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A parlare è un ex escort: “Lo ha ucciso un albanese che vive a Milano insieme a due complici”

Ci sono nuove rivelazioni sul giallo di David Rossi, manager del Monte dei Paschi morto dopo essere volato dalla finestra del suo ufficio presso Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013. A parlare è un nuovo testimone, William Villanova Correa, ex escort di 27 anni che sta scontando vent’anni per l’omicidio di una giovane prostituta, Lucelly Molina Camargo. David Rossi “lo ha ucciso un uomo albanese che vive a Milano insieme a due complici - riferisce il testimone - Il movente del delitto sono fatti di cui era a conoscenza riguardanti lo Ior (la banca vaticana). Sapeva di festini a base di cocaina, con politici e magistrati, vi aveva partecipato, erano presenti ragazze minorenni provenienti dalla Romania. In una di queste occasioni, sull’Argentario, fu picchiato perché non aveva portato alcuni documenti che gli erano stati chiesti”. Per due volte la Procura di Siena ha archiviato la vicenda come un suicidio, tesi cui la famiglia non ha mai creduto. E oggi le nuove rivelazioni potrebbero corroborare l’ipotesi dei familiari delusi dopo che l’indagine della procura di Genova sui presunti depistaggi e l’ipotesi di ricatti hard a magistrati, è stata anch’essa archiviata poche settimane fa. A rimandare gli atti ai pm toscani, a oltre sette anni dai fatti, è adesso il gip ligure Franca Borzone: “Le dichiarazioni relative alla morte di Rossi, su cui è stato aperto un procedimento penale, e nel cui ambito andrà valutata la riapertura del caso. Le indagini saranno svolte dalla Procura di Siena”. Dalle rivelazioni del testimone finora erano trapelati solo riferimenti a presunti incontri hard. È la prima volta che dal suo verbale, inedito, emergono riferimenti al presunto omicidio di Rossi: “Se volete indagare sulla sua morte dovete partire dall’amante della persona che ho ucciso, un dirigente Mps. È una barzelletta che si è ammazzato”. L’interrogatorio si svolge il 21 dicembre 2018 nel penitenziario di Massa, di fronte al pm Niccolò Ludovici. Ulteriori elementi sono stati aggiunti il 24 gennaio 2019 dopo il trasferimento a Volterra: “Le cose che so non mi fanno stare bene”. “Conosce chi lo ha ucciso?”, chiede il pm. “Sì, era il mio fidanzatino. Mi disse che aveva un lavoretto da fare, era un dirigente di banca, e che erano in tre”. Incalzato dal magistrato, il testimone fa anche un cognome ma si rifiuta di andare oltre: “Temo di essere ucciso”.
Villanova, precisa la sua educatrice, è un soggetto “fragile” e il giudice mette in guardia da un possibile “protagonismo narcisistico”. La polizia non ha trovato riscontri nei suoi computer. La sua credibilità, insomma, andrà vagliata. Ma al provvedimento del gip, potrebbe aggiungersi un’istanza degli avvocati della famiglia intenti a chiarire se la pista ha qualche concretezza o meno.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica

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