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Ma l’uscita, di 2,4 miliardi, non porta all’automatica nazionalizzazione

“Autostrade per l’Italia” torna finalmente allo Stato. Dopo 21 anni, infatti, la famiglia Benetton ha venduto la società che ora sarà controllata dalla Cassa depositi e prestiti, e quindi mano pubblica. Era il 1999, in piena epoca di privatizzazioni, quando la famiglia di Ponzano Veneto, tramite una cordata guidata dalla holding Schemaventotto, acquisì per 5mila miliardi di lire il controllo della rete fin lì gestita dall’IRI, longa manus dello Stato. Per l’acquisizione non dovettero sudare Gilberto Benetton e famiglia: il bando andò quasi deserto, l’unico altro contendente fu, caso vuole, la banca d’affari Macquarie, che si ritirò durante la corsa e che ora, più di vent’anni dopo, torna come partner (assieme a Blackstone) della Cassa depositi e prestiti, braccio finanziario del ministero dell'Economia.

Tre anni dal Ponte Morandi, 22 dalla privatizzazione
Il contenzioso era salito alla ribalta tre anni fa con la strage del Ponte Morandi: sfumate le minacce di revoca della concessione ad Aspi, arrivate dal governo Conte 1 fin dal Ferragosto del 2018, ipotesi cavalcata politicamente ma di difficilissima realizzazione sul fronte contratti e risarcimenti miliardari in ballo, il punto di caduta della lunga trattativa tra Roma e i Benetton quindi è sì l’uscita degli attuali soci dall’azienda, ma con una normale vendita delle quote, e quindi con una plusvalenza per chi vende. Due miliardi e quattrocento milioni di euro entrano da oggi nelle tasche dei Benetton per la cessione di Autostrade. Questo è il risultato della decisione – da parte della assemblea dei soci Atlantia (della quale i Benetton possiedono il 30,25%) – di vendere a Cassa Depositi e Prestiti e ai fondi Blakstone e Macquaire la quota dell’88,06% posseduta in Autostrade, per la somma di 9,1 miliardi che diventeranno 9,5 miliardi quando la vendita sarà completata.

Quasi 2,5 miliardi l'incasso dei Benetton
A dieci mesi dall’accordo del luglio 2020, infatti, l’assemblea degli azionisti della holding ha accettato un’offerta da quasi 8 miliardi per l’acquisto dell’88% del capitale di Aspi. Prossima tappa, la riunione del cda di Atlantia, il 10 giugno, per dare il via libera agli accordi. La firma è attesa entro fine mese. Nell'estate 2021, riparte l'era della gestione pubblica delle Autostrade in Italia.

Si aspetti a parlare di nazionalizzazione
Sulla questione si erano attivati i Cinquestelle. Dopo la tragedia del ponte Morandi, nel quale sono emerse pesantissime responsabilità di gestione da parte dei Benetton, i Cinquestelle minacciarono di avviare “la revoca della concessione a Autostrade perché noi non possiamo aspettare i tempi della giustizia”. Di revoca non si può parlare a questo punto perché si è davanti a una vendita con plusvalenza della società. Ma non si può parlare, almeno per ora, neanche di nazionalizzazione, come pretendevano gli stessi 5Stelle. Col cambio della gestione di Cassa Depositi e Prestiti imposta da Mario Draghi che ha nominato amministratore delegato Dario Scannapieco al posto di Fabrizio Palermo non è affatto detto che Cdp (controllata dal ministero dell’Economia) mantenga il controllo pubblico di Autostrade. Ora infatti si assisterà al nodo della gestione della rete autostradale a fronte della pessima prova data dalla gestione pubblica della rete stradale da parte dell’Anas. Autostrade fa gola a molti operatori autostradali italiani ed europei e alla luce del modus operandi e della logica neo liberale del premier Mario Draghi, non sarebbe uno scandalo assistere tra qualche tempo a una rivendita della società da parte del CdP a gruppi privati.

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