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di Jean Georges Almendras

Senza le esagerazioni proprie delle emozioni che pervadono tutti noi redattori di Antimafia Dos Mil, che da trenta giorni stiamo seguendo le attività dei giovani di Our Voice, possiamo affermare che la presentazione dell'opera teatrale "Sueño Blanco" nella sala dell'INJU (Istituto Nazionale della Gioventù), nell’Avenida 18 de Julio a Montevideo, capitale dell'Uruguay, la sera del 11 aprile, è stata di alto livello.
Un alto livello non solo di recitazione (dati gli evidenti progressi di ogni rappresentazione), bensì in quanto alla capacità di coinvolgimento del Movimento verso i giovani della società uruguaiana.
Perché? Perché il comune denominatore degli spettacoli messi in scena da Our Voice, in questa loro tournée di marzo-aprile, in Argentina ed Uruguay, è stata la presenza di giovani nella platea. E la notte di giovedì 11 questa presenza è stata numerosa.
Una sala piena di giovani che al momento del dibattito hanno interagito con i ragazzi del Movimento manifestando liberamente apprezzamento per lo spettacolo e mettendo soprattutto in evidenza lo spessore dei contenuti dell'opera teatrale.


Uno di questi giovani ha sottolineato la capacità con la quale i ragazzi di Our Voice hanno elaborato i testi sulle diverse realtà: le dittature militari dell'Uruguay ed Argentina, le persecuzioni contro i popoli originari, non solo dell'Argentina, ma anche di altre regioni dell'America Latina e l'importanza dell'attenzione verso la Madre Terra, inneggiando una frase della leader lenca onduregna Berta Cáceres, assassinata un paio di anni fa, nella voce di una bambina di 9 anni - Jasmín Guzmán: "Sveglia umanità, sveglia, non c’è più tempo", l'antagonismo ideologico tra una giovane studentessa di filosofia - Sonia Bongiovanni - e suo padre - Diego Grachot - un militare repressore, la disperazione (ancora oggi non superata), delle madri dell'Argentina e dell'Uruguay che cercano i loro figli ed i loro cari scomparsi a causa delle dittature militari, la solitudine ed il dramma di una giovane detenuta, Fátima Amaral, e la realtà politica e sociale dell'Uruguay, magistralmente portata in scena da Ramiro ed Emilia Cardoso, Patricio Alod e Leandro, che mette in risalto anche il ruolo dei mezzi di comunicazione nella realtà contemporanea.
Vista la diversità degli argomenti affrontati e messi in scena, il giovane spettatore ha anche sottolineato che “la messa in scena è stata ottima”, queste le sue testuali parole, rivelandosi toccante e costruttivo, non solo tutto lo spettacolo, ma in particolare l'esperienza in sé stessa.

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Una giovane spettatrice che si presentò come studentessa di teatro, si è congratulata per il testo dell'opera, aggiungendo che il teatro nel suo paese dovrebbe affrontare con più assiduità questo tipo di tematiche sugli scenari nazionali. Ha sottolineato inoltre la coerenza degli argomenti trattati (ed il messaggio di ogni scena), con cui i giovani si identificavano in modo davvero peculiare. Infine, come ciliegina sulla torta del suo breve intervento, ha espresso il desiderio di far parte del gruppo di Our Voice.
Altri due giovani hanno ringraziato i ragazzi di Our Voice perchè la loro presenza in platea era dovuta all'opera di promozione dello spettacolo in un liceo pubblico di Montevideo.
"Se voi non foste venuti al Liceo non saremmo venuti qui e ci saremmo persi tutta questa opera meravigliosa" ha detto uno dei giovani.
Tra uno e l'altro degli interventi dei giovani spettatori, dal pubblico scoppiavano scroscianti applausi.
Applausi, riconoscimenti ovunque, ammirazione e stupore per la singolarità e la coerenza del lavoro teatrale, hanno decisamente segnato l'ultima parte dell'attività di Our Voice nella loro tournée in questo 2019 lungo il Río de la Plata.
Una tournée meritatamente molto applaudita. Tanto che ora per loro la sfida aumenta.

Fotogallery © José Guzmán

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