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E Lukashenko, dopo il referendum, avverte: “Schiereremo armi nucleari se l’Occidente collocherà le sue vicino ai nostri confini”

Dopo l’annuncio di Russo Vladimir Putin di mettere in stato d’allerta il deterrente nucleare russo, il Cremlino ha chiarito ieri che la decisione del presidente russo è stata presa come una risposta alle “minacce” attribuite alla ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, che domenica aveva tra l’altro assicurato sostegno alla partecipazione di “volontari” britannici alla guerra in Ucraina. A precisarlo, è stato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, secondo cui “vi sono state dichiarazioni inaccettabili fatte da diversi esponenti occidentali su possibili scontri fra Nato e Russia”. Peskov ha fatto pure dell’ironia, facendo riferimento a “dichiarazioni i cui autori non intendo svelare, sebbene si tratti del ministro degli Esteri britannico” Domenica l’annuncio di Putin era stato presentato dall’agenzia Tass, riportando le parole di Putin, come una “risposta alle dichiarazioni aggressive in Occidente”. La ministra britannica, in un’intervista, aveva argomentato: “Il popolo ucraino sta lottando per la libertà e la democrazia, non solo dell’Ucraina ma dell’intera Europa. E se vi sono persone che vogliono partecipare a quella lotta, le sosterrei nel farlo“. La Ue dal canto suo ha deciso di aiutare economicamente il Paese fornendo 450 milioni di euro per l’acquisto di armi letali e 50 milioni per materiale non letale. Ma di cosa si tratta il deterrente nucleare russo?


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9 febbraio 2022. Il ministro degli Esteri, Liz Truss, nella Piazza Rossa di Mosca, Russia. Foto © Simon Dawson/Flickr


Secondo il Ministero della Difesa di Mosca, le Forze di deterrenza strategica è un arsenale composto da armi nucleari e non, destinate a "scoraggiare l'aggressione contro la Federazione Russa e i suoi alleati, nonché a sconfiggere l'aggressore in una guerra utilizzando vari tipi di armi, compreso il nucleare”. Questi sistemi sono divisi tra le forze offensive strategiche e le forze difensive strategiche, che consistono in sistemi di controllo spaziale, difesa missilistica e difesa aerea.

Le truppe missilistiche di designazione strategica fanno parte di un comando delle forze armate preposto al controllo delle forze nucleari strategiche del Paese destinate a dissuadere possibili aggressioni nei suoi confronti. Il suo equipaggiamento essenziale è costituito dai missili balistici intercontinentali Yars mobili e fissi.

L'aviazione a lungo raggio, che rappresenta la componente aerea della triade nucleare, è composta dai bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3, dai bombardieri strategici Tupolev Tu-160 e Tupolev Tu-95MC. Mentre le flotte del Nord e del Pacifico, progettate per garantire la sicurezza rispettivamente nell'Artico e nella regione Asia-Pacifico, dispongono di sottomarini nucleari strategici e multifunzionali, navi, aviazione marittima e antisommergibile, nonché truppe di guardia di terra e costiera.


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29 maggio 2021, Sochi. Alexander Lukashenko e Vladimir Putin © Imagoeconomica


Il monito di Lukashenko
Nel frattempo in Bielorussia, il presidente Aleksandr Lukashenko ha detto che “le armi nucleari saranno nuovamente schierate in Bielorussia, se l’Occidente collocherà tali armi vicino ai confini del nostro Paese”. Il monito di Lukashenko arriva dopo la votazione di domenica sulla riforma della Costituzione da lui voluta (passata col 65% dei voti) per abbandonare la neutralità del Paese e autorizzare il posizionamento di armi.

Il risultato del referendum prospetta la possibilità per la Russia di posizionare le sue armi, anche nucleari sul territorio bielorusso. Gli elettori bielorussi hanno votato quindi per la modifica dell’articolo 18 della Costituzione. Una decisione che va contro il Memorandum di Budapest del 1994 in cui si garantisce la sovranità e l’integrità territoriale di Minsk in cambio del disarmo nucleare dopo il collasso dell’Unione sovietica. 

Domenica gli elettori hanno votato altri due referendum su modifiche costituzionali: riduzione del potere del Parlamento con passaggio di poteri all’Assemblea del popolo, altri due mandati possibili per Lukashenko. Il presidente potrà restare al potere fino al 2035. Secondo i dati ufficiali, i voti contrari - nel pieno della guerra lanciata da Mosca, anche dalla Bielorussia, contro l’Ucraina - sono stati solo il 10,07%. Lukashenko guida il Paese dal 1994. Tra gli emendamenti anche l’estensione del mandato del Parlamento da quattro a cinque anni, l’introduzione dell’Assemblea popolare di Bielorussia come nuovo organo, l’immunità per gli ex presidenti. Secondo il Washington Post, ieri, a poche ora di distanza dalla fine delle votazioni referendarie, la Bielorussia ha iniziato a prepararsi per mandare i propri soldati in Ucraina. La notizia del coinvolgimento di Lukashenko era stata riportata nella notte dal ‘Kyiv independent’, che aveva citato “fonti” non precisate secondo le quali il primo aereo da trasporto “Ilyushin Il-76 sarebbe decollato con a bordo paracadutisti bielorussi da schierare contro l’Ucraina”. Il presidente, però, ha negato ogni circostanza “nessuna arma, soldato o missile è coinvolto”, ha detto in conferenza stampa. “Non siamo in guerra contro di loro (l’Ucraina, ndr), non ce n’è bisogno”.

In foto di copertina: il Cremlino, Mosca © Imagoeconomica

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