Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Patrizia Bullrich sconfitta, la sinistra ha ottenuto solo il 2,7 percento dei voti

In mezzo ad una crisi economica ma anche sociale, l'Argentina è stata chiamata alle urne per scegliere il presidente che dovrà assumere l’incarico il prossimo 10 dicembre, e che - ammesso che il Paese non imploda prima - dovrà governare per i prossimi quattro anni. Il risultato, benché in pareggio, ha visto come vincitore il candidato di Unión por la Patria, Sergio Massa. Il numero di voti non gli hanno permesso di superare il 45% del totale, né gli hanno assicurato una differenza maggiore ai dieci punti percentuali sul secondo candidato (Javier Milei), quindi ci sarà il ballottaggio. In contemporanea ci sono state anche le elezioni a governatore di tre province: Buenos Aires, Entre Ríos e Catamarca. È stato anche eletto il capo di governo della Città Autonoma di Buenos Aires.
Oltre 27 milioni di persone sono andate a votare. Sergio Massa, attuale ministro di Economia, al fronte di una coalizione che ingloba gran parte del Partito Justicialista, ed il cosiddetto progressismo e settori affini, ha ottenuto il 36,7% dei voti. La Libertad Avanza, che ha come leader Javier Milei e la negazionista Victoria Villarruel, sostenitrici di una politica neoliberale sull’aspetto economico, ha avuto il 30% dei voti. Patricia Bullrich, sostenitrice del militarismo, al fronte di Juntos por el Cambio – lo schieramento elettorale fondato da Mauricio Macri -, ha raggiunto il 23,8% dei suffragi. L'attuale governatore di Cordoba, Juan Schiaretti, che rappresenta certi settori del ‘justicialismo federal’, ha ottenuto il 6,8% dei voti. Invece, la candidata del Frente de Izquierda, l'avvocato ed attuale deputato Myriam Bregman, ha avuto il consenso di solo il 2,7% degli elettori; numeri che non riflettono la diffusa simpatia ed il rispetto che l'elettorato della sinistra peronista ha verso la deputata. Simpatia che, purtroppo, non è riuscita a spezzare la religiosità del “peronista vota peronista”.
In un sistema politico storicamente diviso tra radicali e giustizialisti, l'esistenza di una terza formula elettorale, con possibilità certa di vincere, è tutta una novità in Argentina. Senza alcun dubbio, la grande sconfitta della notte è stata quella di Patricia Bullrich, che ha perso completamente il federalismo di “Juntos por el Cambio” nella figura di Mauricio Macri, grazie all'appoggio del radicalismo più tradizionale e conservatore. Bullrich è riuscita soltanto a mantenere un'ampia maggioranza nella città di Buenos Aires, dove l’ha votata il 41% dell'elettorato. Ricordiamo che il partito di Mauricio Macri governa nella città da più di 20 anni.
Da parte sua Milei ha perso voti a livello federale rispetto alle primarie. In quella occasione aveva vinto in 16 province. Questa volta è riuscito solo a mantenere la leadership in 10 province, tra le quali, sorprendentemente, emergono Cordoba e San Luis. A Cordoba ha ottenuto il 33,6% dei voti superando Schiaretti nel suo proprio territorio. La differenza l’ha ottenuta soprattutto nei distretti del sud della provincia, dove predomina l'agro e l'antiperonismo. Nel caso di San Luis, uno dei tradizionali feudi del justicialismo - sotto la guida dei Rodríguez Saá -, Milei ha ottenuto una schiacciante vittoria con il 43,4% dei voti, con una differenza di oltre 15 punti sul candidato justicialista.
Massa, che si candida a presidente per la seconda volta (la prima fu nel 2015, della mano del defunto José Manuel de la Sota, arrivando terzo con poco più di 14 punti) -, è riuscito a raccogliere i voti del peronismo (Grabois e Bruno tra gli altri) arrivando a circa 30 punti. Il restante 6,7%, li ha raccolti in gran parte da due centri tradizionalmente radicali e conservatori: Entre Ríos e Corrientes, le uniche provincie che avevano visto vincitori Juntos por el Cambio nelle primarie. Ma soprattutto Massa è riuscito ad assicurarsi i territori feudali del justicialismo. A La Rioja ha ottenuto il 41,1% dei voti, 10 punti più che nelle primarie.
È importante precisare che ha votato un 15% in più di elettori. Qualcosa di simile è successo a Tucumán, dove ha ottenuto una vittoria eclatante con oltre il 45% dei voti. A Santiago del Estuario il 65,5%. Lo stesso in Chaco, dove ha raccolto il 43,7% delle preferenze; ed a Formosa, con il 52,3%. Nel sud si è registrata una tendenza simile a La Pampa ed a Río Negro. Ciò che non è accaduto nella provincia di Santa Cruz, dove è nato il kirchnerismo. Qui la differenza a favore di Massa la si vede nella quantità di voti in bianco. Oltre il 28% nelle primarie contro solo un 6% in questa occasione.
Il ballottaggio avrà luogo il prossimo 19 novembre. Se Massa riesce a capitalizzare i voti della sinistra, i voti del justicialismo federal ed i voti dei radicali conservatori (che non amano cambiamenti bruschi), sarà il prossimo presidente degli argentini. Se così non fosse, l'anti politica ed il negazionismo siederanno sulla poltrona di Rivadavia.
Sulla base di questi numeri, avverrà il ricambio di deputati e senatori nel Congresso, dove rimarrà rappresentata questa terza formula discordante sulla tendenza neoliberale e negazionista. Si avranno 35 deputati, per un totale di 38, circa il 15% dei seggi e 8 senatori, mentre prima non aveva nessuno.

Governatori 
In contemporanea alle presidenziali si sono svolte le elezioni a governatore in tre province, e per il capo di governo nella Città Autonoma di Buenos Aires (CABA). Nel distretto più numeroso del paese - provincia di Buenos Aires -, il governatore Axel Kicillof, senza alcuna sorpresa, è stato rieletto, ottenendo praticamente il doppio dei voti dei suoi rivali. In questo modo il kirchnerismo più puro riesce a mantenere un distretto cruciale, assicurando la propria sopravvivenza per i prossimi anni, e non è da scartare una futura presidenza. Nessuna sorpresa nemmeno a Catamarca dove Raúl Jalil rimane ancora al governo per un altro periodo, dopo aver trionfato con il 54,1% dei voti, con una differenza di oltre 20 punti sui suoi avversari.
A Entre Ríos Rogelio Frigerio – che ha fatto i suoi primi passi nel “menemismo” (governo Menem) salvo poi passare alle file del macrismo (governo Macri) -, ha vinto su Adán Bahl, il quale, pur non essendo filogovernativo, ha sostenuto Sergio Massa. Frigerio il 49,7% e Bahl il 39,5%. 
Nella città autonoma di Buenos Aires, come previsto, ha vinto Juntos por el Cambio e Jorge Macri, il cugino dell'ex presidente, sarà il prossimo capo di governo della capitale argentina. L’unico dato rilevante è che i partiti filo governativi hanno perso più di cinque punti di voti, rispetto alle primarie. I voti in bianco sono stati circa il 10%, mentre nelle precedenti elezioni erano un 2%. 

TAGS:

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos