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di Aaron Pettinari e Davide de Bari - Foto

L'intervento del presidente di Libera dal palco di Padova

Erano 50 mila persone oggi a Padova che hanno marciato per la città in ricordo di tutte le vittime di mafia. Un corteo che ha visto sfilare tantissimi giovani e bambini. Da Park Piazzale Boschetti al palco allestito da Libera nel Prato della Valle. Tra i tanti manifestanti il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho e Nando dalla Chiesa insieme a tutti i familiari vittime di mafia. Arrivati al palco è poi arrivato il momento più atteso ed emozionante, quello della lettura dei nomi delle tantissime vittime di mafia che ogni anno aumentano sempre di più. Dopo di questo ha concluso la manifestazione il presidente di Libera, don Luigi Ciotti che sulle vittime ha detto: "Abbiamo un debito di riconoscenza verso chi è stato ucciso, chi è solo o lo è rimasto. Sono morti ma in realtà sono ancora vivi perchè i loro sogni e speranze devono camminare sulle nostre gambe". Non sono mancate parole sul sistema di riconoscimento di queste ultime: "Bisogna rivedere tutto il sistema di riconoscimento delle vittime. Ci sono troppe situazioni in sospeso, troppe storie che non si conosco. E' da 163 anni che parliamo di mafia e questo non è possibile in un Paese civile".
Don Ciotti ha rivolto un pensiero a Silvia Romano, Giulio Regeni, Miran Hrovatin ed Ilaria Alpi. “Il nostro pensiero oggi va innanzitutto ai ragazzi di San Donato Milanese, va a padre Dell’Oglio, di cui non sappiamo più nulla, il pensiero va a questa splendida ragazza di 23 anni, Silvia Romano, cooperante in Africa. - ha sostenuto - Non possiamo dimenticare la nostra gente. Abbiamo bisogno di notizie, abbiamo bisogno di verità”. Ha anche ricordato la morte di Augusta Schiera, madre dell'agente assassinato Nino Agostino, insieme a sua moglie Ida Castelluccio e del bambino in grembo. "Ci ha lasciato detto che al cimitero sulla sua lapide ci sia scritto una mamma che attende la verità dopo la morte - ha detto - dobbiamo dare la verità perchè così si costituisce la giustizia. Se n' è andato anche Mario Congiusta che fino all'ultimo momento ha chiesto verità". E poi ha aggiunto: “C’è gente che ha deciso di metterci la faccia e far capire da che parte sta. In questo momento nel nostro paese dobbiamo alzare la voce mentre tanti scelgono un prudente silenzio”.

Le aree grigie delle mafie
Il discorso di don Ciotti è poi entrato nel vivo: "Il nemico non sono i migranti ma le mafie. Le aree grigie della mafia sono i vuoti di democrazia e di giustizia sociale. Le mafie sono forti quando la democrazia è debole e i diritti di tutti diventano di pochi". Il prete ha poi lanciato un allarme: “Le mafie sono presenti in tutto il territorio nazionale, si sono rese più flessibili e reticolate, sono loro che fanno rete e crescono nelle alleanze. Soprattutto sono diventate imprenditori e imprenditrici e non possiamo dimenticare queste area grigia di commistione tra legale e illegale”. E ancora: “La mafia è un avversario difficile da scoprire, ma dobbiamo essere riconoscenti al lavoro di magistratura e forze di polizia. Non dobbiamo lasciarli soli e la politica deve dare strumenti: ci vogliono meno leggi e più legge nel nostro paese. Ci vogliono leggi più forti e categoriche. Ci vuole una risposta di cittadini responsabili che si assumano la loro pare di responsabilità. La democrazia chiede a ciascuno di noi di fare la sua parte”.
Per il presidente di Libera "dobbiamo avere l'onestà di riconoscere che le mafie hanno occupato quei vuoti, si sono installate in mezzo a noi. E' questo anche perchè sono diventate simili a noi. Hanno acquisito modi e sembianze più rassicuranti. La mafiosità è quel modo di sentire quell'interesse privato che non si fa scrupolo di violare leggi e costruire a propria misura". La mafiosità significa anche "mettere l'io davanti a tutti non possiamo dimenticare la natura delle mafie e della corruzione che corrodono il tessuto sociale con la corruzione. E' un avversario che tende a succhiare le energie a poco a poco. Noi non possiamo stare zitti ed inerti. Dobbiamo far sentire la nostra voce e impegnarci per questo furto di verità, giustizia e libertà". Riferendosi a Palermo che "non è più quella di 27 anni fa" oggi è "una città meravigliosa". "Loro, però, sono ancora vivi i mafiosi per questo occorre una rivoluzione politica, culturale e della società. - ha continuato - C'è bisogno di una politica che risani una democrazia malata di ingiustizia, di eugualianza e una rieducazione alla co-responsabilità".
Un altro tema toccato dal prete è stato quello delle donne che si ribellano alla mafia e cercano un futuro migliore per i propri figli. "Ancora una volta le donne per amore dei figli chiedono una mano e non soldi. Quello che chiedono è di essere aiutate ad uscire da quei circuiti perché vogliono che i figli crescano non nelle famiglie mafiose, ma nella comunità. C'è ne sono tante non lasciamole sole".


Un sistema dove contano più le cose che le persone
Don Ciotti ha anche parlato dell'immigrazione: "Non possiamo continuare a difendere e tollerare un sistema nel mondo dove le cose contano più delle persone. Il sistema economico dell'occidente ha depredato e derubato intere zone del pianeta". E dopo queste considerazioni ha sostenuto: "I migranti sono vittime che vengono rappresentate come colpevoli in una falsificazione della realtà. Di questo dovremmo dare conto a Dio". "Io sto con la nave mediterranea - ha continuato don Ciotti - sto anche con Roberto Saviano che scrive parole per alzare le coscienze".

La speranza nei giovani
"I giovani ci danno forza e speranza per questo impegno e responsabilità. - ha detto il presidente del Gruppo Abele - Voi siete immuni agli egoismi e non corrotti dalla sete di denaro. Voi siete sensibili all'utopia. Non dovete temere di alzare la voce quando alcuni scelgono il silenzio". Sempre ai ragazzi che don Ciotti ha conosciuto durante i mesi della presentazione in tutta Italia del rapporto LiberaIdee si è rivolto: "Cari giovani in questi mesi in questa terra ma non solo qui e ovunque. Avete espresso il vostro essere aperti alla vita e alla conoscenza. Il vostro desiderio di nutrivi non di parole vuote ma di concretezza e di vita. Ho colto la vostra fragilità verso la precarietà e il futuro che è un'immagine confusa. Non rassegnatevi, la vostra risposta deve essere forte. Tocca a tutti noi prendere coscienza che una società che non si cura dei giovani non si cura del nostro avvenire. Vi supplico di non smettere di essere fragili come è la condizione umana, saperlo ci rende forti. Una società forte la riconosce, invece se si chiude allontana la fragilità degli altri per non riconoscere la propria". Le priorità per don Ciotti? "Scuola e lavoro sono priorità di una società aperta al futuro. - ha sostenuto - E' la conoscenza la via maestra del futuro, abbiamo bisogno di parole e di pensieri che sappiano interpretare i mutamenti che sappiano orientarci. Sono fondamentali i percorsi educativi".

Un futuro che non chiede di attenderlo
"Il futuro ci chiede di andare incontro, non di attenderlo con le nostre ansie e paure; ci chiede di accoglierlo. C'è bisogno di una nuova etica e un nuovo umanesimo. - ha detto il presidente di Libera - Abbiamo bisogno di conoscenza e soprattutto la relazione è l'essenza della vita e gli altri sono i termometri della nostra umanità". Riferendosi a don Peppe Diana il prete ha ricordato: "Don Peppe aveva scritto alla sua gente che bisognava salire sui tetti per annunciare parole di vita. Dobbiamo salire anche noi sui tetti per parlare di vita". "Ci vuole una rivoluzione culturale e di mentalità per comprendere che il cambiamento non è un dato ma una con quiesta; non un nastro di partenza ma uno striscione di arrivo che richiede lotta e sofferenza. - ha concluso - Un cammino con alti costi, di incomprensione e sacrificio, a cattivi giudizi ma non ci fermiamo. Forse non ci sarà alcun fischio finale che chiude la partita, bisognerà sempre giocare ulteriori tempi supplementari. Noi ci siamo e ne vale la pena".

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