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La Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria ha eseguito un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale Sezione Misure di Prevenzione lo scorso 11 novembre nei confronti di Antonino Fallanca. In particolare il decreto di sequestro ha riguardato quattro unità immobiliari riconducibili al proposto, quattro autoveicoli, il patrimonio di tre imprese individuali ed una società ed il sequestro dei conti correnti, libretti di deposito, contratti di acquisto di titoli di stato, azioni, obbligazioni, assicurazioni rientranti nel patrimonio delle imprese e società comunque a lui riconducibili, al suo nucleo familiare, ai figli e ai rispettivi conviventi. Il provvedimento, adottato su richiesta del Procuratore Aggiunto della Repubblica Calogero Gaetano Paci e del pm Sara Amerio, nasce dal procedimento denominato 'Pedigree 2', nell'ambito del quale Fallanca è stato oggetto di ordinanza di custodia cautelare in carcere.
L'uomo è ritenuto dagli investigatori dirigente apicale ed organizzatore della cosca Serraino, operante nei territori di Cardeto, Arangea, San Sperato e nelle aree aspromontane della provincia reggina. Inoltre, secondo gli inquirenti, Fallanca avrebbe agevolato la latitanza di alcuni affiliati, assicurato il loro mantenimento in carcere, elargito delle somme di denaro, talvolta custodito e fornito armi, ma soprattutto sarebbe stato espressione imprenditoriale della cosca. In tale veste, fanno sapere gli investigatoti, Fallanca avrebbe investito nelle sue attività imprenditoriali i proventi delle attività illecite della cosca di appartenenza e di quella alleata dei Rosmini, grazie all'influenza del sodalizio mafioso. Sebbene non diretto intestatario delle imprese e delle società oggetto del sequestro, l'uomo, secondo l'accusa, di fatto gestiva le società formalmente intestate a persone di famiglia, delle quali risultava dipendente. La tesi accusatoria, che avrebbe trovato conferma negli esiti processuali registrati nell'operazione ‘Pedigree 2’ con l'ordinanza di custodia cautelare confermata dal Tribunale della Libertà, è che le cosche lo avevano supportato agli esordi della sua storia imprenditoriale con provviste di natura illecita, consentendogli di espandersi, fruendo dell'influenza del sodalizio mafioso per imporre l'affidamento di commesse o l'acquisto di merci presso le sue attività commerciali.

Foto © Imagoeconomica

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