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A pochi giorni dal convegno del 21 marzo per non dimenticare le problematiche irrisolte
di AMDuemila
“Il Seminario, attraverso una apposita giornata di studio prospettico sulla tematica incentrata sull’attività peritale altresì involgente alcune fra le novità normative procedurali penali e di tecnica e analisi forense, metterà in campo un concorso di competenze formative tecnico scientifiche”. Inizia così l’incipit del comunicato stampa relativo al seminario dal titolo “Perizia forense e le figure professionali del perito e del C.T.U.” che si svolgerà il prossimo 21 marzo presso l'Aula Magna della Corte d'Appello di Palermo. Ma per focalizzare meglio il senso di questo importante evento occorre fare un passo indietro. Precisamente al 23 agosto dello scorso anno. Quel giorno le agenzie avevano rilanciato la denuncia degli ausiliari interpreti e traduttori giudiziari evidenziando che: “guadagnano mediamente poco più di 4 euro lordi l'ora. Al netto delle tasse percepiscono, anche con anni di ritardo, circa 3 euro per 60 minuti di lavoro”. “I nuovi sfruttati - si leggeva nei dispacci - non lavorano nei campi, ma nelle aule dei tribunali. E a pagare il compenso ‘illegittimo’ è lo Stato”. Parole forti, senza sconti per nessuno, riconducibili all’avv. Chiara Samperisi, specializzata in diritto civile, che precedentemente aveva illustrato (sul sito laleggepertutti.it) i profili di una giustizia che a tutti gli effetti non rispetta la legge. Il legale aveva appositamente evidenziato che la legge prevede che “la prestazione dell'ufficio di interprete e traduttore è obbligatoria”. E questo implica, teoricamente, che un'eventuale rinuncia potrebbe far incorrere nel reato di “rifiuto di uffici legalmente dovuti”, con una pena prevista dal codice penale fino a sei mesi di carcere. Di seguito veniva ricordato che il magistrato - come la polizia giudiziaria - può servirsi di ausiliari, interpreti e traduttori per l'assistenza in udienza e per le traduzioni degli atti giudiziari. “Il tariffario - sottolineava l’avv. Samperisi - si ferma a 14,68 euro per la prima vacazione (composta di due ore) e 8,15 euro per le successive, con il risultato che mediamente questi professionisti sono pagati circa 4 euro lordi l'ora”. “E’ inaccettabile che in uno Stato di diritto, il lavoro venga retribuito circa 3 euro netti l'ora ed è ancor più ripugnante che tale ingiustizia venga perpetrata da chi la giustizia la proclama, la esercita e la difende”. Ancora peggio per chi riceve un compenso fisso o variabile, comunque “fuori mercato e in contrasto con i principi costituzionali in tema di tutela del lavoro ed equa retribuzione”. Il prezzo di questo sfruttamento viene giustificato in virtù della funzione pubblicistica del lavoro. Un’argomentazione “che se fosse corretta, andrebbe applicata anche ad altre categorie professionali, nonché ai parlamentari. Ma così non è. O vale per tutti o c'è una palese violazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione”, aveva ribadito la Samperisi. Che aveva quindi ribadito come con la legge di Stabilità del 2014 si era tentato il taglio di un terzo dei compensi per le prestazioni nei giudizi di gratuito patrocinio, riduzione dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale che aveva invece ricordato come l'articolo 54 del Testo unico sulle spese di giustizia imponeva l'aggiornamento degli onorari degli ausiliari di giustizia ogni tre anni, in base a criteri Istat. Ma l'ultima rivalutazione è invece del 2002. “Negli ultimi anni i rincari in materia di giustizia hanno riguardato solo i cittadini - aveva concluso il legale -. Non è più differibile, da parte del governo, l'adempimento di un obbligo sorto più di 15 anni fa”. Morale della favola: al professionista non resta che aspettare, anche perché i tempi per ricevere “la somma irrisoria sono insopportabilmente lunghi”. “Al termine del processo - spiegavano le agenzie -, deve depositare la richiesta di liquidazione in cancelleria, richiesta che passa al magistrato il quale emette il decreto, anche dopo mesi. Il decreto torna così in cancelleria e viene spedito a un ufficio che lo elabora alla luce delle detrazioni fiscali da effettuare”. “Nei labirinti burocratici dei tribunali - concludeva la Samperisi -, passano altri mesi prima che venga registrato e inviato all'ufficio pagamenti. All'esito dell'inesorabile peregrinare, i miseri compensi vengono pagati, ma talvolta con anni di ritardo”.
E la chiamano giustizia.

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