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Aung San Suu Kyi, leader di fatto del governo civile birmano deposto da una giunta militare lo scorso 1 febbraio, è stata incriminata da un tribunale di Naypyidaw per violazione di una legge sulle telecomunicazioni e "incitazione al disordine pubblico". Lo riferisce Nay Tu, il legale che sta difendendo la politica settantacinquenne nella prima udienza di un processo ritenuto una farsa dalla maggior parte della comunità internazionale. La Nobel per la pace era già imputata per possesso illegale di walkie talkie e violazione delle norme di distanziamento sociale durante una manifestazione. Di Suu Kyi non si avevano notizie dal 1 febbraio, quando fu arrestata insieme ad altre centinaia di politici dai militari che hanno preso il potere. Detenuta in una località segreta, probabilmente nella capitale Naypyidaw, Suu Kyi è apparsa "in buona salute", secondo quanto ha riferito un altro suo legale, Khin Maung Zaw. L'esercito ha giustificato il colpo di stato, che ha posto fine a dieci anni di fragile democrazia, con l'accusa di presunte frodi alle elezioni dello scorso novembre, vinte in modo schiacciante dalla Lega nazionale per la democrazia, il partito di Suu Kyi. Nelle scorse settimane centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere il ripristino del governo civile ma la giunta ha represso le manifestazioni con crescente violenza. Solo nella giornata di ieri, secondo le Nazioni Unite, almeno 18 dimostranti sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco.

Fonte: AGI

Foto © Imagoeconomica

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