Oggi l’incontro al Cairo tra le delegazioni, il clima è positivo. Ma l’invasione di Rafah resta dietro l’angolo. Abu Mazen avverte: "Sarebbe il più grande disastro nella nostra storia"

Potrebbero essere a una svolta le trattative per una tregua a Gaza tra Israele e Hamas. Un alto funzionario di Hamas ha detto all’agenzia di stampa Afp che il gruppo palestinese "non ha grossi problemi" con l'ultima proposta di Israele ed Egitto per un cessate il fuoco a Gaza.
"L'atmosfera è positiva, a meno che non vi siano nuovi ostacoli da parte di Israele. Non ci sono grossi problemi nelle osservazioni e nelle richieste che Hamas presenterà riguardo ai contenuti" della proposta, ha detto il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato, alla vigilia dell'incontro al Cairo con Egitto e Qatar in cui è attesa una risposta di Hamas.
"L'unico modo per evitare l'ingresso a Rafah è raggiungere un accordo sugli ostaggi”, ha detto a Times of Israel una fonte israeliana secondo cui c'è una forte pressione internazionale affinché l'operazione non abbia luogo. "Nessuno - ha ammesso la fonte - vuole che Israele entri a Rafah". Secondo la stessa fonte, nella sua controproposta Israele ha fatto "grandi concessioni", incluso il ritorno dei palestinesi sfollati nel nord della Striscia: una delle principali richieste di Hamas. La fazione islamica, guidata da Khalil al-Hayya, è oggi al Cairo e potrebbe dare la sua risposta.
L’importanza degli ostaggi per Israele è stata sottolineata anche da Benny Gantz, ministro del gabinetto di guerra. “Il ritorno degli ostaggi israeliani a casa è più importante dell'operazione militare a Rafah”, ha affermato. L’ex capo di stato maggiore ha risposto al leader di destra radicale Bezalel Smotrich al quale ha sottolineato che "il governo non avrebbe diritto di esistere se i suoi membri impedissero una intesa sugli ostaggi". "Entrare a Rafah - ha scritto su X Gantz - è importante nella nostra lunga campagna contro Hamas, ma il ritorno degli ostaggi catturati il 7 ottobre è di importanza molto più grande".
Riguardo a Rafah il presidente palestinese, Abu Mazen ha dichiarato che solo gli Stati Uniti a questo punto possono fermare l'attacco israeliano nella città a Sud di Gaza dove sono rifugiati quasi un milione e mezzo di persone. Un’invasione a Rafah costituirebbe "il più grande disastro nella storia del popolo palestinese". "Ci appelliamo agli Stati Uniti d'America perché chiedano a Israele di fermare l'operazione a Rafah, perché l'America è l'unico Paese in grado di impedire a Israele di commettere questo crimine", ha proseguito Abu Mazen, che si trova a Riad, in Arabia Saudita, per il vertice del World Economic Forum. "Israele entrerà a Rafah nei prossimi giorni" ha aggiunto, citato dai media israeliani, Abu Mazen e ha ribadito la necessità "della fine dei combattimenti e la fornitura di aiuti alla Striscia". Il presidente palestinese nell'ambito del Forum incontrerà il segretario di Stati Usa Antony Blinken.

Unrwa, 'Israele prepara operazione su larga scala a Rafah'

Se nel frattempo i tentativi diplomatici vanno a passo spedito, procedono speditamente anche i preparativi militari per un’eventuale invasione a Rafah. “Israele sta preparando un'operazione militare su larga scala nella città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza”, ha detto alla TASS Philippe Lazzarini, commissario generale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) in un'intervista esclusiva. "La mia paura in questo momento è ciò che l'esercito israeliano intende fare, a prescindere dall'assistenza militare a Israele da parte degli Stati Uniti. Sembra che ci sia una preparazione per un possibile intervento militare su larga scala a Rafah", ha detto.


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Il capo di stato maggiore Herzi Halevi ha approvato "i nuovi piani" per la continuazione della guerra a Gaza, in previsione anche della imminente operazione di terra a Rafah. Lo ha fatto sapere lo stesso esercito. Alla riunione era presente anche il comandante del Fronte sud dell'Idf, il generale Yaron Finkelman.


Media, domani delegazione di Hamas al Cairo per colloqui

Una delegazione di Hamas sarà al Cairo da domani per colloqui su cessate il fuoco. Lo ha fatto sapere, citata dai media internazionali e ripresa da Haaretz, una fonte della fazione islamica secondo cui dovrebbe essere discussa la controproposta avanzata da Israele ai mediatori egiziani e del Qatar per una tregua e il rilascio degli ostaggi.


Riunione di sei Paesi arabi a Riad per fermare la guerra a Gaza

Il ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, ha presieduto un incontro a Riad con i rappresentanti di sei paesi arabi per discutere la situazione a Gaza, come riporta Al Jazeera. All'incontro hanno partecipato il ministro degli Esteri giordano Ayman Al-Safadi, il diplomatico più alto in grado egiziano Sameh Shoukry, il funzionario dell'Autorità Palestinese Hussein Al-Sheikh, il consigliere diplomatico degli Emirati Arabi Uniti Anwar Gargash e il ministro del Qatar Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi. Il gruppo ha sottolineato la necessità di porre fine alla guerra di Israele contro Gaza e l'importanza di riconoscere lo Stato di Palestina lungo i confini del 1967 con Gerusalemme Est occupata come capitale. Hanno inoltre respinto qualsiasi tentativo di sfollare i palestinesi dalle loro terre e qualsiasi operazione militare a Rafah.

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