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manette-carabinieridi Aaron Pettinari - 7 luglio 2015
La strage di Duisburg, nell'agosto 2007, aveva fatto aprire gli occhi all'Europa sulla presenza della 'Ndrangheta all'estero. Le operazioni successive hanno poi dimostrato come l'organizzazione criminale calabrese avesse pian piano colonizzato tutti gli stati dell'Unione. L'operazione Crimne 2, nel marzo 2011, aveva dimostrato come a Costanza (al confine con la Svizzera), dove si trova Singen, nascosti in una palazzina anonima sulla Öschlestrasse, si riunivano alcuni degli 'ndranghetisti arrestati nell'indagine. L'inchiesta aveva dimostrato come proprio la strage di Duisburg, l'ultimo atto della faida di San Luca che lasciò a terra nel sangue sei esponenti della 'ndrina dei Pelle-Vottari, non fosse un semplice caso.

Nel 2009, la polizia federale dichiarava che in Germania c'erano almeno 230 'ndrine con 1800 affiliati, dislocati soprattutto in Baviera, Assia, Renania settentrionale. Cinque "locali" sono impiantate a Ravensburg, Francoforte, Engen, Rielasingen e Singen. A Berlino, Duisburg, Erfurt e Monaco investono milioni di euro le famiglie dei Pelle, dei Nirta-Strangio, i Vottari, i Romeo. Tutti di San Luca. A Colonia i Morabito di Africo, a Stoccarda i crotonesi. Un quadro indiziario simile si rappresentava agli inquirenti anche in Svizzera, tanto che nell'agosto 2014 vennero arrestate 18 persone tra Reggio Calabria e la terra elvetica. L'operazione di oggi, chiamata “Rheinbrücke”, è direttamente figlia di queste inchieste ed ha fatto luce sulla presenza di alcuni esponenti della ‘ndrangheta in Svizzera, ha fornito una sostanziale conferma dell’esportazione del modello ‘ndranghetistico in Svizzera e Germania, dove l’organizzazione criminale è stata 'clonata' realizzando strutture analoghe a quelle tipiche del territorio calabrese e con evidenti stretti legami di dipendenza con l’organismo di vertice in Calabria.
Così durante la notte i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria in collaborazione con la polizia tedesca, hanno dato esecuzione a 10 ordinanze di custodia cautelare, a carico di altrettanti soggetti indagati per associazione di tipo mafioso e concorso in associazione di tipo mafioso aggravati dalla transnazionalità dei reati, poiché commessi in Italia e Germania da un gruppo criminale organizzato impegnato in più di uno Stato.

Durante la conferenza stampa il Procuratore capo Cafiero De Raho e l’aggiunto Nicola Gratteri hanno parlato di una “straordinaria capacità di riproduzione” delle locali nei due Stati europei. Queste, pur mantenendo una certa autonomia sulle decisioni locali, non trascuravano mai i collegamenti con la Calabria, riconoscendo nel capocrimine Mico Oppedisano il riferimento primo per il loro riconoscimento all’interno dell’organizzazione.
L'organizzazione di fatto era stata “clonata” in una struttura analoga a quella tipica del territorio calabrese ma, pur conservando una certa autonomia, vi era comunque un fortissimo legame di dipendenza con la “mamma” di San Luca.
In manette, in Germania, sono finiti Antonio Critelli (ritenuto il capo locale di Rielasingen), il suo vice Domenico Nesci detto Mimmo, il “mastro di giornata” Salvatore Cirillo, gli affiliati Achille Primerano (che sarebbe stato in grado di conferire le cariche di ‘ndrangheta), Raffaele Nesci, Domenico Nesci detto Micuzzo, Vittorio Ienco e Raffaele Giacomini. Raffaele Primerano e b Giovanna Nesci, invece, sono stati arrestati perché ritenuti appartenenti al “locale” di Fabrizia. Questi ultimi avevano il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici della associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio. In sostanza avrebbero assicurato le comunicazioni tra i tre “locali” di ‘ndrangheta scoperti in Germania. Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 50 Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell’8° Nucleo Elicotteri, mentre in Germania l’esecuzione è stata curata dalla polizia del Land (LKA) Baden-Württemberg supportata da unità della polizia antisommossa per il rilevamento di oggetti di prova con un dispiego di forze di circa 200 uomini.
“Questa operazione – ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho - dimostra ancora una volta che la 'ndrangheta, per curare i suoi interessi economici, è diffusa in modo sempre più penetrante all’estero, riuscendo in tal modo ad imprimere una grande spinta ai propri affari”. “E' stata una operazione più laboriosa del solito - ha aggiunto il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri - perché inizialmente abbiamo avuto grandi difficoltà a convincere i tedeschi, ed in particolare la Polizia federale DKA, dell’importanza di questa indagine. Noi avevamo una traccia: una intercettazione raccolta in una Bocce Club in Svizzera. Ma il 416 bis, e cioè l’associazione per delinquere di tipo mafioso, non è previsto in Europa. Abbiamo legato così l'indagine ad un reato transnazionale consumato in Italia, a San Luca e Fabrizia, con le articolazioni diffuse in Germania e in Svizzera. Quando gli affiliati all’organizzazione si spostavano dalla Germania a Rosarno ed a Fabrizia, si confrontavano sempre con Domenico Oppedisano, il capo crimine della provincia. E’ a lui che dovevano fare riferimento ed era lui che doveva accettare o meno l’apertura o la chiusura di nuovi locali all’estero”.

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