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Processo trattativa Stato-mafia, inizia il processo d'appello

Domani mattina, un anno dopo la sentenza di primo grado, si torna in aula
Saranno valutate le richieste delle difese
di Aaron Pettinari

A poco più di un anno di distanza dalla storica sentenza di primo grado
, che ha portato alla condanna, con l'accusa di attentato a corpo politico dello Stato, dei boss mafiosi Leoluca Bagarella e Antonino Cinà (rispettivamente sono state disposte pene a 28 e 12 anni), per gli ufficiali del Ros Antonio Subranni e Mario Mori (condannati a 12 anni) e l’ex uomo del Raggruppamento operativo speciale Giuseppe De Donno (8 anni), e per l'ex senatore Marcello Dell'Utri, condannato a 12 anni in primo grado che già sta scontando la pena in via definitiva a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, domani mattina si aprirà il processo d'appello sulla trattativa Stato-mafia. La Corte d'Assise d'appello, presieduta da Angelo Pellino con a latere Vittorio Anania (coadiuvati da sei giudici popolari), dovrà valutare le richieste delle parti che hanno presentato appello, tra cui quella della difesa Dell'Utri che ha chiesto di riaprire il dibattimento per sentire l'ex Premier Silvio Berlusconi. L'accusa sarà rappresentata dai sostituti procuratore generali Giuseppe Fici e Sergio Barbiera, già impegnati nel processo-stralcio, che si svolge in abbreviato, contro l'ex ministro Calogero Mannino (assolto in primo grado per "non aver commesso il fatto"). Un procedimento, quest'ultimo, che il prossimo 6 maggio vedrà la conclusione della requisitoria con la richiesta di pena.
L'udienza si dovrebbe aprire con la lettura della relazione del giudice a latere che muove proprio dalla sentenza di oltre cinquemila pagine che ha ripercorso i fatti avvenuti con l'interlocuzione tra la mafia e lo Stato negli anni delle stragi. Poi sarà la volta delle difese in quanto né la Procura di Palermo (in primo grado rappresentata dai pm Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia), né la Procura generale hanno presentato appello. Così è divenuta definitiva l'assoluzione dell'ex ministro degli Interni, Nicola Mancino, che era imputato per falsa testimonianza. Rispetto al processo di primo grado, ovviamente, non ci sarà Totò Riina, deceduto nel novembre 2017.
Oltre agli imputati già citati vi sono anche il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, per cui la Corte in primo grado ha dichiarato il “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione (visto il riconoscimento delle attenuanti specifiche per i pentiti) e Massimo Ciancimino. Il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, è stato dichiarato colpevole (condannato a otto anni) per la calunnia nei confronti dell’ex capo della Polizia Giovanni De Gennaro. Ciancimino jr è stato invece assolto dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa “perché il fatto non sussiste”.

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