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La compagna Stella Moris su Twitter: “Julian ha vinto. Adesso sta alla Corte Suprema decidere se ascolterà il suo appello”

L’Alta Corte di Londra ha accordato, nella giornata di ieri, a Julian Assange la possibilità di portare avanti un nuovo ricorso davanti alla Corte Suprema del Regno Unito contro il via libera all’estradizione negli USA, stabilita dalla sentenza di secondo grado di dicembre. Tale decisione è solo l’ultimo passo di quello che potremmo definire il vero e proprio “calvario” vissuto dall’attivista fondatore di Wikileaks che, se estradato oltreoceano, dovrà rispondere dell’accusa, tra le altre, di spionaggio. La decisione permette il rinvio di alcuni mesi dell’eventuale estradizione negli Stati Uniti del fondatore di Wikileaks, da anni perseguitato per aver pubblicato documenti americani segretati, contenenti anche prove di crimini di guerra commessi dall’esercito a stelle e strisce in Afghanistan e in Iraq.
Ricordiamo brevemente, infatti, tutte le sofferenze che ha dovuto attraversare il whistleblower australiano, reo, evidentemente, di avere a cuore la Verità con la “V” maiuscola, e di non temere quel potere tirannico che taccia, o peggio, tortura, o peggio, isola tutte quelle persone che non si accontentano del proprio benessere personale, ma dedicano la propria vita al benessere comune, costi quel che costi. Nel 2010, Julian Assange raggiunse la notorietà internazionale dopo aver rivelato, tramite Wikileaks, la piattaforma di “whisteblowing” da lui stesso fondata, oltre 251.000 documenti statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”, ricevuti dalla ex militare statunitense Chelsea Manning, riguardanti crimini di guerra soprattutto in Afghanistan e Iraq. Il 18 dicembre 2010, il tribunale di Stoccolma emise un mandato d’arresto nei suoi confronti con l’accusa di stupro, molestie e coercizione illegale nei confronti di due donne svedesi. Fatti, questi, mai suffragati da prove, evidenze, o dati certi. Julian Assange ha sempre negato l’accusa, sostenendo che essa fosse solo un pretesto per permettere l’estradizione dalla Svezia agli Stati Uniti, a causa delle pubblicazioni “scottanti” a suo nome. Qualche mese dopo il sì all’estradizione in Svezia da parte dell’Alta Corte di Londra, arrivata a inizio novembre 2011, Assange scelse di rifugiarsi presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico in quanto perseguitato. Da quel momento passarono quasi otto lunghissimi anni, in cui Assange ha vissuto condizioni fisiche precarie, subito attività di spionaggio audio e video, compresi i momenti di colloquio con i suoi avvocati, e, ovviamente, attacchi mediatici e non da tutte le parti. La svolta avvenne nella mattinata dell’11 aprile 2019 quando, a causa di una serie di controversie con i nuovi rappresentanti dell’autorità dell’Ecuador, venne revocato l’asilo politico ecuadoriano ad Assange. Successivamente, venne consentito alla polizia metropolitana di Londra di entrare in Ambasciata e di prelevare Assange contro la sua volontà, e senza rispettare lo status di cittadino dell’Ecuador del fondatore di Wikileaks, “sospesa” inspiegabilmente dallo stesso Stato. Assange così venne dunque rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Il 4 gennaio 2021, dopo isolamenti, sofferenze atroci, condizioni fisiche precarie, addirittura possibili torture, trattamenti contro i diritti umani, la Corte suprema ha emesso una sentenza di respingimento della richiesta di estradizione. Sentenza che è stata poi capovolta da quella di appello, emessa recentemente, che ha dato il via all’estradizione del giornalista negli “States”.

Secondo Amnesty International, la decisione è positiva ma con delle limitazioni
Una delle organizzazioni che si sono espresse in merito è stata Amnesty International: quest’ultima ha ricordato il fatto che l’Alta Corte del Regno Unito ha accolto solo uno dei tre punti sollevati nel ricorso della difesa di Julian Assange, valutando che la questione delle assicurazioni statunitensi in caso di estradizione negli Usa è di “importanza pubblica generale”. Nella sua decisione, l’Alta Corte ha invece respinto altri due punti dell’appello, in cui la difesa di Assange chiedeva di qualificare come questioni di “importanza pubblica generale” anche la tortura e i maltrattamenti cui Assange andrebbe incontro in caso di estradizione. Infatti, poco più di un anno fa un giudice distrettuale a Londra aveva respinto la richiesta di estradizione degli Usa motivando la decisione con il fatto che era probabile che Assange, se detenuto alle dure condizioni delle carceri Usa, avrebbe potuto suicidarsi. Le autorità Usa avevano poi fornito rassicurazioni che il fondatore di Wikileaks non avrebbe affrontato il trattamento severo che secondo i suoi avvocati avrebbe messo a rischio la sua salute fisica e mentale. A questo punto il mese scorso l'Alta Corte aveva ribaltato la decisione del tribunale di livello inferiore, dicendo che le promesse Usa erano sufficienti a garantire un trattamento umano di Assange. Contro quella decisione si sono scagliati gli avvocati di Assange, chiedendo di potere presentare ricorso perché sostengono che la promessa del governo Usa è priva di significato in quanto condizionata: potrebbe cambiare a discrezione delle autorità Usa.

La Verità è sempre scomoda
Staremo a vedere. L’unico dato certo è che ormai da troppi anni Julian Assange è vittima di un sistema che la verità la manipola, la occulta, la denigra, la sminuisce. Un sistema che isola, attacca, condanna e tortura chi fa della verità la propria ragion di vita, chi lotta per il benessere comune, chi rinuncia al proprio benessere personale per mettersi a disposizione di valori più alti. Il fondatore di Wikileaks è uno di questi, e ce lo ha dimostrato con la sua coerenza, non mollando di un millimetro in tutti questi anni, nonostante i ripetuti attacchi che sono stati mossi nei suoi confronti.
L’impero a stelle e strisce continua a voler preservare la propria immacolata apparenza, che di concreto non ha proprio nulla. Un impero che si regge sulla sopraffazione, sulla guerra, sulla conquista economica, sull’imposizione forzata e coercitiva di modelli di pensiero, di modelli di conduzione della vita e di gestione del tempo che sono alla base della decadenza della società globale odierna.

Tratto da: ourvoice.it

Foto © Cancillería Ecuador is licensed under CC BY-SA 2.0

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