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Depistaggio strage Borsellino: tre poliziotti sotto accusa

via damelio repl dgdi Francesca Mondin
Notificata la chiusura delle indagini, si attende il processo

Chiuse le indagini su uno dei più inquietanti depistaggi del nostro Paese fino ora rimasto senza responsabili. La Procura di Caltanissetta, come scrive oggi La Repubblica, avrebbe raccolto le prove per portare a processo tre uomini della polizia che si sarebbero occupati del falso pentito Vincenzo Scarantino che accusò degli innocenti per la strage di via d'Amelio. Il funzionario di polizia Mario Bo e i due sottufficiali Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo sarebbero accusati di calunnia in concorso.
Mario Bo era già stato indagato, assieme a Vincenzo Ricciardi e Salvatore La Barbera, con l'accusa di aver indotto i falsi collaboratori di giustizia a fornire una versione sulla fase esecutiva della strage, ma non si era arrivanti nemmeno a processo perché il 4 agosto 2015 la procura di Caltanissetta ne aveva chiesto l'archiviazione. Nel documento veniva però specificato che con quella istanza “non significa che si sia maturata la convinzione che soggetti come il Candura, l’Andriotta e lo Scarantino possano essere ragionevolmente riusciti, da soli e senza alcun tipo di ausilio, ad imbastire una trama tanto complessa e, in fin dei conti, risultata convincente in più gradi di giudizio”.
Così come nella sentenza del processo Borsellino quater è stata concessa la circostanza attenuante dell’art.114 terzo comma per il reato di calunnia a Scarantino perché "determinato a commettere il reato".
Secondo i magistrati nisseni, Bo, Ribaudo e Mattei, coordinati dall'ex capo Arnaldo La Barbera (deceduto nel 2002), avrebbero indotto il falso pentito Vincenzo Scarantino a mentire e incolpare Salvatore Profeta, Gaetano Scotto, Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana e Giuseppe Urso di aver partecipato alle fasi esecutive dell'attentato. Solo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza hanno consentito alla Procura di Caltanissetta di riscrivere la verità sulla fase preparatoria della strage e scagionare i falsi colpevoli. Nello specifico viene contestato a Mattei e Ribaudo, che curavano la sicurezza di Scarantino dopo il falso pentimento, di averlo imbeccato "studiando" insieme a lui le dichiarazioni che avrebbe dovuto rendere nel primo dei processi sulla strage per evitare incongruenze e di averlo indotto a non ritrattare le menzogne già affermate. A Bo invece di aver "diretto" le operazioni di condizionamento del pentito.
“Venivano a casa Ribaudo e Mattei – aveva raccontato Scarantino al processo Borsellino quater - Loro si prendevano i verbali e loro mi spiegavano meglio. C’erano anche annotazioni su Andriotta e Candura. Ricordo anche che, oltre ai verbali, mi leggevano il libro su Buscetta per insegnarmi la grammatica, insegnare come parlare, perché dovevo essere come Buscetta. Loro mi aiutavano e poi io andavo dai magistrati e rettificavo le cose”. Affianco a questi verbali ci sono delle annotazioni a penna che il “falso pentito” aveva precisato non essere sue. Infatti la grafia, secondo la grafologa, Rosaria Calvauna, sarebbe proprio quella di Fabrizio Mattei.
Ci sarebbe poi l'intervento di Mario Bo, secondo il racconto della ex moglie del falso pentito Rosalia Basile, dietro la decisione di ritirare la sua ritrattazione fatta in un’intervista a Studio Aperto. I tre indagati negano invece qualsiasi pressione e fanno intendere che l'unico a decidere e coordinare l'indagine era La Barbera.
A questo avviso di chiusura indagini dovrebbe presto seguire l'avvio del processo così da dare delle risposte ai famigliari che attendono da oltre 25 anni di conoscere i responsabili di questo depistaggio. “Sono stati buttati via 25 anni a costruire falsi pentiti con lusinghe e con torture - aveva detto Fiammetta Borsellino davanti alla commissione parlamentare antimafia - Ci vorrebbe un pentito nelle istituzioni”. Qualcuno che faccia chiarezza sul depistaggio e sulle tante altre zone d'ombra che avvolgono ancora questa strage. Misteri non ancora risolti come la sparizione dell'agenda rossa di Borsellino; lo sconosciuto uomo che Spatuzza ha detto essere stato presente durante la preparazione dell'autobomba; l'infiltrato di cui parla la mamma del piccolo Giuseppe Di Matteo con il marito nel 1993; le confessioni di Borsellino fatte alla moglie Agnese su Subranni e quelle fatte ai colleghi Massimo Russo e Alessandra Camassa riguardo “un amico che mi ha tradito”.

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