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È di pochi giorni fa la notizia di un dossieraggio anonimo, giunto sulle scrivanie di varie testate giornalistiche, ai danni di alti esponenti istituzionali. Una serie di documenti basati su verbali contenenti le dichiarazioni dell'avvocato siciliano Piero Amara, che hanno coinvolto nomi di spicco tra cui l'ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l'ex deputato dell’Udc Michele Vietti e il consigliere togato del Csm Sebastiano Ardita. Dossier anonimi, appunto. Verbali d'interrogatorio coperti da segreto, senza firma e timbri. Provenienza? Pc degli organi investigativi. Le accuse mosse dall’ex legale esterno del gruppo di Eni vertono sull’affiliazione di certi soggetti ad una presunta loggia massonica chiamata “Ungheria”: un’associazione segreta composta da magistrati, imprenditori e avvocati in grado di condizionare processi e nomine.
Dell’intera vicenda restano tutt’ora disattese due domande cruciali. La prima: esiste un'associazione segreta chiamata “Ungheria” o è solo frutto delle millanterie dell'avvocato Piero Amara? E poi: chi (e cosa) sapeva al Csm dell'esistenza di questi verbali?
Stando alle dichiarazioni di Davigo, che ricevette i verbali in questione dal pm Paolo Storari, né erano a conoscenza tutti coloro che dovevano. Secondo, invece, David Ermini, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, e il procuratore Giovani Salvi non lo sapeva nessuno.
Per fare chiarezza su questa storia - che puzza di orchestrazione - e scovare il “casus belli” è bene riavvolgere il nastro.

Il retroscena
Il retroscena della vicenda vede coinvolti due pm: Paolo Storari e Piercamillo Davigo. Nel mese di aprile 2020, infatti, il pm Storari consegna a Davigo i verbali sulla presunta loggia “Ungheria”. Trattasi delle dichiarazioni che l'avvocato Amara - già indagato per il depistaggio del gruppo del cane a 6 zampe e condannato per corruzione - rese alla Procura di Milano. L’ex consigliere Davigo (oggi in pensione) non scrive una relazione ai vertici del Consiglio. Il motivo? Ancora è da comprendere. Certo è che questo è il primo punto in cui le versioni divergono.
Ermini, ritornato nella Capitale, precisa: "Non ho mai saputo che il sostituto Storari fosse venuto a Roma a consegnare un malloppo di carte al consigliere Davigo. E non è vero che Davigo mi depositò quelle carte, né mai me le diede". Ma ci furono due occasioni in cui parlarono. In un primo istante Davigo gli spiegò che a Milano la tensione era alta e che la vicenda della presunta loggia coinvolgeva nomi di spicco.
A Repubblica, in merito ad un suo eventuale avvertimento inoltrato al Quirinale, Ermini ha detto: “Non rispondo assolutamente a questa domanda. Non tocco mai l'argomento delle interlocuzioni con l'ufficio della Presidenza della Repubblica". Dopo alcuni giorni Davigo ne riparla con il Vicepresidente informandolo di aver avvertito anche Giovanni Salvi, il Pg della Cassazione.
Successivamente il numero due del Csm si rasserena in quanto Salvi, una volta appresa la vicenda, chiama il Procuratore di Milano e coordina le attività. Davigo avrebbe dato quei verbali - che formalmente non esistevano al Csm - a Ermini e a Salvi. Ma i due smentiscono la circostanza. Il Vicepresidente del Csm afferma di ricordare solo di aver visto delle carte tra le mani di Piercamillo Davigo il quale, ad ogni modo, argomentò la vicenda anche con il presidente di Cassazione, Pietro Curzio.

Tre procure indagano sulla vicenda
Per vederci chiaro sulla questione stanno indagando varie procure: Roma, Perugia e Brescia. La procura capitolina indaga su Marcella Contraffatto, ex segretaria di Davigo e funzionaria del Csm, accusata di aver fatto da “postina” con le testate giornalistiche. I magistrati, infatti, puntano a verificare il suo ruolo nella diffusione dei verbali segreti di Amara. Alla procura capitolina potrebbero anche essere ascoltati Storari e Davigo.
La procura di Perugia, invece, sta analizzando la loggia “Ungheria” ed eventuali responsabilità penali in capo a magistrati della Capitale. Molti sono gli accertamenti già avviati dal procuratore Raffaele Cantone, ed è stato aperto un fascicolo a modello 21, ovvero con ipotesi di reato e indagati. Il fascicolo è aperto da gennaio per violazione della Legge Anselmi. L’inchiesta nasce da appunti nei quali Piero Amara annotava presunti favori fatti a magistrati e da materiale audio rinvenuto durante le perquisizioni effettuate a carico dell’avvocato. La presunta loggia massonica compare per la prima volta dopo che gli inquirenti gli chiedono conto del materiale perquisito.
La procura di Brescia, infine, è pronta ad avviare un'indagine per ricostruire eventuali responsabilità dei magistrati milanesi nella vicenda. Lo rivela il quotidiano La Stampa precisando che il fascicolo di indagine sarà aperto "entro questa settimana" dai magistrati di Brescia che intendono effettuare accertamenti "ad ampio raggio" per ricostruire "l'intera filiera della circolazione sotterranea dei verbali".

In foto: Davide Ermini e Piercamillo Davigo in uno scatto del settembre 2018 © Imagoeconomica

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