di AMDuemila - 16 luglio 2015
Il primo filone d’indagine “Aemilia”, che lo scorso gennaio aveva portato all’arresto di oltre 100 persone, molte delle quali accusate di associazione mafiosa, aveva dimostrato come la cosca dei Grandi Aracri, originari di Cutro, in provincia di Crotone, si era ormai stabilita da anni a Brescello, in provincia di Reggio Emilia.
Questa mattina il nuovo atto. L'operazione è scattata intorno alle 4 e vede mobilitati oltre 300 Carabinieri tra cui il Raggruppamento Operativo Speciale (Ros), supportati da elicotteri ed unità cinofile, impegnati ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare - emessa dal Gip Alberto Ziroldi del Tribunale di Bologna su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 9 soggetti, ritenuti appartenenti o “fiancheggiatori” della ‘Ndrangheta emiliana, attiva nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena ed operante anche in quelle di Verona, Mantova e Cremona.
Contestualmente sono state effettuate anche decine di perquisizioni in varie aree del territorio nazionale, anche a carico di liberi professionisti.
Tra gli arrestati anche insospettabili prestanome. I reati contestati a vario titolo sono trasferimento fraudolento di valori e reimpiego in attività economiche di denaro, beni ed altre utilità provento delle attività illecite della cosca. Oltre agli arresti, è stato eseguito anche il sequestro di nove società, beni e attività commerciali nella disponibilità diretta della cosca, per il valore oltre 330 milioni: alcune di queste società avevano per altro vinto importanti appalti all’estero. Secondo l’accusa la ‘Ndrangheta emiliana, cosca che a livello gerarchico era autonoma rispetto alla “casa madre” calabrese, aveva costituito una serie di società intestate a soggetti esterni alla cosca, per riciclare ingenti somme di denaro. L’elenco di questi beni erano tutti riconducibili al boss Nicolino Grande Aracri, detenuto e considerato il capo dei capi dell’organizzazione.