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Il Ministro degli Esteri russo: gli Stati Uniti, guidati dall’obiettivo di eliminare i dissidenti sulla scena internazionale

Il vertice BRICS, tenutosi a Johannesburg in Sud Africa dal 22 al 24 agosto, ha sancito l’ingresso nel raggruppamento di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Argentina, Etiopia, Iran e dell'Egitto. Si tratterà dunque del collettivo dei BRICS 11, un gruppo comprendente il 47% della popolazione mondiale e che, secondo InfoTEK, controllerà il 39% delle esportazioni globali di petrolio, il 45,9% delle riserve accertate e almeno il 47,6% di tutto il petrolio prodotto a livello globale.
Inoltre, se si concretizzasse l’ingresso di Venezuela, Algeria e Kazakistan come nuovi membri già nel 2024, il gruppo potrebbe controllare fino al 90% di tutto il petrolio e il gas commercializzati a livello globale.
Si tratterebbe di un colossale stravolgimento geopolitico dato dalle nuove transazioni che saranno regolate in valute locali bypassando il dollaro statunitense, il cui riconoscimento come principale moneta di scambio delle materie prime, di fatto, tiene ancora in piedi l’impero americano.
E il processo di de-dollarizzazione è di fatto già in atto, con la quota di riserve valutarie nel mondo, scesa dal 73% nel 2011 al 58% nel 2023.
Il Ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, parlando a margine dell’incontro ha contrapposto la nuova alleanza alla strategia egemonica dell’Occidente contro i paesi non allineati.
Siamo diversi qui. Siamo onesti qui. L'uguaglianza è garantita per ciascun partecipante e se qualcuno non è soddisfatto di questa o quella decisione, non ci sarà consenso. Se qualcuno ha disagio, tutti gli altri cercano in tutti i modi di trovare formulazioni, soluzioni che aiutino a garantire l'unità. Raggiungere il consenso e non seguire i comandi del capo", ha affermato il ministro, interpretando l’esponenziale crescita dei BRICS, con la presa di coscienza collettiva che l'obiettivo degli Stati Uniti è “eliminare dissidenti sulla scena internazionale”.
Siamo in Africa. Guardate come gli americani "corteggiano" i paesi africani, dettando loro letteralmente la loro volontà", ha continuato il capo del ministero degli Esteri russo, ricordando la legge adottata l'anno scorso negli Stati Uniti sul "blocco della politica malvagia della Russia in Africa". Secondo il diplomatico, il documento, di meno di 20 pagine, cita 10 volte la Russia e la Cina come il principale ostacolo alla prosperità dell'Africa.
È tutto visibile. come gli americani e i loro più stretti alleati chiedono che i paesi africani accettino inviti a eventi a cui l'Occidente è interessato e non partecipino a quelli organizzati con la partecipazione della Federazione Russa. È tutto visibile. Un paese normale non può tollerare un atteggiamento simile nei confronti di se stesso. A molti sembra che non sia molto utile resistere da soli a tale pressione. Vedono l'Organizzazione come un alleato, un baluardo del mondo multipolare che tutti noi dobbiamo formare, seguendo le tendenze oggettive dello sviluppo mondiale”, ha affermato il diplomatico.
Il Ministro degli Esteri russo ha anche posto l’accento sull’approccio adottato da Mosca nelle relazioni bilaterali con i Paesi africani, contrapposto alla logica neocoloniale ancora perseguita dall’Occidente, che starebbe spingendo molti stati a cambiare alleanze.
In questo incontro e al vertice Russia-Africa a San Pietroburgo, gli africani ci hanno detto che non hanno bisogno di ricevere cibo, hanno chiesto tecnologie su come coltivare il grano in modo efficiente, come lavorarlo e trasformarlo. Lo stesso vale per molte altre cose. Il presidente dell'Uganda, YK Museveni, ha fornito un esempio del genere. Il mercato mondiale del caffè è stimato a poco più di 450 miliardi di dollari, di cui i paesi produttori di caffè ricevono solo 25 miliardi di dollari in materie prime. Se prendiamo l’Africa, tutti i paesi africani ricevono meno di 3 miliardi di dollari per i chicchi di caffè venduti in Occidente, mentre la sola Germania, vendendo materie prime trasformate come prodotti finiti, riceve 7,5 miliardi di dollari, 2,5 volte di più di tutta l’Africa”, ha continuato.


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Vertice BRICS


Riforma dell’ONU
Un importante accenno è stato fatto sulla necessità di riformare l'Organizzazione delle Nazioni Unite, estendendo la rappresentanza anche ai paesi in via di sviluppo, non necessariamente sottoposto all’egemonia statunitense.
Quando parliamo di giustizia e democratizzazione, non possiamo tollerare il fatto che su 15 membri del Consiglio di Sicurezza, 6 rappresentano il "campo" degli Stati Uniti, completamente subordinati alla loro volontà. Ne abbiamo parlato ieri e oggi. Nei documenti che abbiamo adottato c'è un paragrafo che conferma l'impegno dei paesi BRICS nella riforma del Consiglio di Sicurezza nell'interesse di una maggiore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo. Cita l'India, il Brasile e il Sudafrica come Stati di cui apprezziamo il ruolo attivo nell'Organizzazione mondiale e desideriamo che venga rafforzato nel quadro del Consiglio di Sicurezza”, ha continuato Lavrov, che ha denunciato come più di un terzo dell'attuale composizione del Consiglio di Sicurezza rappresenta i paesi del cosiddetto “miliardo d'oro”, mentre i restanti 7 miliardi sono sottorappresentati.

Sul colpo di Stato in Niger ed il possibile intervento militare dell’ECOWAS
Lavrov è infine entrato nel merito sulla destabilizzazione del continente africano che perdura ancora oggi, evocando le prime cause, individuabili nella guerra illegale contro la Libia, condotta dalla NATO nel 2011.
La zona del Sahara-Sahel in Africa soffre di terrorismo dal 2011, quando la NATO distrusse la Libia, distrusse lo stato libico, sostenendo i terroristi, che "incitarono" contro Gheddafi. Quando la Libia cessò di esistere, divenne un "buco nero", un "cortile di passaggio", attraverso il quale milioni di migranti illegali si precipitarono verso nord e verso sud - gli stessi banditi che l'Occidente usò per rovesciare il regime di Gheddafi. Ora questi “ragazzi” hanno già creato qui e stanno rafforzando gruppi affiliati all'ISIS e ad Al-Qaeda. I francesi, che per lungo tempo hanno sostenuto attivamente l'opposizione di Gheddafi e li hanno aiutati con le armi, stanno ora lasciando il Mali. E anche la missione dell'Ue”.
In merito ai recenti colpi di Stato africani, il Ministro degli Esteri russo, ha descritto come tra le possibili cause vi potrebbe essere la connivenza decennale dei governati con l’Occidente, che non avrebbero aiutato a risolvere i problemi della popolazione.
I cosiddetti colpi di stato hanno già avuto luogo in Mali, Guinea e Burkina Faso. Non sono andato in profondità. Quando una certa parte della società, in questo caso i militari, vede che il sistema di relazioni con l’Occidente, che i governanti di questo rispettivo paese hanno costruito e di cui sono personalmente soddisfatti, non aiuta a risolvere i problemi dell’intera popolazione, allora questi fattori non possono essere scartati”, ha detto Lavrov, concludendo di non credere che l’invasione del Niger porterà benefici ad alcuno.
Una forza è già stata creata da un’altra parte dell’ECOWAS per contrastare l’invasione. Non auguro agli africani questo tipo di scenario. Sarà distruttivo e distruttivo per un gran numero di paesi e migliaia di persone”.

Foto © Imagoeconomica

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