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messina-denaro-matteo-web4di Miriam Cuccu - 27 gennaio 2015
E’ ancora imprendibile e inavvicinabile ma intorno a lui il cerchio ha cominciato a stringersi. Dopo le ultime operazioni Matteo Messina Denaro (in foto), padrino indiscusso a Castelvetrano e in tutto il trapanese, tenta di riorganizzarsi innalzando il livello di tensione e inasprendo le richieste estorsive. Con un occhio di riguardo alla massoneria, da sempre solido legame della famiglia mafiosa. Sarebbe in atto il tentativo di creare nuove logge massoniche nel territorio di Mazara del Vallo, è quanto è contenuto – scrive Repubblica – nella relazione che il pg di Palermo Roberto Scarpinato ha lasciato nelle mani del presidente della corte d’appello per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Proprio oggi, al processo sulla strage del Rapido 904 ha deposto il pentito Leonardo Messina, descrivendo gli storici legami tra massoneria e mafia: quest’ultima può contare due affiliati all’interno di ogni loggia e l’impegno, nello specifico, sarebbe curato dalla provincia di Trapani.

Stringere rapporti con l’imprenditoria e la politica è sempre stato uno dei “cavalli di battaglia” del boss latitante, in un territorio dove nonostante le diverse operazioni che hanno scardinato parte dell’impero economico, ancora si può contare su una buona fetta di imprenditori disponibili a fare da prestanome per coprire attività ed introiti illeciti. Ma il capomafia trapanese ha anche intensificato la linea “da pugno di ferro” per tutte le imprese che di fronte alle estorsioni puntano i piedi. L’ultima intimidazione risale a pochi giorni fa, quando nella casa di campagna di Castelvetrano dell’imprenditore Giuseppe Amodeo (che ha iniziato a collaborare con i magistrati ma precedentemente avrebbe tratto vantaggio dall’organizzazione criminale) qualcuno ha dato fuoco agli arredi della veranda. L’uomo era stato recentemente testimone al processo Eden, che vede alla sbarra alcuni membri del clan mafioso dei Messina Denaro. A novembre, invece, a subire un attentato incendiario Antonio Pizzo, titolare di un ristorante sempre a Castelvetrano Selinunte, che aveva denunciato le estorsioni subite, Una lunga lista di episodi, a fronte di una esigua parte di cittadini che sceglie di denunciare. Tra i pochi casi quello di Gregory Bongiorno, presidente di Confindustria Trapani ed erede della Agesp spa, per la quale il padre era già stato oggetto di richieste estorsive. Ma il clima che avvolge il territorio di Messina Denaro è generalmente complice e silente, salvo per alcuni imprenditori supportati da Libero Futuro, unica associazione antiracket costituitasi a Castelvetrano.
Senza contare l’innalzamento della tensione presso la Procura di Trapani. A settembre 2013 era stata trovata una microspia all’interno del Palazzo di Giustizia. “La situazione si è fatta pesante” aveva commentato il procuratore Marcello Viola. Ed infatti non era la prima volta (e nemmeno sarebbe stata l’ultima) per i pm trapanesi di trovarsi al centro di episodi intimidatori. Le indagini, le confische di beni, gli arresti a parenti e fiancheggiatori del boss latitante rappresentano però degli importanti passi avanti verso la cattura di un Messina Denaro che, però, gode ancora di molto consenso sul territorio.

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