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Il Pentagono dispone davvero di un esercito segreto di 60.000 uomini, impiegati sia all’interno dei confini statunitensi che in ogni angolo del pianeta? A dichiararlo è un’inchiesta pubblicata dalla rivista statunitense Newsweek. Si tratterebbe di una forza di dimensioni dieci volte superiori agli elementi della Central Intelligence Agency preposti alle operazioni clandestine, per una spesa annua stimata da parte del governo americano di 900 milioni di dollari. Il documento, senza precedenti nel passato, illustra uno scenario di pseudo agenti segreti con nomi fittizi e operanti fuori da ogni controllo giuridico nazionale ed internazionale.
Se confermata, questa pratica sostenuta da Washington infatti, infrangerebbe le leggi statunitensi, il codice militare e la convenzione di Ginevra. Ad amministrare l’esercito privato sarebbero circa 130 aziende private legate a Washington, attraverso le quali verrebbero redatti i contratti di lavoro e falsificati i documenti di identità con i relativi conti fiscali.
Oltre a numerose operazioni in Corea del Nord, Pakistan e altre zone calde del globo, i mercenari di Washington svolgerebbero anche azioni in collaborazione con l’NSA e altre agenzie di sicurezza statunitense.
Fra gli impegni espletati dagli 007 ci sarebbe anche la ricerca di metodi per proteggere l’identità degli assoldati, a partire dalle sempre più diffuse tecniche di riconoscimento facciale e biometrico usate alle frontiere degli aeroporti. Secondo quanto emerso dall’inchiesta nessuno dei partecipanti sarebbe consapevole della vastità dell’apparato di riferimento.
Dopo questa notizia, sembra aggiungersi un nuovo tassello al quadro della deleteria politica estera di Washington che non si è fatta scrupoli, nel corso degli ultimi due decenni, ad applicare la dottrina della guerra preventiva scavalcando impunemente il diritto internazionale. Di fronte all’esistenza di un tale esercito sarebbero gli stessi Stati Uniti ad essere in pericolo, in quanto si tratterebbe di un apparato indipendente, fuori da ogni tipo di controllo istituzionale.
Infatti, non dovrebbe risultare difficile immaginare il fatto che chi ha il potere di creare false identità, documenti di copertura, carte di credito e profili social, potrebbe anche disporre di doppie e triple schede elettorali. E di certo la sua attività non sarebbe al servizio dei cittadini.
Sembra sempre più evidente quindi, l’esistenza di uno Stato dentro lo Stato, di quel “deep state” di cui molti studiosi, giornalisti, esperti parlano. Questa volta però è l’operatività nascosta di un vero e proprio “deep Army”, non assoggettato alla politica, e in grado di ingannare la stessa FBI, le autorità fiscali e di restare ignoto alla stessa politica, ad intimorire chi legge l’inchiesta di Newsweek. L’autonomia di questa forza militare significa che essa agisce in assenza di limiti, di vincoli e di garanzie di tutela: dall’eliminazione di personaggi scomodi, alla turbativa di manifestazioni pacifiche fatte degenerare in maniera violenta da “insider” appositamente infiltrati. È un volto inquietante quello che viene rivelato dalla rivista: un sistema capace di influenzare gli equilibri e le sorti di quella che viene considerata la più grande democrazia dell’Occidente. Un sistema che, operando impunemente, violerebbe la normativa internazionale, sorpassando ogni dinamica e logica politica, con automatiche e gravissime conseguenze in tutte le nazioni del mondo.

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