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Amnesty chiede la caduta di tutte le accuse. L'avvocato: “E' stato imprigionato in condizioni disgustose”

A Londra è iniziata questa mattina l'udienza per l'estradizione di Julian Assange davanti alla giustizia britannica. L'australiano, non presente in aula per motivi di salute, non ha preso parte alla prima udienza dell'appello presentato dagli Usa che ne chiedono l'estradizione. Presente il suo avvocato Edward Fitzgerald, mentre l'imputato ha seguito il processo in videocollegamento. La strategia di Washington è quella di dare il più possibile alla Corte garanzie sul trattamento che riceverebbe Assange nel caso fosse consegnato al governo degli Stati Uniti. In aula l'avvocato James Lewis ha insistito sulle garanzie fornite da Washington che Julian Assange non sarà sottoposto a misure speciali né sarà detenuto nel temuto penitenziario di altissima sicurezza ADX Florence in Colorado, noto come "L'Alcatraz delle Montagne Rocciose". Non solo, la giustizia statunitense garantirà che il fondatore di Wikileaks riceva le cure cliniche e psicologiche necessarie e che possa chiedere di scontare la sua eventuale condanna in Australia, suo paese di origine.

A gennaio, il giudice di primo grado, Vanessa Baraitser, avrebbe preso una decisione diversa se avesse avuto le garanzie che gli Stati Uniti presentano oggi, ha detto Lewis. Dopo sette anni di reclusione nell'ambasciata ecuadoriana a Londra e due anni e mezzo nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, l'australiano, considerato dai suoi seguaci vittima di attacchi contro la libertà di espressione, a gennaio ha compiuto un grande passo verso la sua libertà. Il giudice britannico ha poi respinto la richiesta di estradizione di Washington, sostenendo che c'era il rischio che Assange si suicidasse. Negli Stati Uniti Assange rischia una condanna a 175 anni di carcere. Il ricorso all'Alta Corte di Londra, che durerà due giorni, è uno degli ultimi appelli di Washington, che, se fallisce, potrebbe andare solo alla Corte Suprema britannica. Nel frattempo stamani, prima dell’inizio dell’udienza, decine di persone si sono radunate davanti all'Alta Corte di Londra per sostenere Assange. "Non ha fatto nulla di male dal punto di vista legale, etico o morale", ha detto all'AFP Sadia Koknie, 40 anni, che era presente per sostenere il militante australiano. "E' stato imprigionato in condizioni disgustose. Non dovrebbe essere qui e quello che ha vissuto è totalmente ridicolo", ha aggiunto. Sul tema anche la compagna Stella Moris è intervenuta, mettendo l’accento sulle condizioni di salute del compagno australiano: “Julian è in pessime condizioni - ha detto la donna - Julian non sopravviverebbe a un'estradizione, è la conclusione del magistrato", ha detto in una conferenza stampa. "Julian vuole poter tornare in Australia e vedere la sua famiglia, sua madre, che non vede da otto anni", ha spiegato, anche se ha ammesso che sarà difficile perché "l'Australia non ha fatto nulla per garantire la sua sicurezza".

La richiesta di Amnesty: “Annullate le accuse
Ieri intanto, alla vigilia dell'udienza del processo, la segretaria generale di Amnesty InternationalAgnès Callamard, ha chiesto alle autorità statunitensi di annullare le accuse nei confronti dell'imputato e alle autorità britanniche di non estradarlo e scarcerarlo immediatamente. Callamard ha reiterato queste richieste dopo che un'indagine di Yahoo News ha rivelato che i servizi statunitensi avevano valutato di rapire o uccidere Assange mentre si trovava all'interno dell'ambasciata dell'Ecuador di Londra. Queste rivelazioni indeboliscono ancora di più le già inaffidabili assicurazioni diplomatiche fornite dagli Usa che, se estradato, Assange non sarebbe posto in condizioni equivalenti a maltrattamento. "Le assicurazioni che il governo Usa non porrebbe Assange in una prigione di massima sicurezza né lo sottoporrebbe alle Misure amministrative speciali, sono state contraddette dall'ammissione, sempre da parte degli Usa, che queste garanzie potrebbero venir meno -ha dichiarato Callamard - Il fatto che la Cia abbia preso in considerazione di rapire o uccidere Assange solleva ancora maggiori dubbi sulla credibilità delle promesse statunitensi e mette ulteriormente in evidenza le motivazioni politiche che si celano dietro questa vicenda". 

"A quasi 20 anni di distanza - ha ricordato Callamard - nessuna delle persone sospettate di crimini di guerra commessi dagli Usa nelle guerre dell'Afghanistan e dell'Iraq è stata incriminata, né tantomeno condannata, mentre colui che ha rivelato tali crimini rischia di trascorrere il resto della sua vita in carcere".

''L'incessante caccia ad Assange da parte del governo degli Usa è evidentemente una misura punitiva, ma in gioco non è solo la sorte di una persona - ha concluso Callamard - . In pericolo sono la libertà di stampa e d'espressione. Il giornalismo e l'editoria d'investigazione sono di fondamentale importanza per tenere sotto controllo e denunciare l'operato dei governi e chiamare a rispondere chi viola i diritti umani. Per questo, l'appello degli Usa va respinto, le accuse devono essere annullate e Assange dev'essere scarcerato".

Foto © Our Voice

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