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Intervista di Dalia Ismail del gruppo dei giovani palestinesi d’Italia all’attivista Soumaila Diawara

Il colonialismo come la storia lo ha conosciuto nei secoli scorsi non esiste più. Oggi esiste una politica coloniale di natura più misteriosa e complicata, che consiste nell'espansione di una nazione su territori e popoli all'esterno dei suoi confini, spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, la manodopera e il commercio di questi ultimi.
A parlarne è stato Soumaila Diawara, un attivista maliano che in passato ha preso parte al partito politico “Solidarieté Africaine pour la démocratie et l’indépendance” (presente in Mali dal 1996), nell’intervista concessa ai Giovani palestinesi d’Italia, condotta dalla giovane Dalia Ismail sulla pagina Instagram “giovanipalestinesi.italia”.
Durante la sua esperienza politica Diawara ha avuto modo di viaggiare in vari continenti e di conoscere diverse realtà tra cui quella Palestinese: “Ho avuto la fortuna di andare a Gaza, e di vedere ciò che la gente vive, i diritti che sono negati, l’umiliazione che viene inflitta alle persone. Mi è capitato una volta attraversando la frontiera di vedere nel pieno dei controlli una donna araba che veniva rinchiusa e spogliata in una stanza in cui c’erano altri uomini, e questo per una donna araba è tra le più grandi umiliazioni che si possano subire”. Così l’attivista ha descritto il modo in cui si legò alla causa di questo popolo che da anni soffre sotto l’indifferenza di molte persone. In questa intervista l’attivista ha espresso la sua contrarietà ai modus operandi di Israele, e ha spiegato che personalmente ritiene ingiusto non solo che tale popolo non venga riconosciuto dalla comunità internazionale, ma soprattutto che pochissimi attivisti e giornalisti si mobilitano per la sua causa e per i suoi diritti fondamentali. Al contrario sono tantissimi quelli che la sminuiscono, o addirittura mentono a riguardo. Lo scrittore ha infatti precisato che sono numerosi i giornalisti che non conoscono la verità sulla Palestina, o che riportano i fatti in maniera non veritiera, distorcendo la realtà e sviando di conseguenza l’opinione pubblica. “Questo è il problema del giornalismo, chi ha la voce, ed è ascoltato diffama sempre”, le parole di Soumaila in riferimento al giornalista Giuseppe Cruciani che tempo fa dichiarò “piuttosto che fare il rider a Napoli vado a sparare ai palestinesi col Mossad” in diretta a La Zanzara su Radio 24. L’intervistato ha continuato poi esprimendo la propria opinione in merito al razzismo istituzionalizzato che spesso accomuna molti paesi Europei e tutto l’occidente, un razzismo che a suo parere “parte dai Politici, dalle istituzioni, fino ad arrivare ai cittadini”, affermando che ormai l’ipocrisia ci porta ad avere una politica in cui nemmeno la sinistra prende posizione su fatti di molta gravità.
Secondo l’attivista e scrittore che appoggia pienamente gli ideali di Sankara: “Il problema non è l’uomo nero, l’uomo bianco o l’arabo, ma, un nemico comune”, un nemico che deve essere individuato e sconfitto con le forze di tutti.
Lo stesso nemico che riscontriamo nelle dittature Africane, “appoggiate dall’occidente perché tutti i presidenti ma soprattutto i dittatori hanno conti correnti in occidente”. Ogni capo di stato che si sia opposto a questo sistema o a questo modello è stato ucciso, soprattutto chi come Thomas Sankara si oppose al sistema dello sfruttamento attraverso il FCFA, “una moneta garantita dalla Francia verso la Banca Africana che dovrebbe sostenere i paesi Africani che in realtà non ricevono alcun sostegno, succede così che se gli stati africani guadagnano ad esempio 100 euro all’anno i soldi vanno direttamente nel tesoro francese: 15 ritornano, mentre gli altri 85 rimangono”. Questo sistema continua ormai da 60 anni. Thomas Sankara cambiò la moneta nel Bourkina Faso e fu poi ucciso, tutti i presidenti che lo fecero furono uccisi. Questo sfruttamento continua da più di 70 anni. Questa è la situazione che attualmente è una delle maggiori cause degli enormi flussi migratori provenienti dal continente africano. Per questo, se si vuole trovare una vera soluzione a questi problemi, che affliggono la maggior parte dei paesi Africani, o orientali come la Palestina, bisognerebbe andare a cercare le motivazioni reali e i diretti responsabili che causano tutto ciò.

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