Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

feder simone video corriere

Si fa sempre più bassa la fascia d’età degli utilizzatori di sostanze stupefacenti, tra cui tossiche, raggiungendo soglie mai viste prima.
A dirlo è il direttore della comunità di recupero per tossicodipendenti «La Casa del giovane» a Pavia, Simone Feder, intervistato dal Corriere della Sera.
Nei suoi racconti la storia di tanti ragazzi a cominciare da un giovane di 13 anni, entrato in comunità con un tasso di cocaina nel sangue superiore a 30mila. Una quantità difficile da riscontrare anche nei veterani della tossicodipendenza.
Quella prospettata dal direttore del centro è una situazione drammatica.
La struttura, seppur inizialmente adibita ad ospitare solo 6 utenti, al momento ne ospita 12 per l’ingente richiesta da parti di famiglie disperate che si ritrovano ad affrontare un problema sempre più grave. La colpa sta in un tessuto sociale sempre più povero di strumenti culturali in cui emergono sempre più “figli di papà cresciuti a patatine e iphone”, per usare le parole dello stesso Feder. Parole che fanno riflettere su come, nella società odierna, lo stile di vita consumistico ed il capitalismo abbiano vinto, omologando intere generazioni.
Un processo inesorabile che porta a spegnere le peculiarità del giovane individuo spingendolo ad utilizzare la morte come segnale di protesta o per attirare l’attenzione.
Parliamo di giovani che si trovano a vivere un disagio o ad affrontare la vita nel disperato bisogno di un amore sempre più distante dai canoni della società.
“Il ragazzo che s’avventura nelle sostanze, non lo fa più gradualmente, si massacrano - ha aggiunto Feder - I ragazzi di oggi non hanno vissuto la devastazione che l’eroina ha fatto in quei anni, non hanno memoria storica per cui si buttano in queste droghe non conoscendone quasi niente”.
Certe storie sono drammatiche. “C’era una signora che veniva al boschetto con il bambino neonato seduto sul sedile posteriore, comprava mezzo grammo di coca, si fermava dieci metri più avanti per fumarla nella stagnola e poi andava via. Quasi ogni giorno almeno due volte al giorno” ha ricordato ancora.
E poi ancora tanti giovani disposti a tutto pur di “farsi”. Come è accaduto a Monza, il 29 novembre scorso, dove due ragazzi di 14 e 15 anni hanno ucciso un uomo di 42 anni con venti coltellate per rubargli 5grammi di cocaina. Il padre del quarantaduenne, raccontandosi al Corriere Della Sera, ha detto “conosco la vita che ha avuto mio figlio, i suoi problemi con la droga. Loro sono assassini ma hanno avuto gli stessi problemi di mio figlio. È come se la loro storia fosse tutta in un unico cerchio”.
Parole che lasciano senza fiato, che uniscono milioni di storie dentro un cerchio, un unico grade cerchio fatto di vite in fiamme; generazioni perse ad inseguire degli ideali lontani dalla libertà, dalla vera natura umana.
Oggi quella delle dipendenze è un problema reale più che mai. Gli ultimi anni attestano un aumento significativo d’uso d’eroina con l’utilizzo sempre maggiore del web per l’approvvigionamento di allucinogeni, ecstasy, marijuana, oppiacei, prodotti naturali, sedativi, steroidi, stimolanti.
Zone come quella di Rogoredo diventano ritrovo per tutti i diversi, gli emarginati della società, per tutti coloro che non si sentono capiti, ascoltati, amati, per uomini e donne che non hanno trovato la vita nella società o risposte concrete al disagio che accompagna le loro azioni figlie della povertà culturale, etica, morale.
E’ sempre più necessario che quella fetta di società che si reputa “normale”, prenda coscienza. Se si continua ad ostentare comportamenti e relazioni dipendenti, se non si approfondiscono le cause che oggi portano le nuove generazioni ad impugnare una siringa, sniffare coca, squagliare Fentanyl, usare Minias, LSD e MDMA, rubare, spacciare, ad essere messa in pericolo non è la vita di un singolo, ma quella dell’umanità intera.

TAGS:

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy