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di AMDuemila
Una guerra di sterminio dove a rimetterci sono soprattutto i più piccoli. Secondo l’Unicef 1,8 milioni di bimbi vivono in "malnutrizione acuta” e 2 milioni non sono scolarizzati

In Yemen il massacro dei civili continua inesorabilmente senza tregua e soprattutto senza far rumore. E' di 16 morti, di cui 7 bambini e 5 donne, il terribile bilancio di un raid attribuito ad aerei militari di una coalizione araba a guida saudita, effettuato contro una palazzina nella zona di Qa’ tabah nella provincia yemenita di Daleh. Foto di bambini (o quel che ne resta di loro) avvolti tra lenzuoli, auto in fiamme, e macerie sono state diffuse dall’emittente televisiva Al Masirah. Ma la notizia ha avuto poco spazio in occidente. E nemmeno tra i paesi sunniti amici della corona Al Saud che dal 2015 ha avviato una guerra di sterminio in Yemen per abbattere, una volta per tutte, (ma senza successo) i ribelli Houthi, si è commentato il massacro, l’ultimo di una lunga serie. La strage di ieri giunge a poco più di 72 ore di distanza dal positivo passo in avanti, plaudito anche dall’ONU, compiuto dal movimento Ansar Allah, espressione politica dei ribelli yemeniti, verso l’Arabia Saudita e i suoi alleati. “Dichiariamo di smettere di colpire il territorio dell’Arabia Saudita con droni militari, missili balistici e altre forme di armi e ci aspettiamo una mossa reciproca. - aveva detto il capo del Consiglio politico supremo degli Houthi, Mahdi al Mashat, a seguito dei raid contro le grandi raffinerie saudite Aramco compiuti la settimana scorsa - Ci riserviamo il diritto di rispondere se non riescono a ricambiare positivamente questa iniziativa. Chiedo a tutte le parti in guerra di impegnarsi seriamente in autentici negoziati che possano portare a una completa riconciliazione nazionale che non escluda nessuno”. Ora però, col nuovo bombardamento di ieri in Yemen, quella mano protesa in direzione di una tregua rischia di ritrarsi. E chissà per quanto tempo. Nel frattempo, quel che è certa, invece, è la crisi umanitaria in cui riversa il popolo in Yemen, considerata “la peggiore del mondo”. Nel Paese, secondo le Nazioni Unite, circa 3,3 milioni di persone sono ancora sfollate e 24,1 milioni, ovvero più di due terzi della popolazione, hanno bisogno di assistenza. Un’emergenza che colpisce soprattutto i più piccoli. L’Unicef ha dichiarato, infatti, che a causa della guerra 1,8 milioni di bambini sotto i cinque anni sono in "malnutrizione acuta”. Inoltre, nonostante l’organizzazione umanitaria nel 2018 abbia pagato oltre 127.400 insegnanti e abbia rimesso in sesto oltre 1300 scuole dal 2015, due milioni di bambini non sono ancora scolarizzati e quasi mezzo milione ha abbandonato la scuola dopo l’inizio del conflitto nel marzo del 2015. "La violenza, le evacuazioni forzate e gli attacchi impediscono a molti bambini di andare a scuola. Poiché gli stipendi degli insegnanti non vengono pagati da più di due anni, anche la qualità dell'istruzione è in gioco", ha affermato Sara Beysolow Nyanti, rappresentante dell'Unicef nello Yemen. "I bambini fuori dalla scuola - ha aggiunto la rappresentante dell’Unicef - sono esposti a rischi di ogni genere, incluso l'essere costretti a partecipare ai combattimenti, essere costretti a lavorare o a impegnarsi in matrimoni precoci”.

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