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arresti-mafia-capitaleVideo e Foto
di AMDuemila - 4 giugno 2015
Nel mirino la gestione dei centri per immigrati
“Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”. Così diceva in un’intercettazione Massimo Carminati, capo indiscusso dell’organizzazione criminale romana già finita sotto inchiesta lo scorso dicembre con 37 arresti. Un filone, quello di Mafia Capitale, che ora si sposta anche nel resto del paese. Oggi, infatti, gli arresti sono scattati nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Catania ed Enna, in tutto 44 (19 in carcere e 25 ai domiciliari). Nel mirino, la gestione di alcuni centri di accoglienza per immigrati da parte d una serie di imprese.
Le accuse, a vario titolo, sono di associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, insieme ad altri reati. In corso, tra l’altro, perquisizioni nei confronti di 21 indagati.


Fulcro delle azioni investigative il sistema corruttivo dietro ad alcune imprese che avrebbero messo le mani sui centri di accoglienza, e che avrebbero inoltre avuto accesso ai relativi finanziamenti pubblici per gli immigrati. Una struttura, questa, in cui era coinvolto anche Luca Odevaine, ex comandante della polizia provinciale di Roma e vicecapo di gabinetto del sindaco ai tempi di Walter Veltroni, già precedente arrestato e che ha confessato di aver ricevuto delle tangenti. Odevaine, si legge nell’inchiesta, “doveva garantire consistenti benefici economici ad un ‘cartello d’imprese’ interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l’esclusione di imprese concorrenti dall’aggiudicazione dei relativi appalti”. Un personaggio di rilievo in quanto “appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno” al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. Odevaine, inoltre, sarebbe “esperto del presidente del C.d.A. per il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”. Anche Salvatore Buzzi, braccio destro di Carminati, già arrestato, avrebbe ricoperto un ruolo centrale in quanto sarebbe stato capace di procurarsi "mediante pratiche corruttive e rapporti collusivi, numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate".

FOTOGALLERY by huffingtonpost.it


Tra gli arrestati (l’operazione è stata portata avanti dal Ros) Luca Gramazio, ex consigliere di Forza Italia in Regione Lazio, accusato di partecipazione all’associazione mafiosa romana. Gramazio aveva già rassegnato le dimissioni a seguito della prima operazione dello scorso anno. Secondo l’accusa (rappresentata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dai pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli) Carminati si sarebbe servito della sua posizione politica. In manette anche i consiglieri comunali Giordano Tredicine, Massimo Caprari, l’ex presidente del X Municipio (Ostia), Andrea Tassone, Fabrizio Franco Testa, Angelo Scozzava, che dirigeva il dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute del Comune. Arrestato anche l’ex assessore alla Casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo, del Partito democratico, e Mirko Coratti, ex presidente del Consiglio comunale di Roma (ugualmente dimesso a dicembre) insieme al capo della sua segreteria, Franco Figurelli. Ai due sarebbero stati promessi 150mila euro mentre ne avrebbero già intascato 10mila, oltre all'assunzione di una persona, indicata da Coratti, in cambio di favori alle cooperative di Buzzi. Con quest’ultima operazione, per Buzzi e Carminati è scattata una nuova ordinanza, firmata dal gip Flavia Costantini. Proprio tre giorni fa la Procura di Roma ha chiesto e ottenuto dal gip il giudizio immediato per 34 delle persone coinvolte nell'inchiesta sul “Mondo di mezzo”, tra cui Buzzi, Carminati e Odevaine.

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