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Dietro la strage apparati di Stato
Secondo Repici “la strage di via D'Amelio non è stata fatta solo da Cosa nostra, ma anche da apparati dello Stato". L'avvocato ha richiamato le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza nella parte in cui parla della presenza di una persona non appartenente a Cosa nostra nel garage di via Villasevaglios, dove venne preparata l'autobomba usata in via D'Amelio. “Spatuzza – ha aggiunto – riconobbe questo soggetto in formula dubitativa come il funzionario del Sisde Lorenzo Narracci. Per intenderci colui che ricevette un minuto e venti secondi dopo la strage la telefonata mentre era con Contrada”. Repici ha anche sottolineato che le dichiarazioni rilasciate dal pentito di Brancaccio non sono totalmente differenti da quelle di Scarantino: “Come è possibile che quest'ultimo parla di Tinnirello e Tagliavia? Chi ha detto a Scarantino che questi due ricevettero l'auto da imbottire? Mistero”. Tornando sulle dichiarazioni che il falso pentito aveva rilasciato sulla presenza dei tre pentiti Cancemi, La Barbera e Di Matteo alla riunione nella villa di Calascibetta ha offerto una chiave di lettura nuova: “I negazionisti del depistaggio dicono che La Barbera, Bo e Ricciardi non avrebbero mai fatto mettere quei nomi. C'è da tener conto di alcune cose però su quei soggetti. Su Mario Santo Di Matteo vanno ricordate le intercettazioni con la moglie in cui non parla di Capaci, ma di via d'Amelio e di infiltrazioni della polizia.
Salvatore Cancemi, fino a quel momento, aveva raccontato solo un decimo di quel che sapeva mentre La Barbera, si scopre oggi, si trovava prima di essere arrestato, in un covo, quello di via Ughetti, dove c'erano uomini del Sisde che controllavano gli investigatori della Dia che indagavano proprio su Nino Gioé e lo stesso La Barbera”.

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