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Fallisce la mediazione dell'Ecowas sul Niger, mentre cresce la tensione tra la giunta golpista e la Francia. Gli inviati della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale, che chiedono da giorni il ritorno al potere del governo deposto, sono arrivati ieri a Naimey "ma non hanno trascorso la notte" nella capitale nigerina come previsto, né hanno incontrato il leader golpista Abdourahamane Tiani o il presidente deposto, Mohamed Bazoum (in foto), ha fatto sapere un membro della delegazione. 
L'Ecowas ha imposto un ultimatum al governo insorto e ha chiesto alla giunta di dare una risposta entro domenica, minacciando, in caso contrario, il ricorso alla forza. Il presidente della Nigeria Bola Tinubu, che detiene la presidenza di turno dell'Ecowas, ha affermato tuttavia che l'organizzazione farà il possibile per risolvere amichevolmente la crisi, anche se i capi militari dell'organizzazione dei paesi africani sono ancora riuniti nella capitale della Nigeria, Abuja, per discutere la possibilità di un intervento armato. Ma la giunta del Niger ha respinto le minacce e ha fatto sapere che "qualsiasi aggressione o tentativo di aggressione contro lo Stato del Niger vedrà una risposta immediata e senza preavviso da parte delle forze di difesa e sicurezza del Niger su uno dei membri del blocco", ha detto uno dei golpisti in una dichiarazione letta alla televisione nazionale. Si schierano a fianco della giunta invece Burkina Faso e Mali, paesi vicini dove si sono consumati negli ultimi anni due colpi di stato militari.
Le giunte dei due paesi africani hanno avvertito che qualsiasi intervento militare in Niger equivarrebbe a una "dichiarazione di guerra". Sulla questione di un possibile intervento straniero e' intervenuto anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo cui "E' poco probabile che un intervento di forze extra regionali possa cambiare in meglio la situazione" in Niger.

Foto © Imagoeconomica

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