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Cosa avviene dopo la strage: indagini e depistaggi
Tra i “dati patologici” individuati dall'avvocato di Salvatore Borsellino vi è la collaborazione che il procuratore capo di Caltanissetta del tempo, Tinebra, richiede al Sisde: “Mai ufficialmente l'autorità giudiziaria aveva delegato attività ai Servizi, perché non si può fare, ma il 20 luglio 1992 si incontra con Contrada per decidere le indagini”. Repici ha nuovamente ricostruito il ruolo della Squadra mobile e le azioni che sono state portate avanti per arrivare alla confessione di Candura e Scarantino. “Il dominus di quella vicenda è la Squadra mobile - ha ribadito chiaramente Repici - E quello che è stato fatto è gravissimo. Le torture a Vincenzo Scarantino per convincerlo a confessare il suo ruolo nella strage di via D'Amelio rappresentano uno sforzo criminale, portato avanti da uomini dello Stato. Ma quelli non sono uomini dello Stato, sono banditi".
In particolare l'avvocato ha puntato il dito contro l'ex capo della Mobile Arnaldo La Barbera, definendolo "il principe del depistaggio", e sottolineando le condotte dei poliziotti Mario Bo, Vincenzo Ricciardi e Salvatore La Barbera, che quando vennero chiamati a deporre nel Borsellino quater si avvalsero della facoltà di non rispondere. Più di una stoccata il legale l'ha riservata anche al magistrato Ilda Boccassini, che aveva deposto a Caltanissetta: "La dott. Boccassini, in questo processo ci ha detto che la falsità di Scarantino emergeva dalla sua stessa confessione. Ma nel luglio '94, in una conferenza stampa insieme all'ex procuratore capo di Caltanissetta Giovanni Tinebra aveva osannato il lavoro svolto dagli investigatori e lo stesso Scarantino. La Bocassini è la stessa che arriva a dichiarare il falso sulla fuoriuscita di Genchi dal Gruppo Falcone e Borsellino. Non solo. Era stata proprio lei a redigere il primo verbale di interrogatorio di Scarantino. E sempre lei autorizza i colloqui investigativi al carcere di Pianosa di Scarantino quando già aveva avviato la collaborazione. Poi però scrive la lettera con cui passerà alla storia per aver scoperto l'inganno Scarantino”.
Secondo il legale, Scarantino era “Jolly di riserva per operazioni di depistaggio”. Il legale ha ricordato l'episodio raccontato da Vincenzo Agostino per cui proprio Arnaldo La Barbera gli mostrò, in un riconoscimento di Faccia da mostro, tra le foto anche quella del picciotto della Guadagna. E lo stesso Scarantino ha riferito che l'allora Capo della Polizia e Bo gli chiesero di “accollarsi anche l'omicidio dell'agente Agostino e della moglie Castelluccio”.
Tra gli aspetti approfonditi anche la vicenda delle intercettazioni abusive nell'abitazione della madre di Borsellino ed anche quelle risultanze che emergono nei primi processi su Pietro e Gaetano Scotto.

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