“La battaglia dei palestinesi per uno Stato sovrano e indipendente con capitale a Gerusalemme Est è persa per sempre a meno che l’Unione europea non riapra il discorso”. Così il professore di Sociologia del terrorismo Alessandro Orsini questa mattina sul Fatto, secondo cui l’Ue dovrebbe usare le uniche due armi di cui dispone. “La prima è colpire Israele con le sanzioni: 4.000 bambini palestinesi massacrati in tre settimane imporrebbero questa misura - ha spiegato -. La seconda è colpire Netanyahu (in foto) con un mandato di cattura della Corte penale internazionale: 8.000 civili palestinesi massacrati in tre settimane giustificherebbero questa misura. Netanyahu, con i consensi ai minimi storici, cadrebbe quasi certamente”. Secondo il docente, “l’Ue non vuole prendere decisioni concrete per il rispetto del diritto internazionale in Palestina; vuole fare soltanto retorica. D’altra parte, una documentazione storica esorbitante dimostra che l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno sempre lavorato per affossare i palestinesi in favore del colonialismo d’Israele. I palestinesi sono i "pellerossa" d’Israele. Come potrebbe essere diversamente con un ministro per la Sicurezza nazionale come Itamar Ben-Gvir, ammiratore dichiarato di Baruch Goldstein, il terrorista della strage contro la moschea di Hebron del 1994? L’Unione europea parla tanto dei palestinesi per nascondere l’inazione pro-occupazione israeliana sotto un fiume di parole”. Stando all’analisi di Orsini, i palestinesi non avranno mai un proprio Stato sovrano e indipendente con capitale a Gerusalemme Est, “perché è venuta meno la condizione necessaria, ancorché insufficiente, affinché le risoluzioni Onu trionfino”. Si tratta del “bilanciamento delle forze o la possibilità che i dominati acquisiscano nuove quote di potere per sfidare i dominatori - ha aggiunto -. Detto più semplicemente, i palestinesi non hanno le forze per minacciare l’esistenza d’Israele e ne avranno sempre meno in futuro. In secondo luogo, gli Stati che un tempo mordevano Israele hanno perso i denti. Siria, Iraq, Yemen e Libano, dilaniati dalle guerre civili, sono buchi neri. Egitto e Giordania hanno un trattato di pace con Israele ed entrambi dipendono dalla Casa Bianca per gli aiuti economici e militari. La storia dell’Arabia Saudita viaggia in direzione opposta a una guerra con Israele mentre l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen in Cisgiordania ha la forza di un morto”.
Quanto al divario tra Hamas e Israele, Orsini ha evidenziato i rispettivi investimenti militari. Hamas spende “un milione di dollari l’anno per il suo braccio armato contro i 23,4 miliardi di dollari spesi da Israele per l’esercito nel 2022 - si legge sul Fatto -. Hezbollah, con i suoi 150.000 missili circa, potrebbe mettere in ginocchio Israele, ma non può perché le navi americane puntano le loro armi contro i suoi domini. Se Hezbollah spara su Israele, gli Stati Uniti sparano su Hezbollah. I missili dell’Iran potrebbero creare qualche danno limitato, ma Israele possiede testate nucleari e un’aviazione impressionante”. A destabilizzare lo scenario è la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan che potrebbe aiutare Hamas, “ma non può spedire le sue armi a Gaza sotto embargo”. “Immaginiamo quindi che la Turchia attacchi direttamente Israele e che Netanyahu minacci la Turchia con le armi nucleari. La Turchia potrebbe cadere sotto l’ombrello nucleare del Pakistan, ma uno scontro nucleare Ankara-Tel Aviv via Islamabad sembra fantascienza, sebbene questa ipotesi sia discussa da alcuni tra i massimi generali americani”, ha concluso Orsini.
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