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Per dire no alle censure e alle mistificazioni della realtà ancora una volta torniamo sulla vicenda che ha visto protagonista il docente palermitano Costantino Visconti.
In un'intervista pubblicata sul Foglio il 20 luglio scorso auspicava che nelle scuole non vengano più invitati il magistrato Nino Di Matteo e il giornalista Saverio Lodato in quanto esponenti di un'antimafia che nel titolo veniva definita della "fuffa" in quanto “mette permanentemente in discussione i risultati che ottengono i corpi professionali dello stato nel contrasto a Cosa Nostra in nome di un inafferrabile oltre, di un sistema mafioso superiore e supremo che rimarrebbe sempre impunito” e “non dà mai soddisfazione a chi lavora sul campo”.
E quindi aggiungeva: “E' chiaro che fino a quando nelle scuole si continueranno ad invitare Saverio Lodato e Nino Di Matteo, che dicono che lo Stato è marcio, si darà un messaggio diverso alle nuove generazioni”.
Abbiamo raggiunto Dacia Maraini, una delle intellettuali più importanti dei nostri tempi, scrittrice, drammaturga, saggista e poetessa nonché profonda conoscitrice della Sicilia, per chiederle un parere su queste affermazioni, ma anche per ragionare su quello che è lo stato attuale sociale e culturale della lotta alla mafia.

Lei come vede la presa di posizione del professore Visconti?
Sarebbe stato meglio se avesse detto espressamente che non voglio Di Matteo e Lodato nelle scuole perché sono severi con la mafia. La gente avrebbe capito da che parte stanno. Mentre così si nascondono dietro un finto interesse per gli studenti per fare della censura pura e semplice.

Come va considerata la presa di posizione di cento studenti che, prendendo carta e penna, hanno espresso la propria contrarietà rispetto a censure, ribadendo il diritto di manifestare il proprio pensiero ed invitare anche chi più ritengono?
Che gli studenti prendano posizione in prima persona mi sembra una bella sorpresa. C’è troppa apatia in giro. Non posso che sentirmi vicina a loro e alla loro protesta.

Sono passati oltre trent'anni dalle stragi del 1992. Trenta da quelle del 1993. Stragi che sono state realizzate in un momento chiave per la vita del Paese, caratterizzato da instabilità, che nel mentre ha visto succedersi più compagini governative, nonché l'elezione di un nuovo Presidente della Repubblica. Dal suo punto di vista cosa è accaduto? Fu solo la mafia o c'erano anche complicità di Stato?
Purtroppo ci sono molti indizi che fanno pensare a una partecipazione nascosta dei servizi deviati. Perfino l’assassinio di Pasolini potrebbe ricadere in questa ipotesi. Non abbiamo le prove ma molti indizi portano a questa ipotesi.


pasolini c battaglia letizia

Pier Paolo Pasolini © Archivio Letizia Battaglia


Certo dagli anni delle stragi molte cose sono cambiate, le mafie sono cambiate. Così come l'antimafia. Però si ha la sensazione che molte cose, rispetto a quanto avvenuto, si siano dimenticate. Negazionismo? Revisionismo? E' solo questo o potremmo parlare di una vera e propria Restaurazione?
Credo che una società del mercato come quella che stiamo vivendo abbia come primo scopo quello di mettere a tacere  la memoria storica.  Come dice Bergson, la memoria  è la nostra coscienza e la globalizzazione non sopporta la coscienza perchè porta responsabilità. Comunque la parola Restaurazione mi sembra azzeccata. Ci stiamo dentro fino al collo.

C'è chi dice che oggi la mafia non spara più, quindi non è pericolosa. O che i grandi boss sono stati tutti catturati, quindi lo Stato ha vinto. E' stato così anche dopo l'ultimo arresto di Matteo Messina Denaro. C'è il rischio di una normalizzazione e banalizzazione dei fenomeni mafiosi e dei sistemi criminali?
Se la mafia non spara più è perché, dopo avere tanto sparato, ha capito che non le conviene usare la forza. E’ troppo clamorosa e suscita indignazione. Ora tutto avviene attraverso la corruzione e l’inquinamento politico e sociale.
Però non voglio dire che tutto sia uguale a prima. Falcone e Borsellino, con la geniale idea del maxiprocesso, ovvero la messa  in evidenza che si tratta di un sistema ben organizzato che vuole sostituirsi allo Stato e creare potere non solo accumulare denaro, hanno dato un colpo forte alla mafia. O per lo meno a una certa mafia guerresca e punitiva. Non so dire come potrà andare avanti questa nuova mafia dal colletto bianco, ma voglio essere ottimista e voglio dire, come Falcone, che la Mafia non è sempre esistita: è cominciata nell’Ottocento, con la crisi del feudalesimo, e finirà. Ma quando? Non si sa. Ma finirà. Così voglio credere e la mia stima e la mia fiducia in persone come di Matteo e Lodato è piena e spero molto in loro e nella loro generosità di pensiero e di azione.


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Paolo Borsellino e Giovanni Falcone © Shobha


Foto di copertina © Imagoeconomica

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La rubrica di Saverio Lodato


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