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Si tratta del giorno più drammatico per la Striscia. Israele ritarda invasione di terra mentre Hamas rilascia altri due ostaggi

E’ stata una domenica di sangue quella di ieri nella Striscia di Gaza. I raid aerei israeliani, secondo l’emittente qatariota Al Jazeera, hanno ucciso 400 palestinesi nell’arco di 24 ore. Si tratterebbe dunque del “bombardamento più pesante” dall’inizio della guerra, il 7 ottobre, tra Hamas e Tel Aviv. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, sono stati registrati almeno 25 attacchi aerei israeliani contro aree residenziali del territorio palestinese, che ospita più di 2 milioni di persone. Wafa ha aggiunto che molti degli attacchi hanno colpito case civili senza alcun preavviso. 
Hamas afferma che solo nella notte gli attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza hanno ucciso almeno 60 palestinesi. Mentre stamane almeno 17 persone sono rimaste uccise in un bombardamento israeliano nell’affollato rione di Jabalya, a nord di Gaza, come riferisce il ministero degli Interni di Gaza, secondo cui si tratta di membri del clan familiare el-Batash, parenti di uno dei leader politici della Jihad islamica. A quanto pare, secondo testimoni sul posto, sotto le macerie ci sono altre vittime. Fonti locali aggiungono che gli abitanti di Jabalya hanno finora ignorato i ripetuti appelli giunti dalle forze armate di Israele di spostarsi nel sud della Striscia, oltre il Wadi Gaza.
Secondo le Forze di difesa israeliane (Idf) nei bombardamenti sarebbero stati colpiti 320 obiettivi di Hamas e della Jihad Islamica. Durante la notte, si legge in una nota dell’Idf condivida sulla rete “X”, l’aeronautica israeliana ha colpito i tunnel dove si nascondevano gli agenti di Hamas e della Jihad islamica, siti militari, punti di osservazione e postazioni di mortai e missili anticarro. Inoltre, aggiunge l’Idf, le forze di fanteria, artiglieria e carri armati hanno colpito un certo numero di cellule terroristiche di Hamas a Gaza, inclusa una che pianificava di effettuare un attacco missilistico al confine. Intanto, però, i morti sono oltre 5.000 a causa degli stessi bombardamenti dall’inizio della guerra, come ha reso noto il ministero della Sanità di Hamas.
In questo senso Russia, Iran e Turchia hanno lanciato un appello a porre fine al “prendere di mira dei civili innocenti” nel corso del conflitto tra Israele e Hamas dentro e intorno alla Striscia di Gaza. I ministri degli Esteri dei tre Paesi, insieme a quelli di Armenia e Azerbaigian durante un incontro a Teheran, “si sono scambiati opinioni sulla situazione a Gaza” e “hanno sottolineato la necessità di porre immediatamente fine agli attacchi contro i civili innocenti”, si legge in una dichiarazione congiunta.

Borrell e Biden chiedono cautela a Tel Aviv
Anche l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno iniziato a chiedere cautela e rispetto per i diritti umani a Israele. Il presidente Usa Joe Biden e i leader di Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia hanno ribadito “il loro sostegno a Israele e al suo diritto di difendersi dal terrorismo” ma altresì “hanno chiesto il rispetto del diritto internazionale, compresa la protezione dei civili”, riferisce la Casa Bianca in una nota sul colloquio tra il presidente americano e Rishi Sunak, Justin Trudeau, Emmanuel Macron, Olaf Scholz e Giorgia Meloni. I leader hanno accolto con favore l’annuncio dei primi convogli umanitari a Gaza e hanno chiesto il rilascio immediato degli ostaggi” nelle mani di Hamas.
L’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell al termine del Consiglio in Lussemburgo ha detto che gli Stati membri dell’Ue sono favorevoli a una tregua umanitaria. “I ministri preparano il Consiglio Europeo e credo che ci sia sufficiente consenso”, ha affermato. “Al Cairo - ha aggiunto ricordando il vertice di sabato in Egitto - si è parlato di una riduzione della violenza, più che di una pausa, ovvero di un obiettivo più ambizioso, perché la pausa significa l’interruzione di qualcosa che poi riprende mentre un cessate il fuoco è un accordo più ampio fra le parti”. “La pausa umanitaria - ha però spiegato Borrell - non la può decretare la Ue, noi al massimo la possiamo favorire: chi la deve attuare sono le parti in conflitto”.
Sempre Borrell ha affermato che “non si ottiene la pace per il futuro infliggendo ai bambini di Gaza le stesse sofferenze da quelli israeliani”. “Ogni diritto ha dei limiti e in un assedio non ci può essere un taglio dell’acqua e dell’elettricità, lo abbiamo detto più volte così come abbiamo condannato fermamente gli attacchi brutali di Hamas”, ha precisato.
Israele, però, da canto suo, tramite un alto funzionario, ha riferito che non allenterà la repressione, specie quella militare. Non ci sarà “nessun cessate il fuoco” a Gaza mentre gli Stati Uniti e il Qatar lavorano per liberare più di 200 ostaggi detenuti da Hamas nell’enclave assediata ha detto un funzionario alla Cnn. “Non si può permettere che gli sforzi umanitari abbiano un impatto sulla missione di smantellare Hamas”, ha detto il funzionario. 


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Ritardata l’invasione di terra
Israele avrebbe deciso di “ritardare” l’offensiva di terra in attesa dell’arrivo di altre forze Usa nella regione. Lo ha riferito la Radio militare israeliana secondo cui gli Usa hanno fatto sapere a Israele la loro intenzione di schierare altre forze in Medio Oriente in vista dell’operazione di terra a causa delle minacce dell’Iran di agire su vari fronti”. La Radio militare ha detto che questa non è l’unica ragione del rinvio ma che ce ne sono anche altre, tra cui la presenza nel nord della Striscia di Gaza di 350mila civili palestinesi.
Su questa linea, gli Stati Uniti hanno suggerito a Israele di sospendere la sua incursione nella Striscia di Gaza anche per consentire la prosecuzione dei negoziati sugli ostaggi e per consentire che maggiori aiuti raggiungano i palestinesi all’interno della Striscia, scrive il New York Times, secondo cui l’amministrazione Biden penserebbe anche a prepararsi contro possibili ritorsioni da parte di gruppi sostenuti dall’Iran nei confronti dei militari statunitensi nella regione, che probabilmente aumenteranno una volta iniziata la campagna di Israele a Gaza. 

Gli sforzi di Spagna e Francia
Sul fronte diplomatico la Spagna sembra quella più intenzionata a fare sul serio per raggiungere la pace. “Dobbiamo avere la forza di promuovere una conferenza internazionale di pace che porti alla creazione di uni stato palestinese”, ha detto il ministro degli Affari esteri spagnolo, José Manuel Albares, arrivando in Lussemburgo (la Spagna detiene la presidenza di turno dell’Ue). “L’Ue deve parlare con una sola voce e dobbiamo condannare sia la violenza di Hamas che gli attacchi alla popolazione civile di Gaza”, ha aggiunto. “Questo è il momento di una tregua: che si fermi la violenza e si guardi avanti”.
Sul fronte francese, il presidente Emmanuel Macron discuterà - nella sua visita domani in Israele - della creazione di uno Stato palestinese, “come previsto dall’ipotesi dei ‘due Statì, che la Francia ha sempre sostenuto”. Lo ha reso noto in serata una fonte dell’Eliseo. La stessa fonte ha precisato che Macron - che potrebbe incontrare anche Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese – discuterà anche di una “fine della colonizzazione” da parte israeliana. Nel corso della sua visita di domani in Israele Macron chiederà la “ripresa di un vero processo di pace” per la creazione di uno stato palestinese, al fianco dello stato israeliano, il che significa anche la “fine della colonizzazione” in Cisgiordania, ha affermato l’Eliseo. “L’unico modo per essere utili - hanno proseguito le fonti presidenziali - è 1) fornire solidarietà ad Israele 2) assumere impegni molto chiari contro i gruppi terrorristi 3) riaprire una prospettiva politica”. Nel corso della missione a Tel Aviv, Macron incontrerà tra gli altri il presidente israeliano Isaac Herzog nonché il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Previsti anche incontri con le famiglie delle vittime francesi di Hamas. 

Hamas libera altri due ostaggi e si attende il rilascio di altri 50
Le Brigate al Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno liberato altri due ostaggi, le israeliane Nurit Yitzhak e Yocheved Levschitz. Lo ha annunciato il portavoce Abu Obeida in un post su Telegram, specificando che la mediazione è stata compiuta dall’Egitto e dal Qatar. “Abbiamo deciso di farlo per urgenti ragioni umanitarie e di salute”, ha detto. Il rilascio è stato confermato da Israele. Sabato 21 ottobre erano state liberate le prime due prigioniere, una madre e una figlia statunitensi.
Secondo fonti di Gaza, la conclusione di un accordo per il rilascio di alcuni ostaggi con doppia cittadinanza è attualmente in corso, con la mediazione del Qatar. Lo riporta il canale israeliano I24, sottolineando che “la Croce Rossa è in procinto di accogliere un gruppo di circa 50 rapiti con doppia cittadinanza”. Secondo le fonti, il trasferimento “avverrà nella zona di Khan Yunis, nel sud della Striscia”. “Se non dovessero emergere nuovi ostacoli, si prevede che un accordo verrà raggiunto nelle prossime ore”, riferisce I24, precisando che nell’ambito dell’operazione nelle ultime ore sono stati sospesi i raid israeliani su Gaza. 

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