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ilardo luigi assassiniodi AMDuemila
L'omicidio di Luigi Ilardo, “è stato certamente deciso da Giuseppe Madonia e organizzato e portato a compimento da cosa nostra catanese, attraverso Vincenzo Santapaola (figlio di Turi), che ebbe a recepire la decisione e a trasmetterla a Maurizio Zuccaro, quest’ultimo, che ebbe ad organizzarlo, e Benedetto Cocimano che, unitamente ad altri affiliati fra i quali Santo La Causa, ebbe a portare a termine le fasi preparatorie ed esecutive”. È dalle parole scritte nelle motivazioni della sentenza di primo grado che si riparte per l'accertamento della verità su quel delitto avvenuto la sera del 10 maggio 1996 in via Quintino Sella a Catania. Nel marzo 2017 sono stati condannati dalla Corte d'Assise Giuseppe 'Piddu' Madonia e Vincenzo Santapaola, (boss accusati di essere i mandanti) Maurizio Zuccaro (accusato di essere l’organizzatore del delitto), e Benedetto Cocimano, componente del gruppo di fuoco. Gli altri sicari sono stati uccisi nella lunga e sanguinaria guerra di mafia degli anni ’90.
E lunedì si è tenuta la prima udienza davanti alla Corte d'Assise di Appello di Catania (Presidente Elisabetta Messina, giudice relatore Sabrina Lattanzi).
Non ci saranno attività istruttorie ulteriori. Infatti la Corte ha rigettato la richiesta formulata dall'avvocato Francesco Antille che avrebbe voluto approfondire alcune questioni sui contatti tra il suo assistito, Giuseppe Madonia, ed Aldo Ercolano, figlio di Pippo, nel carcere di Cuneo.
È dal carcere piemontese che, secondo l'accusa, sarebbe partito l'ordine di uccidere Ilardo.
Questi, oltre ad essere cugino del capomafia Giuseppe Madonia è stato un uomo d’onore della famiglia di Vallelunga Pratameno, che aveva come capo proprio il parente mafioso. È stato ammazzato a colpi di pistola il giorno prima che diventasse formalmente collaboratore di giustizia, dopo tre anni vissuti da confidente del colonnello dei carabinieri Michele Riccio. Tre anni durante i quali, sotto il nome di “fonte Oriente” aveva fatto arrestare boss di prima grandezza nelle province di Messina, Catania e Caltanissetta; senza contare che grazie alle sue rivelazioni si sarebbe potuti arrivare con undici anni di anticipo alla cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso, il 31 ottobre 1995.
Nelle 139 pagine delle motivazioni della sentenza si toccano diversi aspetti anche se sembra destinato a rimanere irrisolto come Provenzano e Madonia possano essere stati messi al corrente del "tradimento" di Ilardo. La Corte scrive che allo stato non ci sono prove idonee a “certificare” che ci sia stata una fuga di notizie ma, parlando dell’accelerazione che si è verificata per la messa in atto del progetto omicidiario, “dalle parole di Giovanni Brusca (super pentito di Cosa nostra), di Santo La Causa e di Nino Giuffrè, la sequenza cronologica dei fatti è senza dubbio idonea a far ipotizzare una fuga di notizie da vertici istituzionali”. “Non è stato infatti accertato - scrivono ancora i giudici - chi mise il Provenzano e il Madonia al corrente del tradimento di Ilardo. Non è facile immaginare che la scansione temporale dei fatti sia ascrivibile a semplice causalità”.
Con la fase dibattimentale già conclusa nelle prossime udienze i due Pg Mariella Beffa e Sabrina Gambino interverranno con la requisitoria. A seguire ci saranno le arringhe dei difensori. Salvo imprevisti è possibile che entro marzo 2019 si arrivi ad una sentenza.

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