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di AMDuemila
Il direttore di tutte le carceri italiane, Francesco Basentini, ha rassegnato le dimissioni. Il capo del Dap (Dipartimento affari penitenziari), ieri sera, nel lasciare il suo ufficio e salutando i propri collaboratori, ha fatto presente che non sarebbe più tornato, anche se in via Arenula, fino a ieri notte, non era arrivata ancora alcuna lettera formale di dimissioni.
Sulla decisione c’è la grande responsabilità della disastrosa gestione delle rivolte carcerarie. Secondo alcune ipotesi investigative non si esclude che dietro potesse esservi anche la regia dei clan. Altro aspetto ha riguardato le scarcerazioni di alcuni boss mafiosi. Diverse richieste, infatti, avrebbero preso forza in seguito ad una circolare che, lo scorso 21 marzo, il Dap ha inviato ai direttori delle carceri in cui si chiedeva di comunicare "con solerzia alla Autorità giudiziaria, per le eventuali determinazioni di competenza", il nominativo di quei detenuti che hanno più di 70 anni e che sono affetti da determinate patologie.
Tra i boss tornati ai domiciliari nelle scorse settimane figurano personaggi eccellenti della storia criminale mafiosa come il boss palermitano Francesco Bonura, per passare a Rocco Santo Filippone, imputato nel processo ’Ndrangheta stragista, Pasquale Zagaria, fratello del capo dei Casalesi Michele, il broker del narcotraffico Francesco Ventrici, il boss di Lamezia Terme Vincenzino Iannazzo.
Sulle scarcerazioni erano intervenuti magistrati in prima linea nella lotta alla mafia come, per citarne alcuni, Nino Di Matteo, Nicola Gratteri, Sebastiano Ardita, Catello Maresca e Alfonso Sabella.
Per il momento il posto di Basentini sarà occupato dal suo vice, il magistrato antimafia Roberto Tartaglia che, proprio qualche giorno fa, è stato nominato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, a cui il Csm ha dato il via libera, confermando il collocamento fuori ruolo del pm.

Foto © Imagoeconomica

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