio Continente, un tempo vivace voce di diplomazia ed esempio di civiltà, la Russia decide di difendersi, con qualsiasi mezzo. Estende la propria popolazione di 5 milioni di abitanti dopo che i territori del Sud Est dell’Ucraina e del Donbass diventeranno Russia a tutti gli effetti.  Una bomba a Donetsk significherà dal 27 settembre in avanti attacco diretto a Mosca, appoggiata, oggi anche militarmente, dalla Cina di Xi Jinping. "Solo una reale volontà di difendere la nostra terra natale consentirà di proteggere la sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale della Russia. Dopotutto, il desiderio dell'Occidente di dominare il mondo verrà meno solo quando incontrerà un rifiuto serio e organizzato”. Lo ha affermato il direttore del Servizio di intelligence internazionale russo, Sergey Naryshkin. Lo ha comprovato Aleksander Dugin che ha scritto: “Tutti i compromessi sono aboliti, la Russia diventa apertamente un impero popolare con una marcata etica religiosa e sociale (anti capitalista). Il liberalismo e l'occidentalismo sono banditi. Sabotaggio, furto, pigrizia e corruzione vengono bruciati con il ferro temprato secondo le leggi della guerra.  Lo Stato e il popolo si raggruppano in una guerra santa popolare. Essere o non essere”. Le parole di Dugin dicono che le campane della morte stanno per suonare, perché il popolo russo è pronto a tutto, pur di salvaguardare il proprio spirito rinato. Da parte nostra, non rimane altro che chiedere finalmente che in tutto il mondo si levi un solo grido: Pace su tutte le frontiere. Che ognuno si fermi e si accontenti di quello che ha, di quello che è, di osservare il cielo e le stelle che brillano su di noi, tutti, che probabilmente non siamo più degni di godere di tanto spettacolo.


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Il ministro alla Difesa russo, Sergeij Shoigu © Russian Ministry of Defence


Lultimo avviso di Putin

di Margherita Furlan e Fabio Belli

Nel videomessaggio di Putin andato in onda stamani, 21 settembre, il presidente russo ha ribadito come "principale obiettivo" dell’operazione speciale sia la liberazione del Donbass. “La liberazione di Lugansk è praticamente compiuta, quella di Donetsk parzialmente compiuta”, ha detto Putin che poi ha lanciato una sfida all’Occidente dicendo: A chi pensa di attaccarci con armi nucleari ricordo che la Russia dispone di vari mezzi di distruzione, alcuni più moderni di quelli della NATO. Quando l'integrità territoriale del nostro paese sarà minacciata”, ha continuato Putin, useremo sicuramente tutti i mezzi a nostra disposizione per proteggere la Russia e il nostro popolo. Questo non è un bluff! L'integrità territoriale della nostra Patria sarà assicurata con ogni mezzo”, ha concluso il presidente russo.
L'obiettivo dei paesi occidentali è quello di indebolire e distruggere la Russia. Hanno ammesso chiaramente di aver distrutto l'Unione Sovietica nel 1991 e ora vorrebbero farlo con la Russia. È nei loro piani da tanto tempo”.
Queste le parole del Presidente Vladimir Putin, che ha anche aggiunto che i negoziati tra Russia e Ucraina sono stati interrotti dall'Occidente nonostante la volontà di Kiev di proseguire.
Dall’atteso discorso di Putin è emerso, per la prima volta dall’inizio del conflitto, che i rappresentanti di Kiev avrebbero reagito in modo positivo alle proposte della Russia, “ma è ovvio che la soluzione pacifica non si addiceva all'Occidente.
Pertanto, dopo aver raggiunto determinati compromessi, a Kiev è stato effettivamente dato un ordine diretto di interrompere tutti gli accordi”.
Il Presidente della FR ha aggiunto che l’obiettivo di Washington è ormai stato palesato.
La Russia dovrebbe essere sconfitta con tutti i mezzi sul campo di battaglia” e, di conseguenza, ha specificato Putin, “noi risponderemo con tutti i mezzi necessari”.
In seguito il ministro della Difesa, Sergeij Shoigu, ha tenuto un’intervista televisiva e, nel ribadire che la Russia starebbe combattendo non tanto contro le forze ucraine, quanto piuttosto contro l'intero Occidente, ha confermato le parole di Putin per quanto riguarda la mobilitazione, ovvero che saranno richiamati 300.000 uomini e che si tratterà di una mobilitazione progressiva, a seconda delle necessità delle forze armate. “Non verranno mandati al fronte studenti e coscritti, ma persone che hanno un reale addestramento militare. La mobilitazione coinvolgerà circa l'1% di tutti gli uomini teoricamente atti a prestare servizio, che sono 25 milioni”, ha dichiarato Shoigu che ha previsto dal 1 gennaio 2023 di aumentare le dimensioni dell'esercito russo di 137mila militari. Questa decisione è dettata dal "corso dell'Occidente per contenere la Russia e i suoi alleati", ha precisato il ministro, che ha altresì fornito le cifre dei morti ufficiali russi nel conflitto: 5937 ai quali vanno aggiunti i 3082 dichiarati da Donetsk, quelli di Lugansk - di cui non si dispone di dati - e quelli dei battaglioni Wagner. Shoigu ha poi dichiarato che “tutte le armi sovietiche di proprietà dell'Ucraina e metà dell'esercito del paese sono stati distrutti (con 61.207 morti e 49.368 feriti). Ora Kiev starebbe combattendo con armi occidentali fornite in grandi quantità. Stanno cercando di nascondere il numero di armi occidentali fornite all'Ucraina, ha precisato il capo del dicastero della difesa moscovita.
Per una vasta cerchia questo può essere un segreto, ma per noi non lo è. Capiamo anche perch
è queste cose sono nascoste al grande pubblico. Sempre più spesso, o per essere più precisi, quasi ogni giorno, assistiamo agli attacchi fatti con queste armi alla popolazione civile nel Donbass. Hanno colpito ospedali, luoghi affollati. Inoltre l'intera costellazione di satelliti della NATO sta lavorando contro la Russia - più di 70 satelliti militari e 200 civili.”
E
chiaro quindi, come ha affermato il vicepresidente del Consiglio della Federazione, Konstantin Kosachev, che, dopo i referendum, un attacco ai territori liberati diventerà un attacco alla Russia con tutte le conseguenze”.
Intanto, mentre la Lituania decide di aumentare il livello di prontezza al combattimento delle forze speciali in connessione con la mobilitazione parziale nella Federazione Russa, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, assicura che non è stata presa alcuna decisione per modificare lo stato di un'operazione militare speciale e introdurre la legge marziale.
Ciononostante il presidente del Comitato di difesa della Duma di Stato, Andrey Kartapolov, ha dichiarato di non escludere che la legge marziale possa essere introdotta "in alcune zone, ad esempio nelle regioni confinanti con l'Ucraina, che sono oggetto di bombardamenti quasi quotidiani".
Anche oggi, tutti ne sono testimoni, il sole è nato a Est, ma i venti di guerra, purtroppo, soffiano su tutto il pianeta sempre più forti.


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Il filosofo russo Aleksandr Dugin © Mehdi Bolourian



Dugin evoca la terza guerra mondiale

di Margherita Furlan e Fabio Belli

In Russia è in atto una rivoluzione dallalto. Putin, che ha già rotto con lOccidente, trasforma questa rottura totale e irreversibile in unideologia, in un corso, in una strategia e nellunica linea guida dellesistenza. Tutti i compromessi sono aboliti, la Russia sta diventando apertamente un impero popolare con una marcata etica religiosa e sociale (anticapitalista). Il liberalismo e loccidentalismo sono banditi”.
In contemporanea al discorso di Vladimir Putin risuonano le parole del filosofo russo Aleksandr Dugin che ha precisato, senza mezzi termini, come la Russia sia entrata nel terzo periodo della storia moderna, in “una guerra che l’Occidente è riuscita a imporci”.
Questo periodo è il più difficile e decisivo, scrive Dugin, ma non potevamo impedirlo o evitarlo. Il prezzo era la resa. La guerra geopolitica dellOccidente contro la Russia è in corso, cambiano solo gli stadi: freddo o caldo. In questo momento fa caldo, non c’è posto più caldo. LOccidente non ammette la possibilità stessa dellesistenza di una Russia sovrana, indipendente e autonoma così come per la Cina e altri paesi che hanno a cuore la propria sovranità»
Secondo Dugin, l’approccio dell’Occidente che considera degni di esistere quegli Stati che appoggiano l’ideologia del liberalismo, in linea generale con gli Stati Uniti e la NATO, è profondamente “razzista”. Per l’Occidente chiunque la pensi diversamente da loro dovrebbe essere cancellato dalla faccia della terra! Sempre secondo il filosofo, la fusione tra liberalismo, lagenda LGBT, e la distruzione di tutte le strutture della società tradizionale, faranno sì che l’uomo venga fuso con una macchina, mettendolo sotto totale sorveglianza come in Matrix”.
Il filosofo, citando poi i vari fronti nell’Eurasia, afferma come la Russia stia legittimamente cercando una risposta anche con l’ultimo vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. “Abbiamo bisogno di alleati in un mondo multipolare”, ribadisce Dugin che poi continua: “Abbiamo la possibilità di trovarli, ma questa volta fuori dallOccidente. In sostanza, siamo nella terza guerra mondiale. Il dado è tratto e non si può tornare indietro”.
Ieri Dugin aveva delineato l’attuale situazione geopolitica in tre possibili scenari: quello catastrofico per la Russia che avrebbe previsto l’occupazione da parte dell’Occidente; quello apocalittico a causa di un conflitto nucleare che comporterebbe l’inevitabile fine della storia e distruzione dell’umanità e un più importante terzo scenario, l’unico salvabile, in cui il filosofo paragona l’operazione militare speciale russa in una guerra santa popolare in cui è necessaria in primis una rapida rottura da ogni dipendenza dall’Occidente: ideologica, tecnologica, psicologica, economica e culturale.
Per Dugin, “il tempo delle concessioni e dei compromessi allAnticristo è passato, come un dolore fantasma. Ora siamo noi, solo noi”.


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Il parlamento Ue © Imagoeconomica


L
Ue insiste

di Margherita Furlan e Jeff Hoffman


L’Ue sta discutendo un nuovo pacchetto di aiuti militari all'Ucraina. Ad affermarlo è il rappresentante ufficiale del servizio estero dell'Unione Europa, Peter Stano. Finora Bruxelles ha già concordato 5 pacchetti di assistenza militare a Kiev per un valore complessivo di 2,5 miliardi €.
"Come affermato in precedenza da Borrell, l’Ue proporrà un nuovo sesto pacchetto. La questione è al momento in discussione nei negoziati tra gli Stati membri, serve trovare l'intesa. Ma abbiamo già reso nota la posizione politica, che indica la nostra disponibilità a continuare a sostenere l'Ucraina, anche in ambito militare", ha affermato Stano durante una conferenza stampa a Bruxelles.
La Commissione è però preoccupata per il commercio di determinati beni, tra cui carbone e derivati, che a causa delle sanzioni potrebbe non essere assicurato, considerata anche "l'insicurezza alimentare ed energetica in tutto il mondo".
"L'UE è pienamente impegnata a evitare che le sue sanzioni incidano indebitamente sul commercio di beni critici verso paesi terzi in tutto il mondo", ha affermato in una dichiarazione il portavoce della Commissione, Daniel Ferrie, aggiungendo che il chiarimento è importante anche per i prodotti agroalimentari, comprese le sostanze chimiche utilizzate per fertilizzanti, beni energetici ed essenziali.
Tuttavia, a fugare ogni dubbio, da quanto emerso dal recente incontro dei G7 a Berlino, ci pensano i paesi baltici e la Polonia che si sono subito dichiarati contrari a qualsiasi tipo di alleggerimento delle sanzioni contro la Federazione Russa.
Intanto, gli analisti di Deutsche Bank prevedono un crollo del PIL in Europa del 2,2% in peggioramento grave rispetto allo -0,3% della precedente previsione.
Il popolo cerca dunque urgentemente trattative diplomatiche.


La narrativa “uccidentale”

di Margherita Furlan e Jeff Hoffman

I falsi referendum e la mobilitazione parziale sono segni di debolezza, del fallimento russo", ha commentato su Twitter l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Ucraina, Bridget Brink

I funzionari della Casa Bianca, al contempo, hanno fatto sapere che prenderanno molto sul serio le parole di Putin, mentre il Segretario di Stato, Antony Blinken, per non lasciare dubbi, ha confermato che “se i referendum andassero in porto e la Russia annettesse i territori ucraini, gli Stati Uniti non lo accetterebbero mai”. Il Kosovo si e il Donbass no dunque. 

In un’intervista apparsa su FoxNews, al contempo, il coordinatore per le comunicazioni strategiche presso il consiglio di sicurezza della Casa Bianca, John Kirby, ha ribadito che “gli Stati Uniti non sono in guerra con la Russia”.

Ben Wallace, ex segretario della Difesa del Regno Unito, riporta la Reuters, ha dichiarato che “l'annessione illegale di aree dell'Ucraina e la mobilitazione di parti della popolazione sono un'ammissione che linvasione russa sta fallendo”. Il Ministero degli Esteri britannico ritiene infatti che le ultime dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin sulla mobilitazione parziale, e non le armi inviate in questi mesi dai paesi occidentali, porteranno a un'escalation della situazione in Ucraina. 

A rafforzare la narrativa della vittoria ucraina ci ha pensato il consigliere per la sicurezza di Kiev, Mykhailo Podolyàk, che ha scritto all’agenzia Reuters definendo la mossa di Putin “un passo prevedibile che sottolinea che la guerra non stia andando secondo i piani di Mosca”.


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La Casa Bianca © Imagoeconomica


Nel frattempo, non poteva mancare, il  Ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, che ha dichiarato, senza mezzi termini, che “le Forze armate ucraine continueranno a combattere nonostante i referendum, garantendo così la guerra globale”.

Lunico aggressore qui è la Russia”, ha sintetizzato il primo ministro ceco, Petre Fiala, aggiungendo che la parziale mobilitazione messa in atto da Putin è solo “un tentativo di intensificare ulteriormente la guerra”. 

Da Varsavia, il primo ministro Mateusz Morawiecki, ha affermato che la Russia starebbe cercando di cambiare i confini dellUcraina e ha aggiunto che il suo paese farà tutto quello che può affinchè la NATO possa aumentare il sostegno allUcraina e alla sua cosiddetta autodifesa”. 

Dal fu Belpaese, invece, il Sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè, su Radio24, si è portato  avanti con il lavoro e ha dichiarato che “siamo ad un passo da un nuovo invio di armi allUcraina, nel senso che laddove la Nato e gli altri 29 paesi ci dicessero che è necessario inviare nuove armi, noi siamo pronti”, aggiungendo che, non essendoci limiti temporali, poco importa se sarà fra una settimana o fra due, ciò che conta è l’adesione di valori in cui tutti, a suo dire, si riconoscono. 

L’unico a differire dalla narrazione occidentale è il premier belga, Alexander De Croo, che ha esortato i Paesi Ue a mantenere la calma e a non aggiungere benzina sul fuoco: "Non dobbiamo provocare", ha dichiarato chiaramente De Croo.

Ma il Segretario della Nato, Jens Stoltenberg, ha esortato i membri dell’Alleanza ad accrescere la produzione di armi e munizioni. “L'Alleanza Atlantica non è alla ricerca di un conflitto con la Russia e non è parte del conflitto in Ucraina, ma è pronta a proteggere tutti i membri dell'alleanza”, ha affermato il segretario generale Jens Stoltenberg in una video-intervista alla Reuters, sottolineando: “sosteniamo l'Ucraina affinché possa avvalersi del proprio diritto all'autodifesa garantito dalla Carta delle Nazioni Unite".

"Dato che la mobilitazione militare russa avverrà anche vicino ai nostri confini, nella regione di Kaliningrad, la Lituania non può semplicemente guardare. La Forza di reazione rapida lituana è in allerta per prevenire qualsiasi provocazione da parte della Russia”, ha risposto prontamente il ministro della difesa lituano.

Dal fronte russo ceceno, tuttavia, Kadyrov ha annunciato che “non continueranno a scherzare, come finora, con l’esercito ucraino, ma che da adesso in poi faranno sul serio.


Xi:
Lesercito cinese si prepari”

di Margherita Furlan 

"L'esercito cinese dovrebbe concentrarsi sulla preparazione per una vera guerra”, ha affermato Xi Jinping, intervenendo oggi alla Conferenza, a Pechino, su “difesa nazionale e riforme militari. Subito dopo il discorso di Putin, il ministro degli Esteri Cinese, Wang Yi, aveva precisato: “L'inizio di una "nuova guerra fredda" tra Pechino e Washington sarà un disastro non solo per i due Paesi, ma per il mondo intero."

Intanto, oggi, il capo della sicurezza russo è in visita ufficiale in Cina. "Nelle condizioni moderne, i nostri paesi dovrebbero mostrare una disponibilità ancora maggiore per il sostegno reciproco e lo sviluppo della cooperazione", ha affermato in una riunione di consultazione strategica sulla sicurezza. D’altronde, “Le relazioni tra Mosca e Pechino sono basate sulla fiducia reciproca e quindi non possono essere influenzate dall'esterno”, ha affermato, Nikolai Patrushev che ha insistito: “Rafforzare ulteriormente questi legami è una priorità incondizionata per la politica estera della Russia”.


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Il presidente cinese, Xi Jinping © Imagoeconomica


Putin: “Non è un bluff”


Discorso integrale Putin

Vladimir Putin
, 21 settembre 2022, dichiara la mobilitazione parziale dell’esercito della Federazione Russa e manda un ultimo monito all’Occidente in nome della sovranità del suo Paese.

Traduzione a cura della redazione di La Casa Del Sole TV.


Cari amici!

Il tema del mio intervento è la situazione nel Donbass e il corso di un'operazione militare speciale per liberarlo dal regime neonazista che ha preso il potere in Ucraina nel 2014 a seguito di un colpo di stato armato.

Oggi mi rivolgo a voi, a tutti i cittadini del nostro Paese, alle persone di diverse generazioni, età e nazionalità, al popolo della nostra grande Patria, a tutti coloro che sono uniti dalla grande Russia storica, ai soldati e agli ufficiali, ai volontari che ora stanno combattendo in prima linea e sono sui posti di combattimento, ai nostri fratelli e sorelle - residenti nelle Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk, nelle regioni di Kherson e Zaporozhye e nelle altre aree liberate dal regime neonazista.

Si tratterà dei passi necessari e urgenti per proteggere la sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale della Russia, di sostenere il desiderio e la volontà dei nostri compatrioti di determinare il proprio futuro, e della politica aggressiva di parte delle élite occidentali, che si stanno impegnando con tutte le forze a mantenere il loro dominio, e per questo stanno cercando di bloccare e sopprimere qualsiasi centro di sviluppo sovrano e indipendente per continuare così a imporre crudamente la loro volontà ad altri paesi e popoli e a impiantarvi i loro pseudo-valori.

Lo scopo di questo Occidente è indebolire, dividere e infine distruggere il nostro Paese. Dichiarano chiaramente che nel 1991 sono stati in grado di dividere l'Unione Sovietica e che ora sarebbe giunto il momento per la Russia stessa, che dovrebbe disintegrarsi in molte regioni mortalmente ostili.

Hanno pianificato tali piani da molto tempo. Hanno incoraggiato bande di terroristi internazionali nel Caucaso, promosso l'infrastruttura offensiva della NATO vicino ai nostri confini. Hanno fatto della russofobia totale la loro arma, per decenni hanno intenzionalmente coltivato l'odio per la Russia, principalmente in Ucraina, dove hanno lavorato per avere un punto d'appoggio anti-russo, e lo stesso popolo ucraino è stato trasformato in carne da cannone e spinto alla guerra con il nostro Paese, scatenandola, questa guerra, già nel 2014, usando le forze armate contro la popolazione civile, organizzando genocidi, assedi, terrore contro persone che si rifiutavano di riconoscere il potere sorto in Ucraina a seguito di un colpo di stato.

Dopo che l'attuale regime di Kiev ha rifiutato pubblicamente una soluzione pacifica al problema del Donbass e ha annunciato le sue rivendicazioni sulle armi nucleari, è diventato assolutamente chiaro che un nuovo, ennesimo attacco su larga scala contro il Donbass era inevitabile. E poi, altrettanto inevitabilmente, ci sarebbe stato un attacco alla Crimea russa, alla Russia.

A questo proposito, la decisione d’intraprendere un'operazione militare preventiva era assolutamente necessaria e l'unica possibile. Gli obiettivi principali - la liberazione dell'intero territorio del Donbass - rimangono immutati.

La Repubblica popolare di Lugansk è già stata quasi completamente ripulita dai neonazisti. Continuano i combattimenti nella Repubblica popolare di Donetsk. Qui, per otto anni, il regime di occupazione di Kiev ha creato una linea profondamente frastagliata di fortificazioni. L’assalto frontale da parte di Kiev avrebbe provocato pesanti perdite, quindi ora le nostre unità, così come le unità militari delle repubbliche del Donbass, agiscono in modo sistematico e competente, utilizzano attrezzature, proteggono il personale e, passo dopo passo, liberano la terra di Donetsk, liberano città e paesi dai neonazisti, forniscono assistenza alle persone che il regime di Kiev ha trasformato in ostaggi, in scudi umani.

Come sapete, militari professionisti in servizio sotto contratto prendono parte all'operazione militare speciale. Anche formazioni di volontari stanno combattendo fianco a fianco: persone di nazionalità, professioni, età diverse, dei veri patrioti. Al richiamo del loro cuore, sono venuti in difesa della Russia e del Donbass.


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Il presidente russo, Vladimir Putin © Imagoeconomica


A questo proposito, ho già dato istruzioni al governo e al Ministero della Difesa che nel più breve tempo possibile sia determinato lo status giuridico dei volontari, nonché dei combattenti delle unità delle Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk. Dovrebbe essere lo stesso dei militari regolari dell'esercito russo, compresi l’attrezzatura a disposizione, il supporto medico e le garanzie sociali. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata all'organizzazione della fornitura di formazioni di volontari e di distaccamenti della milizia popolare del Donbass con attrezzatura.

Nel corso della risoluzione dei principali compiti di protezione del Donbass, le nostre truppe, sulla base dei piani e delle decisioni del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore Generale sulla strategia generale d'azione, hanno liberato dai neonazisti importanti territori delle regioni di Kherson e di Zaporozhye, e di un certo numero di altre regioni. Di conseguenza, si è formata una linea estesa di contatto, che è di oltre mille chilometri.

Cosa voglio dire pubblicamente oggi per la prima volta? Dopo l'inizio dell'operazione militare speciale, già ai colloqui d’Istanbul, i rappresentanti di Kiev hanno reagito in modo molto positivo alle nostre proposte, che riguardavano principalmente la sicurezza della Russia e i nostri interessi. Ma è ovvio che la soluzione pacifica non si addiceva all'Occidente, quindi, dopo il raggiungimento di alcuni compromessi, a Kiev è stato effettivamente dato l'ordine diretto di interrompere tutti i negoziati.

L'Ucraina è stata rifornita sempre più di armi. Il regime di Kiev ha utilizzato nuove bande di mercenari e nazionalisti stranieri, unità militari addestrate secondo gli standard della NATO e sotto il comando de facto di consiglieri occidentali.

Allo stesso tempo, il regime di repressione in tutta l'Ucraina contro i propri cittadini, instaurato subito dopo il colpo di stato armato del 2014, è stato rafforzato nel modo più severo. La politica dell'intimidazione, del terrore e della violenza assume forme sempre più massicce, terribili, barbariche.

Ci tengo a sottolineare che sappiamo che la maggior parte dei territori liberati dai neonazisti sono innanzitutto le terre storiche della Novorossia, e le persone che ci vivono non vogliono essere sotto il giogo del regime neonazista. A Zaporozhye, nella regione di Kherson, a Lugansk e a Donetsk, hanno visto e stanno assistendo ad atrocità che i neonazisti stanno compiendo nelle aree occupate della regione di Kharkòv. Gli eredi di Bandera e i punitori nazisti uccidono persone, le torturano, le gettano in prigione, regolano conti, reprimono, tormentano i civili.

Prima dello scoppio delle ostilità, più di sette milioni e mezzo di persone vivevano nelle Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk, nelle regioni di Zaporozhye e di Kherson. Molti di loro sono stati costrette a diventare profughi, a lasciare le proprie case. E coloro che sono rimasti - circa cinque milioni di persone - oggi sono sottoposti a continui lanci di artiglieria e di missili da parte di militanti neonazisti. Colpiscono ospedali e scuole, organizzano attacchi terroristici contro civili.

Non possiamo, non abbiamo il diritto morale di consegnare le persone a noi vicine perché vengano fatte a pezzi dai carnefici, non possiamo che rispondere al loro sincero desiderio di determinare la propria sorte. I parlamenti delle repubbliche popolari del Donbass, così come le amministrazioni militari-civili delle regioni di Kherson e di Zaporozhye, hanno deciso di indire dei referendum sul futuro di questi territori e si sono rivolti a noi, Russia, con la richiesta di sostenere tale passo.

Consentitemi di sottolineare che faremo di tutto per garantire condizioni sicure per lo svolgimento dei referendum, in modo che le persone possano esprimere la propria volontà. E sosterremo la decisione sul loro futuro, che sarà presa dalla maggioranza dei residenti delle Repubbliche popolari di Donetsk e di Luhansk, delle regioni di Zaporozhye e di Kherson.

Cari amici!

Oggi le nostre Forze Armate, come ho già detto, operano sulla linea di contatto, che supera i mille chilometri, si confrontano non solo con le formazioni neonaziste, ma di fatto con l'intera macchina militare dell'Occidente collettivo.

In questa situazione, ritengo necessario prendere la seguente decisione - del tutto adeguata alle minacce che dobbiamo affrontare: proteggere la nostra Patria, la sua sovranità e l’integrità territoriale, garantire la sicurezza del nostro popolo e del popolo dei territori liberati, ritengo necessario sostenere la proposta del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore Generale sullo svolgimento della mobilitazione parziale nella Federazione Russa.

Ripeto, si tratta nello specifico di mobilitazione parziale, ovvero saranno soggetti alla leva solo i cittadini che attualmente sono in riserva, e soprattutto coloro che hanno prestato servizio nelle Forze armate, hanno determinate specialità militari e relativa esperienza.

I richiamati al servizio militare, prima di essere inviati alle unità, subiranno a colpo sicuro un addestramento militare aggiuntivo, tenendo conto dell'esperienza di un'operazione militare speciale.

Ho quindi firmato il decreto sulla mobilitazione parziale.

Conformemente alla legge, le Camere dell'Assemblea federale - il Consiglio della Federazione e la Duma di Stato - saranno ufficialmente informate di questo oggi tramite lettere.

Le attività di mobilitazione inizieranno oggi, dal 21 settembre. Incito i capi delle regioni a fornire tutta l'assistenza necessaria al lavoro dei commissariati militari.

Vorrei sottolineare che i cittadini russi chiamati al servizio militare mediante mobilitazione riceveranno status, pagamenti e tutte le garanzie sociali del personale militare in servizio con contratto.

Aggiungo che il decreto sulla mobilitazione parziale prevede anche misure aggiuntive per adempiere all'ordinanza di difesa dello Stato. I capi delle imprese del settore della difesa sono direttamente responsabili della risoluzione dei compiti di aumento della produzione di armi, di attrezzature militari e del dispiegamento di capacità di produzione aggiuntive. A sua volta, tutte le questioni relative al materiale, alle risorse e al sostegno finanziario per le imprese della difesa devono essere risolte immediatamente dal governo.

Cari amici!

Nella sua aggressiva politica antirussa, l'Occidente ha superato ogni limite. Subiamo costantemente minacce contro il nostro Paese, la nostra gente. Alcuni politici irresponsabili in Occidente non parlano altro che di piani per organizzare la fornitura di armi offensive a lungo raggio all'Ucraina, sistemi che consentiranno attacchi contro la Crimea e altre regioni della Russia.

Tali attacchi terroristici, anche con l'uso di armi occidentali, sono già in corso negli insediamenti di confine delle regioni di Belgorod e di Kursk. In tempo reale, utilizzando sistemi moderni, aerei, navi, satelliti, droni strategici, la NATO effettua ricognizioni in tutta la Russia meridionale.

A Washington, Londra, Bruxelles stanno spingendo direttamente Kiev a trasferire le operazioni militari nel nostro territorio. Senza più nascondersi, dicono che la Russia dovrebbe essere sconfitta con tutti i mezzi sul campo di battaglia, seguita dalla privazione della sovranità politica, economica, culturale, in generale, di qualsiasi sovranità, con il completo saccheggio del nostro Paese.

Stiamo subendo anche un ricatto nucleare. Non si tratta solo del bombardamento della centrale nucleare di Zaporizhzhya, incoraggiato dall'Occidente, che minaccia una catastrofe nucleare, ma anche delle dichiarazioni di alcuni alti rappresentanti dei principali Stati della NATO sulla possibilità e sull'ammissibilità di usare armi di distruzione di massa contro la Russia - armi nucleari.

A chi si permette di fare simili affermazioni sulla Russia, vorrei ricordare che anche il nostro Paese dispone di vari mezzi di distruzione, per alcune componenti anche più moderne di quelle dei Paesi NATO. E se l'integrità territoriale del nostro paese è minacciata, useremo sicuramente tutti i mezzi a nostra disposizione per proteggere la Russia e il nostro popolo. Questo non è un bluff.

I cittadini della Russia possono essere certi che l'integrità territoriale della nostra Patria, la nostra indipendenza e la nostra libertà saranno assicurate, lo sottolineo ancora una volta, con tutti i mezzi a nostra disposizione. E coloro che stanno cercando di ricattarci con armi nucleari dovrebbero sapere che anche la rosa dei venti può girare nella loro direzione.

È nella nostra tradizione storica, nel destino del nostro popolo, fermare coloro che lottano per il dominio del mondo, che minacciano lo smembramento e la riduzione in schiavitù della nostra Patria, la nostra Patria. Lo faremo ora, e così sarà.

Credo nel vostro sostegno.

(Prima pubblicazione: 21-09-2022)

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