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di Giorgio Bongiovanni

I Benetton dichiarano guerra allo Stato.
Nei giorni scorsi, al termine di un lungo consiglio di amministrazione, i vertici di Atlantia, la holding da loro controllata, si sono rifiutati di adeguarsi all'accordo sottoscritto lo scorso 14 luglio con il Governo Conte, per la cessione del controllo di Aspi (Autostrade per l'Italia), concessionaria di gran parte delle autostrade italiane. Compresa quella in cui si è verificato il crollo del ponte Morandi, che ha causato la morte di 43 persone alle quali si aggiungono gli 11 feriti e gli oltre 550 sfollati.
Una tragedia di enormi proporzioni per la quale i Benetton non intendono “pagare lo scotto”.
Di fronte all'ultimatum di Palazzo Chigi il gruppo controllato dai Benetton ha dichiarato di non accettare “le richieste della Cassa Depositi e Prestiti destinata a prendere il controllo”. La trattativa “è naufragata sulla richiesta della Cassa di avere alcune garanzie – spiega il quotidiano – in primis una manleva legale sui contenziosi che possono aprirsi dal processo sul crollo del ponte”. Mentre sentendosi espropriata Atlantia “ha denunciato la cosa a Bruxelles. Che ieri, fanno sapere dalla holding, avrebbe risposto di star 'predisponendo con attenzione le dovute azioni conseguenti”.
Insomma, per il colosso, si potrebbe al massimo “procedere alla cessione di Aspi 'nell'ambito di un processo trasparente e a condizioni di mercato'”.
Ma a quale mercato si riferiscono i fratelli Benetton? Loro che hanno insanguinato le campagne dell'Argentina reprimendo il popolo Mapuche, con il favore della polizia locale, imponendo una serie di vessazioni e sottraendo le terre ai nativi per alimentare i propri commerci? Un mercato di sangue dunque?
Ora aspettiamo con fiducia l'esito delle indagini della magistratura per individuare tutti i responsabili del disastro del ponte Morandi. I Benetton vorrebbero lavarsene le mani, scaricando tutto sui manager, ma anche la proprietà di Aspi ha la sua dose di colpa dal momento che, malgrado l’allerta e la segnalazione della pila 9, poi crollata, non si è messo in sicurezza il ponte. Noi ci auguriamo che questi potenti signori vengano indagati e processati, tenendo conto che per le pesanti responsabilità che possono gravare sui loro comportamenti (a nostro avviso si potrebbe procedere per omicidio colposo, visti i tanti morti causati dal crollo) non è escluso il carcere.
Nel frattempo possiamo già considerarli mandanti etici della strage del ponte Morandi e questo basta a rendere intollerabile l'arrogante volontà di dettare legge respingendo le richieste del Governo. Non solo legittime, ma frutto di una trattativa fin troppo generosa. Togliere la gestione delle autostrade a costo zero, in un Paese normale, sarebbe stata la cosa più giusta da fare, ma comprendendo la necessità di trattare per “mandarli a casa” resta difficile dover perfino accettare le loro minacce.
Ancora una volta i Benetton si dimostrano crudeli e avidi di denaro e la speranza è che la spada dello Stato possa farsi sentire per infliggere loro la severa punizione che meritano per quelle responsabilità che hanno portato alla morte di 43 persone innocenti.

Foto © Imagoeconomica

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