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Confermato l'impianto dell’accusa sul "direttorio" della 'Ndrangheta

Dopo sei ore di camera di consiglio, mercoledì sera, presso l'aula bunker di Reggio Calabria, è stata letta la sentenza della Corte d’Appello (presieduta da Francesca Di Landro) per il processo "Gotha", celebratosi con il rito abbreviato.
Di fatto è stato confermato l'impianto accusatorio con l'accoglimento delle richieste dei pubblici ministeri Walter Ignazitto e Stefano Musolino.
In particolare la Corte d'Appello ha rideterminato a 15 anni e 4 mesi di carcere la pena per l'avvocato Giorgio De Stefano (20 anni in primo grado), considerato dalla Dda assieme all’avvocato Paolo Romeo (imputato con il rito ordinario ed ancora sotto processo assieme all’ex senatore Antonio Caridi e all’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra), come “il motore immobile del sistema criminale” che ha governato la città dello Stretto.
Il processo "Gotha" è nato dalla riunione delle inchieste "Mamma Santissima", "Reghion", "Fata Morgana" e "Sistema Reggio" coordinate, oltre che dai pm Ignazitto e Musolino, anche dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e dal sostituto Roberto Di Palma.
Un processo importante perché certifica l'esistenza di un organismo verticistico e piramidale della 'Ndrangheta di cui proprio l'avvocato Giorgio De Stefano è uno dei capi di questo direttorio che di fatto prendeva le decisioni più importanti e macro-strategie che puntavano ad alterare “l’equilibrio degli organi costituzionali”.
Proprio in primo grado De Stefano era stato definito come il "vero e proprio capo ed organizzatore del sodalizio unitariamente inteso, in qualità di partecipe della componente 'invisibile' della ‘Ndrangheta - unitamente a pochi altri membri, nel numero di sei-sette, tra i quali certamente il sodale Romeo Paolo - struttura di vertice chiamata a svolgere compiti di direzione strategica e, in ultima analisi, di gestione 'occulta' delle scelte di politica criminale del sodalizio di stampo mafioso".
La decisione dei giudici in appello, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, non sembrerebbero discorsi troppo da queste conclusioni.
Tra stralci e ricusazioni che hanno diviso il processo in diversi filoni, in questo stralcio sono stati giudicati colpevoli anche Mario e Domenico Stillitano (rispettivamente sono stati condannati a 15 anni e 4 mesi di carcere e 14 anni e 4 mesi di carcere), Antonino Nicolò (13 anni e 10 mesi), Antonino Araniti (8 anni), Roberto Franco (13 anni e 8 mesi), l’imprenditore Emilio Angelo Frascati (8 anni) e Domenico Marcianò (9 anni e 4 mesi). È stato condannato a due anni di reclusione per corruzione anche l’ex sindaco di Villa San Giovanni Antonio Messina per il quale la Corte d’Appello non ha riconosciuto l’aggravante mafiosa.
Sono stati assolti, infine, Bruno Nicolazzo, Gaetano Tortorella, Andrea Santo Tortora, Elena Mariaserena Inuso, Maria Antonietta Febbe, Saveria Saccà, Giovanni Cacciola e Carmelo Salvatore Nucera.
Per la Dda, Giorgio De Stefano era il “consigliori” storico della famiglia di Archi, un soggetto “riservato” della ‘ndrangheta di cui sarebbe stato una testa pensante al pari dell’avvocato Paolo Romeo, l’ex parlamentare del Psdi che ha scelto il rito ordinario.

Foto © Imagoeconomica

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