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Dalle prime luci dell’alba al termine di un’articolata attività investigativa - nel settore del contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale - coordinata dalla Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia, 50 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari con il supporto di personale del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza hanno arrestato quattro persone - L.W. 30 anni, P.P. 41 anni, , T.V. 29 anni e V.G. 32 anni - con l'accusa di aver erogato, mediante un centro money transfer di Andria, denaro destinato a sostenere l'attività delle organizzazioni combattenti antigovernative in Siria riferibili ai gruppi jihadisti appartenenti e affiliati all'autoproclamatosi Stato islamico. Le fiamme gialle avrebbero documentato mille le operazioni di invio di denaro verso 49 Paesi nel periodo 2015-2020, aventi quali beneficiari 42 "collettori stranieri" residenti in Stati "a rischio Terrorismo" per un valore di oltre 1 milione di euro.
L'operazione è scaturita dall'inchiesta "Il libanese" condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Bari la quale ha avuto inizio dopo una segnalazione dell'autorità giudiziaria francese poi trasmessa a Bari tramite Eurojust che aveva accertato, il 10 gennaio 2017, due trasferimenti da 950 euro ciascuno fatti a tre minuti di distanza uno dall'altro da un'agenzia money transfer di Andria a un cittadino libanese "considerato un collettore di denaro - hanno riferito gli inquirenti - disposizione dei cosiddetti foreign terrorist fighters".
Inoltre, successive indagini hanno documentato anche attraverso intercettazioni telefoniche, ulteriori trasferimenti di soldi dalla stessa sede del Nord Barese - ritenuta la base operativa del gruppo criminale - verso Serbia, Turchia, Germania, Emirati Arabi, Albania, Russia, Ungheria, Giordania e Tailandia. Le transazioni sono risultate avere quasi tutte le stesse caratteristiche: ossia importi artatamente frazionati, beneficiari, stesse date e agenzie di money transfer, ricorso a prestanome.
Secondo gli investigatori tale modus operandi aveva l'obbiettivo di aggirare la normativa antiriciclaggio ed evitare così il rischio di segnalazione di operazioni sospette all'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia.

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