benigni roberto costituzioneAnche Roberto Benigni vittima della caduta degli Dei
di Giorgio Bongiovanni
Diceva che la nostra Costituzione è la più bella del mondo e guai a chi la tocca. E che al referendum sulla carta del 1948 avrebbe votato No. Poi però ci ha ripensato. Roberto Benigni, paladino della Costituzione, cade come gli Dei di fronte alla tentazione del cambiare tutto per non cambiare niente.
“Sarei orientato a votare No al referendum di ottobre sulle riforme - aveva detto Benigni lo scorso 3 maggio - proprio per proteggere la nostra meravigliosa Costituzione. La Costituzione è certamente perfettibile, ma preferirei un dibattito ampio e pacato sui contenuti, piuttosto che il referendum su Renzi”. Ma pochi giorni fa il comico toscano ha comunicato che ad ottobre voterà Sì: “Sono trent'anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. - ha detto - Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni”. E in risposta ai timori di un ritorno all'autoritarismo: "Dopo settant'anni di democrazia, se qualcuno volesse provare a farsi dittatore nell'Italia di oggi sa cosa verrebbe fuori? Un tiranno da operetta”.
Perdonerete la malignità, ma è difficile non pensare che dietro ad una simile “inversione di marcia” non ci possano essere all'orizzonte eventuali futuri contratti con Rai1 (che è notoriamente nelle mani del governo). Un “voltafaccia”, quello di Benigni, che ha preoccupato lo stesso Dario Fo. “Non c'è dubbio che questa posizione favorisce il governo e il potere. Sarà ripagato. Però mi stupisce terribilmente. - ha detto Fo - Lo vedo cedere davanti alle lusinghe. Ero convinto avesse ormai scelto come si deve e, soprattutto, secondo la storia della sua vita. Io penso stia tradendo se stesso. Non voglio nemmeno arrivare a immaginare perché lo abbia fatto”.
Perché quella Costituzione che Benigni considerava “sacra” in realtà verrebbe defraudata di molte parti-chiave (tutte modifiche a favore del potere esecutivo) oltre ad essere stata prodotta da un parlamento eletto con una legge elettorale, quella del Porcellum, già dichiarata incostituzionale. Rende più confuso il bicameralismo, creando conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato. Favoleggia la riduzione dei costi del Senato ma in realtà si tratta solo della riduzione di un quinto. In più, triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare. Non garantisce la sovranità popolare, in quanto insieme alla nuova legge elettorale dell'Italicum consegna la sovranità del popolo a una minoranza parlamentare, che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri. Inoltre, non garantisce l'equilibrio tra i poteri costituzionali, mettendo il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, organi di garanzia, nelle mani della falsa maggioranza prodotta dal premio.
La Costituzione, qualora vincesse il Sì, verrebbe profondamente cambiata, e simili inspiegabili contraddizioni da parte di grandi personaggi, veri e propri fari intellettuali del nostro Paese, non possono che addolorare. Benigni, proprio come Pinocchio, cade così di fronte alla tentazione di Lucignolo, che lo porterà nel paese dei balocchi per trasformarlo in un ciuchino.

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