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di AMDuemila
L’ex direttore dell’ufficio detenuti audito dalla Commissione Antimafia
E sul caso Zagaria confessa: “Grave errore del mio ufficio

"Il ministro espresse apprezzamento per l'iniziativa in una videoconferenza di cui non ricordo la data", ma "successiva al 26 marzo". A dirlo è Giulio Romano, ex direttore dell’ufficio detenuti e trattamento del Dap, sentito oggi in Commissione Antimafia sulla famosa circolare del 21 marzo relativa alla segnalazione all'autorità giudiziaria di detenuti con patologie e a rischio di complicanze, e finita al centro delle polemiche dopo le scarcerazioni e le misure alternative ai detenuti nell'ambito dell'emergenza sanitaria. Dopo interlocuzioni e confronto sulla possibile circolare, il 21 marzo mattina alle 8.31, ha raccontato Romano ai componenti della Commissione, "scrivo una mail a Basentini (allora Capo Dipartimento del Dap, ndr) dicendo che mi pare che nella videocall" del giorno precedente "era emerso l'ok. Lui mi risponde: 'per me va benissimo'. Invio la circolare alla dirigente di turno specificando che c'era l'assenso del Capo Dipartimento". "Il contenuto" della circolare, ha sottolineato, era di "mera segnalazione, non c'era nessun riferimento di sorta alla detenzione domiciliare umanitaria". E quindi “il 21 marzo inviai la circolare al dirigente di turno", ha spiegato Romano, il quale era in quel momento in "isolamento precauzionale", lavorava da poche settimane al Dap e non aveva la "firma digitale".
Sempre sul tema della circolare Giulio Romano ha aggiunto che “la drammaticità" della situazione descritta da alcuni presidenti di tribunali di sorveglianza lombardi "deponeva per l'assoluta urgenza". C'era dunque, secondo Romano, "il presupposto di legittimazione del dirigente di turno alla sottoscrizione" della circolare nel giorno di sabato quando lo stesso Romano era assente in ufficio perché in isolamento fiduciario. Inoltre, a suo dire, “il clamore per cui 'circolare uguale scarcerazioni' è un messaggio sbagliato" e sarebbe stato proprio questo “clamore”, ha spiegato, e le polemiche a "privarmi della serenità" di poter continuare a svolgere il lavoro di direttore della direzione detenuti e trattamento rassegnando quindi le dimissioni in data 23 maggio. Romano, poi, rispondendo a una domanda del presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra sulle sue condizioni in termini giuridici ha risposto: "Ho chiesto di rientrare in ruolo il 21-22 mese scorso, la domanda è andata al capo del Dap e al Capo Gabinetto e trasmessa al Csm prima per la delibera della Commissione e poi per la delibera del Plenum, arrivata il 4 di questo mese”. "Non ho preso ferie per non lasciare scoperto l'ufficio - ha aggiunto - dove ci sono tante cose da fare, ora sono in attesa del decreto che stabilirà la data di rientro, se sarà un anticipato possesso potrebbe avvenire già domani o dopodomani, altrimenti dopo 15 giorni dalla pubblicazione del bollettino rientrerò alla procura generale della Cassazione".

Grave errore del mio ufficio sul caso Zagaria
Parlando di boss scarcerati a Palazzo San Macuto si è toccato il caso del capo mafia dei Casalesi, detenuto al 41bis, Pasquale Zagaria, fratello di Michele detto “Capastorta”. "Su Zagaria c'è stato un grave errore del mio ufficio”, ha confessato Romano. "E' stato accertato un errore nell'indicazione della posta elettronica del dipendente del Tribunale di Sassari, imputabile all'ufficio e al personale della direzione che io dirigevo", ha raccontato Romano. Inoltre, ha spiegato, il sistema "Calliope" consente di ottenere "ricevuta alla posta pec" mentre se l'invio è un indirizzo di posta ordinaria "non sai se è arrivata". Di questo problema "nessuno si era reso conto in precedenza e il problema ancora oggi è irrisolto". "Nel procedimento di citazione del Tribunale di sorveglianza di Sassari c'era la dipendente addetta alla ricezione di quel tipo di atto", ha spiegato Romano ed è bastato che il personale "leggesse quel nome da 'ai' in 'ia' perché quella mail non arrivasse mai".

Le rivolte nelle carceri
Per l’ex direttore dell’ufficio detenuti e trattamento del Dap “è certamente possibile ipotizzare" che l’ondata di proteste dei detenuti di inizio marzo “sia stata in qualche misura pilotata”. Tuttavia, ha precisato, “è probabile che sia stato il Coronavirus a scatenare la paura”.

Foto © Imagoeconomica

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