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di AMDuemila
E' in un'informativa della Dia del 29 marzo che si fa riferimento all'intercettazione ambientale tra l'imprenditore Paolo Arata e il figlio del settembre scorso che tirerebbe in ballo il sottosegretario Armando Siri e la presunta "dazione o promessa" di 30 mila euro in cambio di favori. C'è anche questo documento agli atti depositati ieri dai pm di Roma presso il Tribunale del Riesame dopo l'istanza presentata da Arata, indagato per corruzione così come l'esponente di governo della Lega.
Il documento conterrebbe anche degli omissis. Nel frattempo il legale di Arata ha chiesto ancora che il suo assistito sia sentito dai magistrati. Ugualmente gli inquirenti dovrebbero interrogare anche il sottosegretario Siri. Nel decreto di perquisizione dell'11 aprile scorso i magistrati romani definiscono come "stabile" l'accordo tra "il corruttore Arata ed il sottosegretario (di cui Arata è stato anche sponsor per la nomina proprio in ragione delle relazioni intrattenute), costantemente impegnato - attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentate del Governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare - nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc a favorire gli interessi economici di Arata". Per l'accusa Siri nella sua "duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture" nella "qualità di pubblico ufficiale" avrebbe asservito "le sue funzioni e i suoi poteri ad interessi privati". Una azione, per i magistrati della Capitale, messa in atto "tra l'altro proponendo e concordando con gli organi apicali - si afferma nel decreto - dei ministeri competenti per materia (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Ministero dello Sviluppo economico, Ministero dell'Ambiente) l'inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (Decreto interministeriale in materia di incentivazione dell'energia elettrica da fonte rinnovabile) e di iniziativa governativa di rango legislativo (legge Mille proroghe, legge di Stabilità, legge di Semplificazione) ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto 'mini-eolico'".
E' sempre notizia di ieri che, per quanto concerne il filone palermitano dell'inchiesta, Manlio Nicastri e Francesco Arata, i figli rispettivamente dell'imprenditore dell'eolico Vito (in carcere per concorso in associazione mafiosa, per cui pm hanno chiesto nei giorni scorsi una condanna a 12 anni, e indagato per corruzione) e dell'imprenditore Arata, hanno chiesto al tribunale del Riesame il dissequestro dei pc e dei documenti che sono stati sequestrati il 19 aprile.

Foto © Imagoeconomica

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