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La pg Celestina Gravina ha lasciato scadere i termini senza impugnare il proscioglimento per “non luogo a procedere”

Era il 19 ottobre 2018 quando all’ex senatore Marcello Dell’Urti è stata azzerata, per un difetto di estradizione, la condanna a 4 anni di carcere in quanto figurava tra gli imputati a Milano nel processo di secondo grado per una presunta frode fiscale da 43 milioni di euro, commessa tramite la compravendita di spazi pubblicitari televisivi. Aveva così deciso la Corte d’Appello, presieduta dal giudice Guido Brambilla, che ha accettato l’eccezione sollevata dagli avvocati Francesco Centonze e Francesco Bordiga, difensori dell’ex senatore di Forza Italia che sta espiando in detenzione domiciliare la pena definitiva di 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Quella decisone, come riportato dal quotidiano “Il Corriere della Sera”, non è stata impugnata dalla Procura generale di Milano perché si sosteneva che fosse stato commesso un errore da parte della Procura e dei giudici a non chiedere al Libano l’estensione dell’estradizione di Dell’Utri anche per quei reati.
I magistrati milanesi nel novembre 2015, nel momento in cui hanno chiesto il rinvio a giudizio per l’ex senatore di Forza Italia e i suoi coimputati accusati anche di bancarotta, avrebbero dovuto richiedere pure l’estensione dell’estradizione disposta il 13 giugno 2014 dal Libano, dove era stato arrestato per la sentenza passata in giudicato. Una svista questa che era sfuggita pure al gup che ha processato e condannato con rito abbreviato dell’Utri e inflitto pene dai 2 anni e mezzo ai 3 anni e mezzo di reclusione ad altre 4 persone.
Nei motivi d’appello aggiuntivi depositati lo scorso agosto e ribaditi in una memoria depositata nel processo di secondo grado, gli avvocati difensori avevano fatto presente che la mancata estensione dell’estradizione “in violazione dell’art. 29 della Convenzione Italia-Libano in tema di cooperazione giudiziaria, ha viziato l’esercizio dell’azione penale”. Estensione che riguarda fatti antecedenti all’estradizione e che è “una condizione di procedibilità”. Di fronte a tale eccezione, e per porre rimedio alla svista, il sostituto pg Celestina Gravina, basandosi sulla riforma Orlando, aveva proposto in aula la sospensione del giudizio per procedere all’estensione dell’estradizione. La Corte, però, aveva respinto la richiesta e aveva azzerato il processo per Dell’Utri, stralciando la posizione dei quattro coimputati. La pg ha lasciato scadere i termini senza impugnare il proscioglimento per “non luogo a procedere” divenuto dunque definitivo.
Adesso, la Procura di Milano, dopo la creazione di un dipartimento “affari internazionali”, valuterà come e quando iniziare un nuovo procedimento.

Foto © Imagoeconomica

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