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Back Sei qui: Dossier Processo Borsellino quater Borsellino quater: ergastolo per i boss. Scarantino ''indotto'' a commettere il reato

Processo Borsellino quater

Borsellino quater: ergastolo per i boss. Scarantino ''indotto'' a commettere il reato

3 balsamo cortePer il "picciotto" della Guadagna c'è la prescrizione. Condanne a dieci anni per Andriotta e Pulci
di Aaron Pettinari e Francesca Mondin - Ascolta l'audio della sentenza
Dopo undici ore di camera di consiglio la corte d'assise di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, ha condannato all'ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino ed i cinque uomini della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Condannati a 10 anni i "falsi pentiti" Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. E’ stato dichiarato “non doversi procedere per pervenuta prescrizione in ordine al reato di calunnia pluriaggravata” nei confronti di Vincenzo Scarantino. A quest’ultimo è stata concessa la circostanza attenuante dell’art.114 terzo comma. In parole povere Scarantino ha effettuato la calunnia perché "determinato a commettere il reato" dagli apparati di Polizia, è stato indotto.
Inoltre la Corte ha disposto la trasmissione ai pm dei verbali d’udienza dibattimentale “per eventuali determinazioni di sua competenza”.
Ai familiari delle parti civili costituite – congiunti di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta uccisi in via d’Amelio il 19 luglio 1992 – sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100mila e i 500mila euro ciascuno.

Ascolta l'audio della sentenza letta dal giudice Antonio Balsamo

La Corte ha dunque accolto le richieste della Procura per quanto riguarda Madonia, capomafia palermitano della cosca di San Lorenzo, accusato di essere stato tra i mandanti dell’attentato, e Tutino, che avrebbe partecipato alla fase esecutiva della strage. Per i falsi pentiti, riconosciuti autori del clamoroso depistaggio, la Procura aveva chiesto la condanna a 14 anni mentre 8 anni e sei mesi erano stati chiesti per Scarantino.
Per i pm il picciotto della Guadagna si sarebbe inventato “di volta in volta bugie e falsità, accogliendo i suggerimenti degli investigatori e fornendo le risposte che si aspettavano per un tornaconto personale consistente nell’uscire dal carcere e avere dei benefici”. La Corte però ha riconosciuto le attenuanti. Oltre all’avvocato Calogero Montante a chiedere l’assoluzione di Scarantino era stato anche l’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino che nella sua arringa aveva ricordato: “Scarantino aveva tentato in più occasioni di ritrattare ma si è anche beccato una condanna per calunnia. La ritrattazione televisiva a Mediaset è un atto che scompare come l'agenda rossa. E più volte si era recato anche in carcere per farsi arrestare dichiarando che le sue dichiarazioni erano false”.
Certo è che quella del processo “Borsellino quater”, scaturito dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, che ha capovolto completamente la versione dei fatti, è una sentenza storica.


Aspettando di leggere le motivazioni si mette un punto fermo sulla responsabilità della famiglia di Brancaccio, capitanata dai fratelli Graviano, restituendo una parte di verità e giustizia ad una delle stragi più conosciute e dirompenti d'Italia.
Restano comunque interrogativi ed i buchi neri ancora da colmare in particolare sui mandanti esterni.
Resta tutt'ora senza risposta la domanda su chi ha fatto sparire l'agenda rossa di Paolo Borsellino anche se ieri proprio il Procuratore capo Bertone ha detto chiaramente che “Ci sono le prospettive per una ulteriore attività che dovrà essere svolta e verificata” in quanto “le indicazioni fornite in aula dal colonnello Arcangioli e il contrasto con altre dichiarazioni pongono la necessità di riaffrontare questo tema”.
Ulteriori interrogativi restano aperti sul depistaggio ai quali si dovrebbe rispondere dopo l’invio di atti che la Corte ha disposto.
Chi aveva l'interesse di depistare le indagini?
Per il depistaggio sono stati indagati Mario Bo, Vincenzo Ricciardi e Salvatore La Barbera, accusati di aver indotto i collaboratori di giustizia a fornire una versione sulla fase esecutiva della strage, ma le indagini sono state archiviate a gennaio dello scorso anno mentre nuovi fascicoli sono aperti nei confronti di altri sei funzionari di polizia.

I commenti
“La prospettazione accusatoria ha retto, siamo soddisfatti - ha detto il procuratore capo di Caltanissetta Amedeo Bertone - L'esito di questo processo ha un risvolto positivo non solo per l'ufficio, ma anche per i familiari delle vittime che, per la quarta volta, hanno affrontato il loro calvario. Non so se ci sarà un altro processo, ma ci sono temi che devono essere ulteriormente sviluppati e l'esito del processo offre spunti per altri approfondimenti".
"La sentenza di oggi restituisce dignità alla giustizia sulla strage di via d'Amelio - ha detto Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino - Va riconosciuto ai componenti della corte d'assise di aver servito il Paese. La Procura dovrà adesso verificare le responsabilità di criminali al servizio delle istituzioni perché dietro il depistaggio ci furono anche apparati dello Stato. La sentenza, infine, è la sconfitta della Procura della Repubblica di Caltanissetta”.
Calogero Montante, difensore di Vincenzo Scarantino, il vero vincitore del processo, a fine udienza ha dichiarato: “Esprimo soddisfazione per questa sentenza che ha reso giustizia e ha squarciato questo muro di omertà istituzionale che si era venuto a creare nel corso di questo dibattimento. Questa sentenza è stata la vittoria delle persone oneste che sono riuscite a fare la differenza”.
Soddisfatti anche l’avvocato Rosalba Di Gregorio, legale di parte civile di Gaetano Murana, e Pino Scozzola, legale di parte civile di Gaetano Scotto.

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