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Da narcos e killer di cosa nostra a collaboratore di giustizia

L'infanzia, le prime ruberie, il carcere, la sua militanza in Cosa Nostra e infine il pentimento.
Sono questi gli argomenti toccati da Gaspare Mutolo, uno dei principali collaboratori di giustizia in Italia, durante la trasmissione radiofonica "I Germogli della Legalità" andata in onda il 12 agosto.
Il pentito ha parlato della sua famiglia di origine e del suo lavoro in officina, iniziato dopo essere stato espulso dalla suola per "aver tirato un calcio alla gamba ad un professore".
"Vedevo tanti signori lì in officina - ha detto Mutolo - e ogni tanto io ci andavo a comprare delle sigarette e loro mi regalavano qualche cento lire".
Mutolo ha raccontato anche di essere finito in galera all'età di 23 anni e di aver conosciuto in cella il futuro capo dei capi di Cosa Nostra Salvatore Riina con il quale era riuscito ad istaurare in poco tempo un rapporto di profonda simpatia e fiducia. "Quando giocavamo a dama io lo lascivo vincere e una volta l'ho difeso quando una persona a cercato di aggredirlo" ha detto Mutolo, ricordando anche il suo successivo distacco da Cosa Nostra proprio durante il periodo della seconda guerra di mafia, definita dal pentito come "una carognata in cui l'amico ammazzava l'amico per rubargli tutto quello che aveva". Questo distacco lo aveva portato successivamente alla decisione di collaborare con la giustizia e a una nuova ragione di vita: "Cercare di far capire alle persone che la mafia è male" e che bisogna impegnarsi in cause a favore della vita e del prossimo.

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