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Intervista esclusiva

Nadya Rasheed: “Per noi non è una guerra; il popolo palestinese è un popolo occupato”

Mentre il numero di morti e sfollati aumenta giorno per giorno spaventosamente nella striscia di Gaza, sotto assedio militare - che ha sempre di più i connotati di un feroce genocidio – ad opera dello Stato di Israele, e dal primo ministro Benjamín Netanyahu in particolare, siamo stati ricevuti a Montevideo dall'ambasciatrice della Palestina, in Uruguay, Nadya Rasheed.
La sua esposizione, soprattutto per quanto riguarda la situazione attuale in Medio Oriente, ed in particolar modo in Palestina, sono state più che altro una flagrante denuncia pubblica su quanto si sta vivendo (al momento di redigere queste righe), nella sua terra. Infatti, in alcuni tratti dell'intervista, è emersa in modo naturale la sua sensibilità di donna e madre, trasmettendoci che pur nella distanza dalla zona del massacro, vive profondamente la sofferenza del suo popolo.
Un popolo vittima di un genocidio di un livello inimmaginabile consentito dal silenzio dell’intera comunità internazionale, che si trova divisa: all'Assemblea Generale dell'ONU ci sono paesi che si sono allineati sull’urgente necessità di un cessate il fuoco, e ci sono altri che hanno adottato una posizione opposta, mentre altri ancora si sono astenuti, tra questi, purtroppo, l'Uruguay. Comunque sia la maggioranza ha votato per una tregua umanitaria, ma nei fatti, quella risoluzione, non è ancora stata realizzata.
L'ambasciatrice Rasheed ci ha fatto uno excursus storico sulla situazione in Medio Oriente: “Noi non crediamo si tratti di un conflitto. Perché un conflitto significherebbe che ci sono due lati uguali. Qui abbiamo un potere occupante che è Israele, una potenza nucleare, una superpotenza regionale con uno degli eserciti più forti al mondo. Ed abbiamo anche il popolo palestinese che soffre l'occupazione. È un popolo indifeso, senza un esercito, senza polizia che li protegga, e senza la propria indipendenza”.
La diplomatica ha anche accennato alla presenza di un'ideologia sionista molto accentuata dietro una tale violenza. In termini molto precisi ha spiegato: “Il problema del sionismo è dietro l’intera storia della creazione di Israele. Perché basato sul fatto che bisogna rimuovere gli indigeni palestinesi per avere una terra per gli ebrei che fuggivano dalla persecuzione in Europa. Ed il problema riscontrato è che c’era già della gente sul posto”. 
L’ambasciatrice ha affrontato ogni punto del tema che tiene in bilico il mondo intero. Ha parlato senza mezzi termini del gruppo Hamas, ed anche delle manifestazioni in differenti paesi del pianeta, a sostegno della lotta palestinese chiedendo un cessate il fuoco; e anche della posizione assunta dal governo uruguaiano, astenendosi, al momento di votare all’Onu per una tregua e dei fatti dello scorso ottobre: “Non credo il conflitto sia scoppiato dopo il 7 ottobre, perché come ho già detto prima e come ha detto anche un segretario generale prima del Consiglio di Sicurezza, prima della riunione, c'è un contesto in tutto. Questo non è venuto dal niente. 75 anni di pulizia etnica, 56 anni di occupazione, apartheid, 17 anni di blocco militare che è stato considerato legale dalla Comunità Internazionale”.
È stata un’intervista senza limitazioni, così come le risposte dell'ambasciatrice, che ha parlato con sincerità e coraggio.  Una testimonianza che fa luce su quanto apprendiamo dai media, che distorcono realtà e persino verità storiche sulla lotta del popolo palestinese.
“Questo è un problema centrale del Medio Oriente, del problema palestinese. Evoca tantissime emozioni sulle strade arabi, tantissime emozioni nel mondo. È un problema di pace internazionale e sicurezza, come abbiamo visto. E penso che non si potrà tornare indietro, solo andare avanti”.
Ha anche denunciato la tanto drammatica realtà dei bambini palestinesi: “Ogni 10 minuti un bambino palestinese muore in Palestina. Questa non è una guerra contro Hamas. Questa non è una guerra contro militanti. Questa è una guerra contro civili, contro la Palestina”.
Infine, l’ambasciatrice ha rivolto un messaggio diretto alla comunità umana internazionale. Un messaggio carico di sentimento, forza, emozione e identità palestinese: “Noi come genitori vogliamo solo dare ai nostri figli un futuro migliore, lontano dalla violenza. Vogliamo essere liberi, non è complicato. Nell'anno 2023 stiamo parlando di gente che vive sotto un'occupazione militare, un'occupazione sostenuta solo attraverso la violenza. E non solo l'occupazione che soffriamo da parte di un esercito, ma anche da coloni, coloni armati che credono che hanno il diritto divino di Dio di vivere in questa terra e di fare qualsiasi cosa per cacciare i palestinesi. Chiediamo solo di vivere nel nostro Stato”.
(8 Novembre 2023)

Edizione video: Nicolás Pereiro

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