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Back Sei qui: Dossier Processo Borsellino quater ''Scarantino innocente e depistaggio ampiamente provato''

Processo Borsellino quater

''Scarantino innocente e depistaggio ampiamente provato''

scarantino strage viadamelioL’avv. Montante: “Altro che calunnia. Quando ha ritrattato non è stato creduto”
di Aaron Pettinari

“Il depistato è stato provato, forse non è provato il movente, la ragione profonda dello stesso, ma c'è ed è provato in tutti i suoi elementi, se intendiamo l'attività svolta a sviare il naturale svolgersi delle indagini sulla strage. Ed è effettuato dagli inquirenti del Gruppo Falcone e Borsellino”. L'avvocato di Vincenzo Scarantino, Calogero Montante, ha scandito attentamente le parole, rivolgendosi alla Corte d'assise presieduta da Antonio Balsamo, chiedendo l'assoluzione del proprio assistito “perché il fatto non costituisce reato”.
Nella sua arringa difensiva ha spiegato il motivo per cui il picciotto della Guadagna non può essere condannato per calunnia: “Non è vero che ritratta solo dopo il pentimento di Gaspare Spatuzza. Nel 1995 c'è stata l'intervista a Mediaset, poi trasmessa in tutta la Nazione, in cui accusa apertamente Arnaldo La Barbera. Poi c'è la ritrattazione ufficiale nel 1998 a Como ripetendo di fatto le medesime accuse. Per queste venne persino condannato per calunnia. A lui nessuno ha creduto così come non è stata creduta l'ex moglie Rosalia Basile ma certo non possiamo dire che non ha mai voluto ritrattare o che l'ha fatto solo quando è stato messo spalle a muro. E a questo dobbiamo aggiungere che non vi è la consapevolezza di aver calunniato qualcuno”.

Il raffronto con Spatuzza
Nel proseguo della discussione Montante ha messo a raffronto le dichiarazioni fatte dal suo assistito nel 1994, e quelle del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza: “Veramente si tratta di due pellicole quasi sovrapponibili. Tanti sono i particolari che convergono tra le due ricostruzioni. La macchina è la medesima, tanto che lo stesso Spatuzza, prima di pentirsi si era persino posto il dubbio se avesse rubato un'auto che a sua volta era stata rubata da Scarantino. Poi corrispondono i luoghi dove la stessa macchina è stata rubata. Cambiano i mandanti del furto (da una parte Pietro Aglieri e dall'altra Giuseppe Graviano) ma la richiesta è la stessa (“Devi rubare un'auto che ci serve di piccola cilindrata per fare una cosa grossa”). C'è poi l'indicazione degli stessi personaggi, da Graviano a Ciccio Tagliavia, passando per Renzino Tinnirello. Un caso? Credo di no”.

Quale uomo d'onore
Tra le questioni affrontate dall'avvocato di Scarantino anche la certezza che il falso pentito, all'epoca dei fatti, non era un uomo d'onore e che il dato poteva essere conosciuto dagli inquirenti.
“La nota del Sisde in cui si parla di Scarantino non fa riferimento al fatto che lui sia uomo d'onore ma che aveva una parentela con Profeta. - ha sottolineato - Che non fosse uomo d'onore lo ha ammesso lo stesso Ricciardi a specifica domanda, eppure ha anche detto che non ha avuto dubbi. Poi ci sono i pentiti che hanno spiegato come per organizzare una strage sarebbe stato assolutamente anomalo utilizzare una figura come quella di Scarantino”. Il legale ha poi evidenziato l'assurda descrizione che al tempo il suo assistito fece della cerimonia di affiliazione (un brindisi assieme ad Aglieri, Greco ed altri) così come inverosimile diventa la descrizione della riunione nella fantomatica Villa Calascibetta. Fatti che, a suo parere, avrebbero dovuto suscitare quesiti “a superpoliziotti che avrebbero dovuto avere un fine intuito investigativo per quelle indagini”.
Ribattendo ai pm che in requisitoria avevano evidenziato l'autogol messo in atto da eventuali depistatori nel far dire al falso pentito che alla riunione di villa Clascibetta erano presenti i tre pentiti, Salvatore Cancemi, Gioacchino La Barbera e Mario Santo Di Matteo, Montante ha osservato: “Non è che chi vuole fare un delitto può umanamente prevedere tutte le conseguenze che il delitto può avere. Autogol compresi. Il fatto che il delitto è venuto male non significa che questo non è stato commesso da quel tizio e il fatto che siano entrati i tre nomi ad un certo punto sulla strage non esclude che ci sia stato un depistatore che li ha suggeriti. Anche perché ci sono le foto di quei tre soggetti nell'album fotografico dato a Scarantino. E quale poteva essere la volontà se non quella di depistare?”.
“C'è stata la possibilità di comprendere che quelle accuse erano false. - ha poi continuato - C'era la nota della dottoressa Bocassini, ritrovata a vent'anni di distanza solo a Palermo, poi le dichiarazioni di Spatuzza che già nel 1998 in un colloqui investigativo con il Procuratore Nazionale antimafia avvisava che 'con Scarantino si stavano prendendo lucciole per lanterne'".

L'ipotesi servizi segreti
Di un eventuale ruolo che avrebbero avuto i servizi segreti nel depistaggio Montante ha parlato ricordando alcuni dati documentali: “Il primo è che il procuratore Tinebra, competente sulle indagini delle stragi, all'indomani di quella di via d'Amelio prende contatto con Bruno Contrada, del Sisde. Poi ci sono le note del Servizio Segreto. In quella del 13 agosto '92, si parla del lougo in cui l'auto rubata sarebbe stata ricoverata prima dell'utilizzo della strage. E deve far riflettere l'indicazione che si fa della Guadagna. Ciò avviene prima dell'arresto di Candura e già si traccia una pista”. “Altro dato - ha aggiunto - è l'intercettazione tra Mario Santo Di Matteo e la moglie Castellese in cui si parla chiaramente di 'polizia deviata', 'polizia infiltrata' e la moglie chiede di non parlare di via d'Amelio. E che dire delle dichiarazioni del pentito Francesco Onorato che ci descrive Arnaldo La Barbera come un uomo in mano ai Madonia?”.

Scarantino come vittima
Nella propria arringa il legale di Scarantino ha ricordato come Scarantino sia stato vittima, un uomo che ha subito e subisce ancora oggi un danno incalcolabile. Ovviamente sono stati ricordati gli abusi subiti nelle carceri in tutte le fasi di detenzione fino ad arrivare alle torture di Pianosa. “Le violenze a Pianosa vengono confermate anche da altri collaboratori di giustizia, tra cui lo stesso Spatuzza che viene a sapere dei maltrattamenti da un altro mafioso, Nicola Di Trapani. Lo stesso ci è stato riferito da Brusca, da mafiosi come Pietro Aglieri e Carlo Greco, ma anche dalla signora Basile”. Altro tema affrontato è stato poi quello dell'indottrinamento e la ricostruzione dei fatti di San Bartolomeo a Mare. “C'è chi è venuto qui per dirci che da Scarantino andavano per 'dare sostegno morale', chi 'per rendere piacevole il soggiorno'. Ma sono intrattenitori del villaggio turistico o operatori di polizia? Ci sono anche gli appunti sui verbali, che Mattei ha riconosciuto essere suoi. Questi si è giustificato dicendo che 'servivano per farsi chiarire i dubbi dall'avvocato' ma non risultano visite del legale a San Bartolomeo a Mare. Poi c'è stato Bo che ha detto che questi erano di 'aiuto alla memoria' ma la verità la dice la signora Basile quando ha detto che al suo ex marito 'facevano ripassare un copione'. Ed è la stessa Basile che ha raccontato l'episodio in cui il marito è stato picchiato davanti ai figli con tanto di pistola messa in bocca”. “Delle botte prese da Scarantino - ha poi aggiunto - ha parlato anche Coltraro il che dimostra come sia credibile il racconto della Basile e non quello di Bo che Scarantino è stato solo bloccato ed ammanettato”.

La richiesta dell'avv. Denaro: “Pulci da assolvere perché il fatto non sussiste”
Dopo l'arringa di Montante è stata la volta di Francesca Denaro, legale di Calogero Pulci, accusato di calunnia assieme a Scarantino ed Andriotta. L'avvocato Denaro ha chiesto l'assoluzione del proprio assistito perché “il fatto non sussiste”.
“Se si analizzano le parole riferite da Pulci al Borsellino bis ed anche ora - ha sostenuto - Non sono di un soggetto che è consapevole di accusare una figura che è innocente. Pulci è semplicemente convinto, nella sua intima convinzione, che Scarantino avesse detto la verità. Oggi sappiamo che è sbagliata perché è arrivato Spatuzza. Poi rifiutava l'idea che la polizia avesse indottrinato Scarantino. E quando poi riferisce in udienza che 'il lavoro l'abbiamo fatto noi della Guadagna' va inteso come i componenti del mandamento della Guadagna, imputati in questo processo, rispondono delle condotte attribuite da Scarantino”.

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